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title: "Lavoratori: la difficoltà di reperimento è al 49%"
url: https://giornaledellepmi.it/lavoratori-la-difficolta-di-reperimento-e-al-49/
author: "Redazione"
published: 2024-02-16T07:00:39+01:00
modified: 2024-02-15T21:07:54+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# Lavoratori: la difficoltà di reperimento è al 49%

*Redazione · 16 Febbraio 2024 · Il Giornale delle PMI*

> Come possono le aziende avere la certezza di riuscire a inserire i necessari talenti per garantire la stabilità e lo sviluppo del business?

L’hanno definito come **un momento “magico” del mercato del lavoro**. L’ultimo aggiornamento Istat ci dice infatti che il tasso di **occupazione è salito al 61,9%**, e che si è ridotto il numero di persone in cerca di lavoro. Confrontando dicembre 2023 con dicembre 2022, per dire, il numero di **persone in cerca di lavoro si è ridotto dell’8,5%**. È però ancora valido il ritornello degli ultimi mesi: le aziende assumono, **a mancare sono piuttosto i lavoratori**.

 

Stando all’ultimo **Bollettino del Sistema informativo Excelsior**, realizzato da Unioncamere e Anpal, per il periodo gennaio – marzo sono previste 1.376.120 entrate, in un mercato del lavoro che vede però una **difficoltà** **di reperimento** **media pari al 49%**.

 

In questo contesto, come possono le aziende avere la certezza di riuscire a inserire i necessari talenti per garantire la stabilità e lo sviluppo del business?

 

La difficoltà di reperimento è particolarmente alta per quanto riguarda informatici, **operai specializzati, chimici, ingegneri**, responsabili delle **vendite** e professionisti **sanitari**.

 

«Il primo passaggio fondamentale per ridurre la difficoltà di reclutamento è lavorare regolarmente al proprio **employer branding**» spiega **Carola Adami**, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting.

 

«Un’azienda che è vista come un **ottimo luogo in cui lavorare** avrà molte meno difficoltà nell’attirare i talenti necessari, i quali anzi guarderanno proattivamente all’opportunità di inviare delle auto-candidature».

 

Ma cosa significa nel concreto lavorare all’employer branding?

 

«Sono tanti i fattori su cui lavorare per guadagnare punti in qualità di datore di lavoro» afferma Adami «si parla soprattutto della definizione di una chiara **Employee Value Proposition, sviluppando cioè un insieme di vantaggi e di valori** che l’azienda può offrire ai propri dipendenti, in termini di flessibilità, di compensi, di benefit, di opportunità di crescita, di ambiente di lavoro e via dicendo».

 

Attirare l’interesse dei talenti, però, non è sufficiente. Spesso il numero dei professionisti con i requisiti necessari è effettivamente molto basso, tanto da rendere poco efficace o inutile la pubblicazione di un annuncio di lavoro. Ecco che allora, spiega Adami, «può fare un’enorme differenza **rivolgersi a dei cacciatori di teste specializzati,** ovvero recruiter che, grazie a un network costruito negli anni, possono sviluppare un processo di ricerca del personale a partire da una **caccia diretta dei profili più adatti**, coinvolgendo così nella selezione anche dei professionisti che non sono alla ricerca attiva di un nuovo impiego, ma che soddisfano tutti i requisiti fissati dall’azienda».

 

Employer branding da una parte, caccia diretta dei talenti dall’altra: questa è la formula ideale per abbattere la difficoltà di reclutamento, anche quando si ha a che fare con la ricerca dei profili più difficili da individuare sul mercato.

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Fonte: [Lavoratori: la difficoltà di reperimento è al 49%](https://giornaledellepmi.it/lavoratori-la-difficolta-di-reperimento-e-al-49/), Il Giornale delle PMI.
