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title: "L’industria italiana frena: produzione in contrazione e costi in volata. L’ombra del Medio Oriente sulle supply chain"
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author: "Redazione"
published: 2026-11-03T06:50:40+01:00
modified: 2026-11-02T19:14:53+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# L’industria italiana frena: produzione in contrazione e costi in volata. L’ombra del Medio Oriente sulle supply chain

*Redazione · 3 Novembre 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Il PMI manifatturiero di S&P Global scende a 49,4, il livello più basso da gennaio 2026. Tra debolezza della domanda, tagli all'occupazione e inflazione dei prezzi di vendita, le aziende erodono le scorte e ridisegnano le strategie di approvvigionamento.

Chiude il terzo trimestre con il freno a mano tirato il settore manifatturiero italiano. Ottobre si conferma un mese di netta difficoltà per l’industria tricolore, stretta nella morsa di una domanda interna debole e di pressioni inflazionistiche alimentate dalle crescenti tensioni geopolitiche.  Secondo l’ultima rilevazione di S&P Global, l’indice PMI® Settore Manifatturiero in Italia è sceso in territorio di contrazione, attestandosi a 49,4 punti. Si tratta di un netto calo rispetto al 50,4 di settembre e del valore più basso registrato dallo scorso gennaio, segnalando il deterioramento più marcato della solidità del settore negli ultimi dieci mesi. 

## **Domanda debole e produzione in calo**

 Il quadro macroeconomico dipinto dai dati è quello di un mercato che fatica a trovare slancio. I nuovi ordini hanno segnato la quarta riduzione mensile consecutiva, trainati da una domanda interna che continua a mostrare segnali di affaticamento. Sebbene il calo delle vendite verso l’estero sia risultato nel complesso marginale, l’incertezza geopolitica ha portato diverse imprese a sospendere o rimandare gli ordini.  Di conseguenza, i volumi di produzione hanno subito una contrazione per il terzo mese di fila, registrando il ritmo di discesa più rapido dall’inizio del 2026. Di fronte a un carico di lavoro in diminuzione, le aziende hanno adottato una strategia di netto contenimento: gli acquisti di materie prime sono calati per il quinto mese consecutivo e, per la prima volta da luglio, si è registrato un taglio dell’occupazione. Le imprese campione hanno giustificato le riduzioni di personale con i minori volumi di nuovi ordini e con una politica di “non sostituzione” del personale dimissionario. 

## **La stretta delle supply chain e l’effetto Medio Oriente**

 Uno dei segnali più allarmanti per la pianificazione strategica delle imprese riguarda le catene di approvvigionamento. I tempi medi di consegna dei fornitori hanno registrato un notevole allungamento, con la prestazione dei fornitori che ha toccato il peggior livello degli ultimi tre mesi. Le criticità maggiori riguardano ritardi nei trasporti, problemi logistici e carenze di beni, in particolare per i componenti in arrivo dall’Asia.  A causare queste frizioni è principalmente il conflitto in Medio Oriente, che sta continuando a perturbare i traffici globali. Di fronte a questo scenario di incertezza, le aziende manifatturiere italiane hanno invertito la tendenza accumulata nei mesi scorsi: invece di accumulare, hanno preferito intaccare le scorte di sicurezza, riducendo il volume complessivo delle giacenze per il terzo mese consecutivo. 

## **Costi in fuga e prezzi di vendita in aumento**

 L’instabilità geopolitica si traduce, inevitabilmente, in un salato conto economico. Le pressioni sui costi per i produttori si sono intensificate per il secondo mese di fila, toccando un massimo di quattro mesi. Le voci di spesa che pesano di più sui bilanci aziendali riguardano materie prime, energia, componenti elettronici, logistica e derivati del petrolio.  Per arginare l’erosione dei margini, le imprese stanno iniziando a trasferire questo maggiore onere sulla clientela finale: il tasso di inflazione dei prezzi di vendita ha infatti raggiunto il livello più elevato degli ultimi tre mesi. 

## **Prospettive: un ottimismo che si assottiglia**

 Nonostante lo scenario complesso, le aspettative per i prossimi dodici mesi rimangono orientate alla crescita, sebbene la fiducia imprenditoriale abbia subito un’ulteriore flessione nel corso del mese, portandosi comunque su livelli lievemente superiori alla media storica.  *“Ottobre è stato per le aziende manifatturiere italiane un mese particolarmente difficile, evidenziando un calo più marcato sia dei nuovi ordini che della produzione”*, ha dichiarato **Eleanor Dennison, Economist presso S&P Global Market Intelligence**. *“Le imprese continuano a subire la combinazione sfavorevole di debolezza della domanda e persistenti interruzioni della catena di approvvigionamento, riconducibili al conflitto in Medio Oriente. Sebbene l’ottimismo generale tra i produttori si mantenga positivo, nel corso del mese si è registrato un calo della fiducia e le imprese hanno scelto di ridurre il personale per la seconda volta da inizio anno”*. 

## **Cosa significa per le imprese**

 I dati di ottobre tracciano un perimetro operativo sempre più stretto per i manager e gli imprenditori italiani. La combinazione di costi energetici e logistici in rialzo, unita a una domanda interna che non decolla, richiede un cambio di passo nella pianificazione aziendale. La capacità di anticipare le interruzioni della supply chain, ottimizzare i magazzini senza immobilizzare capitale e ricalibrare le strategie di pricing sarà il vero tema centrale per affrontare l’ultimo scorcio del 2026.

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Fonte: [L’industria italiana frena: produzione in contrazione e costi in volata. L’ombra del Medio Oriente sulle supply chain](https://giornaledellepmi.it/lindustria-italiana-frena-produzione-in-contrazione-e-costi-in-volata-lombra-del-medio-oriente-sulle-supply-chain/), Il Giornale delle PMI.
