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title: "Imprese: la pandemia non ferma il biotech in Italia"
url: https://giornaledellepmi.it/imprese-la-pandemia-non-ferma-il-biotech-in-italia/
author: "Redazione"
published: 2021-07-07T07:04:43+02:00
modified: 2021-07-06T18:42:02+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INFOIMPRESA", "La rassegna dell'una"]
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# Imprese: la pandemia non ferma il biotech in Italia

*Redazione · 7 Luglio 2021 · Il Giornale delle PMI*

> In cifre: più di 700 imprese, 13 mila addetti, oltre 11 miliardi di fatturato. Crescita delle imprese a capitale italiano: fatturato + 23%, investimenti in R&S intra muros + 11%. A livello territoriale: oltre il 60% delle imprese è al nord, al sud spicca la Campania per numero di imprese e investimenti in R&S.

A fine 2020 erano 721 **le imprese biotech attive in Italia**: è quanto emerge dal rapporto annuale Assobiotec-Federchimica ed ENEA “*Le imprese di biotecnologia in Italia. Facts&Figures – Aggiornamento congiunturale 2021*”\[1\] che mostra un **trend di crescita** del settore per le principali variabili economiche, sebbene a tassi più contenuti rispetto a quelli rilevati fino al 2016.

 

**Solo il dato sul fatturato totale delle imprese (oltre 11 miliardi di euro) mostra un lieve arretramento** nel 2019 sul 2018, pur non essendosi modificate in maniera significativa né l’operatività né la redditività del settore\[2\].

 

In **deciso aumento, invece, il fatturato biotech delle imprese a capitale italiano specializzate nella R&S biotecnologica** che, rispetto all’anno precedente, cresce nel 2019 di oltre il 23%, ben al di sopra della media annua del 12,3% registrata fra il 2014 e il 2019. **Da evidenziare anche l’aumento registrato, sempre per queste imprese, negli investimenti in R&S intra-muros,** salito nel 2019 dell’11,4% rispetto all’anno precedente e del 46,7% rispetto al 2014, a fronte di una crescita nello stesso periodo 2014-2019 di circa il 31,5% per la spesa in R&S intra-muros del complesso delle imprese italiane.

 

**La stessa dinamica di crescita** relativa alle imprese a controllo italiano, che dedicano almeno il 75% dei propri investimenti in R&S alla ricerca nelle biotecnologie, **si rileva sostanzialmente anche per la variabile degli addetti al biotech** in generale (oltre 13 mila addetti), e alla ricerca nelle biotecnologie determinando, quindi, un **continuo aumento del peso di tali imprese sul totale del settore in Italia**.

 

Sebbene **l’attività delle imprese biotecnologiche** rimanga **in gran parte concentrata nell’ambito della salute tra** il 2014 e il 2019 si registra una **tendenziale espansione delle quote relative alle imprese che sviluppano applicazioni biotecnologiche per l’industria e l’ambiente oltre che per l’agricoltura e la zootecnia**. Per questi stessi settori, fra il 2014 e il 2019 ancora più velocemente è cresciuto il volume degli investimenti in R&S intra-muros biotecnologica, con incrementi di +52% per industria e ambiente e di +64% per agricoltura e zootecnia. Nel complesso, tuttavia, tali investimenti restano ancora decisamente concentrati nell’ambito della salute umana per l’88%.

 

**La quota di imprese di micro o piccole dimensioni supera l’80% del totale del settore**, mentre le grandi imprese rappresentano il 9% dell’intera popolazione in analisi. Con una quota in continua crescita sul totale, oltre il 20% nel 2020, le start-up innovative contribuiscono significativamente all’espansione in termini di numero di imprese del settore delle biotecnologie in Italia.

 

**A livello territoriale** l’assetto del settore non presenta modifiche sostanziali. La presenza delle imprese biotech italiane è diffusa su tutto il territorio nazionale e, **sebbene si registri una lieve crescita di quota delle regioni del Mezzogiorno (dal 16,6% del 2014 al 19,2% del 2019), il settore rimane concentrato per più del 60% nel nord del Paese.**

 

La concentrazione è ancora maggiore per le variabili economiche, con oltre l’85% del fatturato da attività biotech e più del 75% degli investimenti in R&S intra-muros che continuano ad essere realizzati in sole tre regioni: Lombardia, Lazio e Toscana.

 

Unica regione meridionale che emerge per quota sul totale del numero di imprese e di investimenti in R&S è la Campania.

 

**Sondaggio su “Impatto della pandemia sulle aziende del settore biotech”: resilienza e buon grado di adattamento**

 

Quello delle biotecnologie in Italia è un settore che, anche in un momento difficile come è stato quello della pandemia, ha saputo fronteggiare al meglio condizioni e imprevisti dai contorni indefiniti.

 

Infatti i risultati di un breve sondaggio, effettuato tra maggio e giugno 2021 a un campione di imprese tra quelle seguite per l’elaborazione del rapporto e finalizzato a fotografare il comparto a un anno dalla pandemia e dalle norme che hanno regolato le attività economiche e occupazionali, mostra che **la dimensione ridotta delle imprese e la vocazione all’export (anche se nella maggior parte dei casi per meno di un terzo rispetto al totale prodotto) non hanno impedito alle imprese di affrontare le nuove condizioni, dimostrando resilienza e un buon grado di adattamento**.

 

Circa il 70% delle intervistate ha dichiarato un fatturato stabile, se non in aumento. Per coloro che hanno assistito a una sua diminuzione si parla di percentuali comprese tra il 20% e il 50% e si stima un rientro dei volumi precedenti in circa un anno.

 

Per le imprese colpite dalla pandemia è stato possibile accedere agli aiuti straordinari e ai finanziamenti garantiti dallo Stato, utilizzati peraltro da una quota ristretta delle aziende coinvolte.

 

Nonostante le limitazioni imposte, la maggioranza delle aziende intervistate è tuttavia riuscita a organizzarsi contando sulle proprie riserve e in funzione del contesto. Considerando, ad esempio, il livello dell’occupazione si rileva che questo è rimasto stabile grazie anche a una ripianificazione che ha consentito il prosieguo delle attività; per alcune imprese si è registrato addirittura un aumento della forza lavoro.

 

Interessante osservare per la gran parte delle imprese una tenuta delle attività di R&S: è stato possibile, quindi, salvaguardare la quota di attività aziendali destinate all’innovazione.

 

Circa le prospettive future sembra che le attività per il prossimo periodo si concentreranno su più fronti: in particolare si stanno pianificando nuove aree di attività/ricerca per rispondere alle esigenze della popolazione (attività di screening, prevenzione).

 

**I commenti**

 

**Presidente Assobiotec-Federchimica Riccardo Palmisano**

 

“Quello delle biotecnologie è un settore che ha potenzialità straordinarie, confermato dagli strumenti che stanno permettendo al mondo di superare la pandemia: dal sequenziamento del genoma del virus ai test diagnostici, fino ai vaccini e agli anticorpi monoclonali, tutte le risposte al Covid 19 sono state biotecnologiche. Il Biotech è universalmente riconosciuto quindi come un asset sul quale i Paesi sviluppati non possono non puntare per una ripartenza economica che sia anche sostenibile. Oggi siamo a un bivio cruciale ed è il momento, come sistema Paese, di scegliere di seguire finalmente la strada dell’innovazione. Abbiamo grazie al Next Generation EU e al PNRR, risorse mai viste prima e un’attenzione delle Istituzioni e dell’opinione pubblica su diverse priorità sulle quali da anni chiediamo interventi di policy.

 

Sono tanti i segnali incoraggianti per lo sviluppo del settore che stanno arrivando dal Governo: l’innalzamento del credito d’imposta da 4 a 20 milioni, la nuova identità e missione data dal MISE a Fondazione Enea Biomedical Tech con anche l’idea di raddoppiare la dotazione della Fondazione con altri 400 milioni a disposizione delle startup focalizzate sul biotech. E ancora la detassazione del capital gain per chi investe in startup e PMI innovative, solo per citarne alcuni. Tutti segnali incoraggianti, che fanno ben sperare e che ci fanno dire, con un pizzico di orgoglio, che i semi che in questi anni abbiamo gettato, hanno finalmente la possibilità di germogliare, fermo restando una rapida implementazione delle necessarie riforme, a partire dalla semplificazione burocratica che ad oggi frena pesantemente il nostro settore”.

 

**Gaetano Coletta (ENEA), responsabile Servizio Offerta e Valorizzazione Servizi di Innovazione, Direzione Innovazione e Sviluppo**

 

“Dalle prime indicazioni emerge una sostanziale tenuta del settore delle biotecnologie in Italia, nonostante l’emergenza COVID-19; inoltre, il Rapporto Assobiotec-ENEA conferma il trend di cambiamento strutturale in corso nel settore, con la progressiva crescita delle applicazioni biotecnologiche per l’industria, l’ambiente, l’agricoltura e la zootecnia. Una dinamica, questa, strettamente legata ai processi innovativi volti ad una maggiore sostenibilità ambientale che stanno caratterizzando molti comparti industriali, non di rado ‘tradizionali’, e per i quali il contributo delle biotecnologie è spesso cruciale”

 

\[1\] I dati presentati sono tutti aggiornati a fine 2019 con un unico dato 2020 (non consolidato) riferito al numero delle imprese. I dati riportati derivano dalle informazioni rilevate direttamente presso le imprese del settore a fine 2020, dai bilanci 2019, depositati nel corso del 2020, e da altre fonti di dati pubblici e del Sistema Statistico Nazionale.

 

\[2\] si assume che la variazione possa essere imputabile prevalentemente a operazioni contabili finalizzate a una diversa allocazione del valore all’interno di gruppi industriali a controllo estero e, in misura minore, a un aumento della competizione in alcuni segmenti del mercato farmaceutico per la scadenza a fine 2018 di alcuni brevetti.

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Fonte: [Imprese: la pandemia non ferma il biotech in Italia](https://giornaledellepmi.it/imprese-la-pandemia-non-ferma-il-biotech-in-italia/), Il Giornale delle PMI.
