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title: "Il “sogno americano” del food Made in Italy. Mercato da 1.500 miliardi di dollari"
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author: "Redazione"
published: 2024-05-10T07:00:07+02:00
modified: 2024-05-09T18:53:20+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INTERNAZIONALIZZAZIONE"]
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# Il “sogno americano” del food Made in Italy. Mercato da 1.500 miliardi di dollari

*Redazione · 10 Maggio 2024 · Il Giornale delle PMI*

> l mercato retail e degli alcolici vale 10 volte quello europeo, offrendo nuove opportunità di crescita e internazionalizzazione per le aziende italiane. Importanti brand come Auricchio, Levoni, Rigamonti sono già presenti con successo oltreoceano. Gli imprenditori: servono coraggio, competenze e creare prodotti distintivi e d’eccellenza.

Food Made in Italy e mercato americano. Un matrimonio che potrebbe scrivere una nuova pagina dell’industria agroalimentare italiana. Quello a stelle e strisce per le imprese italiane è un comparto, sommando retail e alcolici, che vale complessivamente 1.5000 miliardi di dollari. Dieci volte quello europeo, che non arriva a 150 miliardi. Un mercato dunque enorme, anche se complesso e difficile da aggredire. Ma “il sogno americano” per le imprese italiane è più che possibile.

 

Se ne è discusso a Cibus, in occasione del convegno *USA4 Cibus: le opportunità per le aziende italiane di investire negli Stati Uniti nell’epoca dell’Inflation Reduction Act*, realizzato in collaborazione con American Chamber of Commerce in Italy, moderato dalla giornalista di Class CNBC Mariavittoria Zaglio, che ha visto l’intervento di importanti brand quali Auricchio, Levoni, Rigamonti e la partecipazione dell’Associazione Centromarca.

 

“*Per continuare a crescere* – ha affermato **Antonio Cellie,** Amministratore delegato di Fiere di Parma – *dobbiamo trovare modelli di internazionalizzazione più rilevanti. Negli Stati Uniti le opportunità sono offerte non solo dai grandi player della grande distribuzione, ma anche a livello locale c’è un interessantissimo 14% di operatori, che da soli valgono più del mercato italiano. Inoltre alcuni trend, che in Europa si sono fermati, oltreoceano continuano a crescere, come l’organic, trainato dalla Generazione Z e dai millennial che chiedono di consumare meno e sempre meglio*”.

 

Un mercato che diversi importanti brand italiani hanno cominciato ad affrontare con successo. È il caso di Auricchio, che già nel 1977 aveva fondato Auricchio Cheese Corporation, ramo di azienda poi ceduto tra il 1992-93, ma che dal 2011 è tornata a puntare con interesse sul mercato USA, tagliando e confezionando i formaggi nel New Jersey. “*L’ America ci mancava* – ha raccontato il Presidente **Antonio Auricchio** – *siamo presenti in 60 Paesi, ma gli Stati Uniti sono il nostro cuore, una nazione molto importante, dove il business continua a crescere. Oggi nel New Jersey lavorano le nostre persone, che attuano una selezione durissima, perché dobbiamo produrre eccellenze e per farlo dobbiamo realizzare un prodotto distintivo, affinché tutto il mondo lo apprezzi. Bisogna avere coraggio, ma abbiamo fatto capire che italiani hanno la capacità di entrare nel mercato americano*”.

 

Levoni ha prima approcciato il mercato americano attraverso un importatore, cambiando successivamente strategia, per migliorare la penetrazione sul mercato. “*Avevamo molti clienti potenziali, che volevano vendere il nostro prodotto –* spiega il Presidente **Antonio Levoni** *– ma non potevano perché il nostro distributore era un loro competitor”.* Così l’azienda ha deciso di allargarsi anche al retail, costruendo uno stabilimento da 3.500 metri quadri in New Jersey, con linea di affettamento. *“Per noi è un canale completamente nuovo, ma aprire una sede direttamente negli Stati Uniti ha fatto la differenza*”.

 

Anche Rigamonti ha approcciato il mercato americano con una duplice strategia. “*Produciamo prevalentemente bresaola* – spiega **Claudio Palladi**, Amministratore Delegato di Rigamonti – *che non è un prodotto commercializzabile negli Stati Uniti. Così per iniziare a lavorare abbiamo prima acquisito marchi italiani per esportare prodotti e successivamente avviato l’attività per costruire fabbrica”.* Il risultato è una stabilmente con tecnologia italiana nel Missouri*. “Una scommessa in corso, con i primi dati che non sono incoraggianti, ma di più*”.

 

Rigamonti, come ha ricordato l’AD, è stata agevolata nell’apertura dell’impianto grazie a una stretta collaborazione con lo stato del Missouri. E del resto sia a livello locale che federale gli Stati Uniti offrono una serie di incentivi e occasioni di business, come ha sottolineato **Caroline Chung,** Principal Commercial Officer U.S. Consulate General Milan. “*Nessun altro cibo* – ha affermato – influenza la cultura in America e di tutto il mondo come quello italiano. *Gli italiani insegnano a trattare il food con rispetto, ad apprezzare tutti i processi di preparazione, a scegliere gli ingredienti con cura. L’industria alimentare italiana ha successo globale grazie alla qualità dei prodotti e alla fama che si è giustamente guadagnata*”.

 

Le occasioni di business sono legate all’I*nflaction Reduction Act* voluto dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden. A disposizione delle imprese, anche straniere, ci sono ingenti crediti fiscali per localizzare progetti legati all’energia pulita, che interessa anche il mondo agroalimentare, che rappresenta il 10% emissioni serre degli USA.

 

Il prossimo giugno inoltre è disponibile il programma *Selected USA*, per agevolare gli investimenti che creano posti di lavoro di qualsiasi tipo e dimensione, per tutte quelle aziende che vogliono investire o espandere i loro investimenti.

 

È dunque un’America più che possibile per le imprese italiane, ma come ha sottolineato **Vittorio Cino,** Direttore Generale di Centromarca**,** ***“****occorre alzare il livello medio di professionalizzazione, nel marketing come nella comunicazione, a livello internazionale, senza affidarsi solo alla bravura del singolo imprenditore. Ci sono opportunità di crescita, ma abbiamo bisogno di competenze, formazione e puntuali analisi dei dati. Sono ottimista, perché se saremo capaci di completare quei pezzi che ci mancano, possiamo diventare il primo Paese esportatore alimentare negli USA*”.

 

[Immagine di freepik](https://it.freepik.com/foto-gratuito/fantastica-composizione-con-ingredienti-per-la-pasta-italiana_1077911.htm#fromView=search&page=1&position=20&uuid=ca4320d2-be89-4fc7-b4ff-2eb54b722069)

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Fonte: [Il “sogno americano” del food Made in Italy. Mercato da 1.500 miliardi di dollari](https://giornaledellepmi.it/il-sogno-americano-del-food-made-in-italy-mercato-da-1-500-miliardi-di-dollari/), Il Giornale delle PMI.
