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title: "L’Italia crea lavoro, ma non produttività: nel secondo trimestre ore lavorate +1,3%, PIL +1,0%"
url: https://giornaledellepmi.it/litalia-crea-lavoro-ma-non-produttivita-nel-secondo-trimestre-ore-lavorate-13-pil-10/
author: "Redazione"
published: 2026-09-18T06:45:32+02:00
modified: 2026-09-17T19:32:42+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# L’Italia crea lavoro, ma non produttività: nel secondo trimestre ore lavorate +1,3%, PIL +1,0%

*Redazione · 18 Settembre 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Più occupati e più ore lavorate, ma una crescita del prodotto inferiore a quella dell'input di lavoro.

Più occupati e più ore lavorate, ma una crescita del prodotto inferiore a quella dell’input di lavoro. I dati sul secondo trimestre 2026 pubblicati da Istat e Eurostat restituiscono un quadro molto chiaro dell’economia italiana: rispetto allo stesso trimestre del 2025 le **ore effettivamente lavorate aumentano dell’1,3%, mentre il PIL reale cresce dell’1,0%**. Istat stima complessivamente 11,6 miliardi di ore lavorate nel trimestre.

 

Se si utilizza la misura dell’occupazione dei conti nazionali, quella coerente con il calcolo del PIL e della produttività, il numero degli occupati cresce nello stesso periodo dell’**1,4%**. Confrontando i dati Eurostat su PIL e occupazione, ne risulta per l’Italia una diminuzione di circa lo **0,4% della produttività per occupato**, uno dei soli tre valori negativi nell’Unione europea insieme a Irlanda e Romania. Nella media dell’UE, lo stesso calcolo indica invece una crescita della produttività per occupato di circa l’**1,0%** (PIL UE +1,4%, occupazione UE +0,4%).

 

La stessa relazione emerge guardando alle ore: se il prodotto italiano aumenta dell’1,0% mentre le ore impiegate per produrlo crescono dell’1,3%, la produttività oraria italiana risulta sostanzialmente in lieve diminuzione, attorno allo **0,3%**. Nell’Unione europea le ore lavorate aumentano invece dello 0,8% e il PIL dell’1,4%, per una produttività oraria che, sulla base di questi due dati Eurostat, si stima in crescita di circa lo **0,6%**.

 

«*Il dato sull’occupazione resta positivo e non va sminuito* – commenta **Francesco Seghezzi, presidente di ADAPT** – *soprattutto per un Paese che continua ad avere un tasso di occupazione molto più basso della media europea. Ma questi numeri mostrano anche il limite del modello di crescita italiano: stiamo aumentando il prodotto principalmente aumentando la quantità di lavoro utilizzata. Nel secondo trimestre abbiamo l’1,3% di ore in più e circa l’1% di PIL in più. Vuol dire che, mediamente, ogni ora di lavoro genera meno prodotto rispetto a un anno fa*».

 

Anche i dati della Rilevazione sulle forze di lavoro confermano l’espansione dell’occupazione, pur utilizzando una definizione statistica diversa da quella dei conti nazionali. Nel secondo trimestre gli occupati raggiungono **24 milioni 447 mila, 246 mila in più rispetto a un anno prima (+1,0%)**. A crescere sono soprattutto gli occupati a tempo pieno, +345 mila (+1,7%), mentre quelli a tempo parziale diminuiscono di 99 mila. Aumentano di 155 mila i dipendenti permanenti e diminuiscono di 33 mila quelli a termine.

 

«*Questo è un elemento da tenere presente* – prosegue **Seghezzi** – *perché sarebbe troppo facile spiegare la debole produttività semplicemente con una crescita di lavoro precario o a poche ore. I dati non raccontano questo: aumenta il tempo pieno e aumenta il lavoro permanente. La questione è più profonda e riguarda dove si crea occupazione, come vengono organizzati lavoro e produzione, gli investimenti, la tecnologia e la capacità delle imprese di generare valore aggiunto*».

 

La composizione settoriale offre qualche indicazione. Le ore lavorate aumentano dell’**1,6% nei servizi**, dell’1,9% nelle costruzioni e solo dello **0,6% nell’industria in senso stretto**. Nel settore privato non agricolo le posizioni dipendenti crescono dell’1,8% nei servizi e appena dello 0,5% nell’industria.

 

«*Il problema diventa ancora più evidente se lo guardiamo in prospettiva demografica. L’Italia può ancora sostenere la crescita aumentando i tassi di occupazione, soprattutto tra donne, giovani e lavoratori più anziani. Ma la popolazione in età da lavoro sta diminuendo. Una crescita fondata prevalentemente sull’aggiunta di persone e ore incontra quindi un limite fisico. Se non torna a crescere la produttività, diventerà difficile sostenere insieme crescita economica, salari e sistema di welfare*».

 

Nel secondo trimestre 2026, dunque, la sequenza dei dati italiani è particolarmente semplice: **occupati +1,4%, ore lavorate +1,3%, PIL +1,0%, produttività per occupato circa -0,4%**. Per ADAPT è questa relazione, più del singolo record occupazionale, a indicare oggi il principale nodo strutturale del mercato del lavoro italiano.

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Fonte: [L’Italia crea lavoro, ma non produttività: nel secondo trimestre ore lavorate +1,3%, PIL +1,0%](https://giornaledellepmi.it/litalia-crea-lavoro-ma-non-produttivita-nel-secondo-trimestre-ore-lavorate-13-pil-10/), Il Giornale delle PMI.
