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title: "Lavoro ibrido: i trend, l’impatto sull’ambiente e sul benessere delle persone"
url: https://giornaledellepmi.it/lavoro-ibrido-i-trend-limpatto-sullambiente-e-sul-benessere-delle-persone/
author: "Vincenzo Carolla"
published: 2022-08-08T07:02:39+02:00
modified: 2022-08-06T17:30:53+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# Lavoro ibrido: i trend, l’impatto sull’ambiente e sul benessere delle persone

*Vincenzo Carolla · 8 Agosto 2022 · Il Giornale delle PMI*

**Lo scoppio della pandemia a marzo 2020 ha portato un cambiamento radicale nei modelli organizzativi delle imprese:** da un lato lo smart working si è inizialmente imposto come misura necessaria per limitare i contagi, dall’altro con la crescita del lavoro da remoto molte imprese hanno dovuto accelerare i processi di digitalizzazione per rendere sempre più funzionale il lavoro da casa.

 

Nonostante la “fine” dell’emergenza sanitaria, la tendenza – ove esiste la possibilità – è quella di mantenere un modello di lavoro ibrido, in parte in presenza e in parte da remoto. Queste nuove modalità stanno gradualmente cambiando l’intero assetto del mondo del lavoro e il modo stesso di misurare la produttività delle persone, con un impatto positivo sul loro benessere e sulla salute ambientale.

 

L’Osservatorio Smart Working 2020 ha rilevato che nella fase più acuta della pandemia (marzo-aprile 2020) in Italia oltre 6 milioni di persone lavoravano da casa: il lavoro agile da noi ha infatti coinvolto il 97% delle grandi imprese, il 94% nella Pubblica Amministrazione e il 58% delle PMI. Il 2021 vede una lieve diminuzione degli smartworkers, passando così da 5,37 milioni nel primo trimestre a 4,07 milioni nel terzo. Ma nonostante il parziale rientro negli uffici, gli studi dell’Osservatorio affermano che lo smart working sarà presente circa nel 90% delle grandi aziende, nel 62% della PA e nel 35% delle PMI, dove vige spesso ancora un sistema più legato al “vecchio” modo di lavorare e con un approccio più informale.

 

Inserito come modalità obbligatoria fino alla fine dello stato di emergenza (31 marzo 2022), attualmente e fino al 31 agosto 2022 le comunicazioni di smart working nel settore privato possono essere eseguite mediante la procedura semplificata già in uso, vale a dire che non è necessario allegare nessun accordo con il lavoratore. È chiaro, però, che il lavoro agile dovrà essere disciplinato attraverso delle norme, per tutelare lavoratori e datori di lavoro attraverso un accordo tra le parti di tipo consensuale; ad oggi non si ha nessun obbligo di firmare accordi scritti tra le parti, ma basta una comunicazione anche soltanto via e-mail. Anche gli accordi con i sindacati continueranno a non essere obbligatori ma opzionali e dovranno essere rispettati dalle aziende che applicano un CCNL o un accordo di secondo livello che disciplina il lavoro agile.

 

La situazione dovrebbe cambiare in autunno con la regolamentazione effettiva dello smart working e l’aggiornamento della legge 81/2017. Tra le principali novità si evidenziano: la regola per cui il datore di lavoro sarà tenuto a comunicare al Ministero del Lavoro solo i nominativi dei lavoratori e la data di inizio e fine delle prestazioni di lavoro in modalità agile; sarà prevista una possibile sanzione in caso di omessa comunicazione per ogni lavoratore in smart working non dichiarato e, probabilmente, incentivi alle aziende che adottano questa modalità di lavoro.

 

*Uno degli Obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030, riguarda il benessere delle persone (Sdg #3): ovvero garantire una vita sana e promuovere il benessere a qualsiasi età. È ovvio che il lavoro occupa una quantità di tempo assai rilevante per ognuno e visto che forse la maggioranza di chi ha lavorato da casa durante la pandemia ha constatato un’importante riduzione di stress e malessere, fare marcia indietro sarà difficile.* Innanzitutto, ci sono aspetti importanti per il benessere del singolo: evitare stress e perdite di tempo nel raggiungere il posto di lavoro, rendersi più autonomo nella gestione delle proprie mansioni, acquisire nuove conoscenze e competenze di tipo tecnico-digitale e perciò crescere e stare al passo con i tempi. Tutto questo può generare riduzione delle tensioni e occasione di maggiore autostima e responsabilizzazione del lavoratore, poiché il rapporto di fiducia tra dipendente e datore può consolidarsi maggiormente. *Si può pertanto parlare di people empowerment, poiché la flessibilità nel lavoro è un sinonimo di una maggiore produttività e quindi di una reale soddisfazione della propria professione. Si tratta quindi di raccogliere questa opportunità come un forte elemento di innovazione, che guida verso un ecosistema di imprese e infrastrutture sostenibili, a misura d’uomo resilienti e inclusive, riprendendo l‘obiettivo #9 dell’Agenda 2030.*

 

Lavorare da remoto può fare la differenza anche nella tutela dell’ambiente. L’Università Autonoma di Barcellona ha svolto un’indagine statistica grazie ai dati raccolti durante la pandemia. Da questo studio è emerso che se venisse introdotto stabilmente lo smart working per soli tre giorni alla settimana, si otterrebbe una riduzione del traffico veicolare del 25%, con riduzione del biossido di azoto liberato nell’aria pari all’8% e di altre sostanze inquinanti – come gas e polveri sottili – del 10%. Per capire l’impatto di questo beneficio basta pensare che se in un anno cinque milioni di smart workers lavorassero a distanza per due giorni a settimana, questo in termini di impronta ambientale corrisponderebbe a 166 mln Alberi Piantati, 49.000 Viaggi sulla Luna e 2.500.000 t di Co2 non emessa.

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Fonte: [Lavoro ibrido: i trend, l’impatto sull’ambiente e sul benessere delle persone](https://giornaledellepmi.it/lavoro-ibrido-i-trend-limpatto-sullambiente-e-sul-benessere-delle-persone/), Il Giornale delle PMI.
