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title: "Il rapporto IDOS-CNA sulle imprese immigrate"
url: https://giornaledellepmi.it/il-rapporto-idos-cna-sulle-imprese-immigrate/
author: "Redazione"
published: 2026-03-26T06:40:35+01:00
modified: 2026-03-25T19:23:47+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INFOIMPRESA"]
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# Il rapporto IDOS-CNA sulle imprese immigrate

*Redazione · 26 Marzo 2026 · Il Giornale delle PMI*

**Contribuiscono a rendere più innovativo e “internazionale” l’intero sistema di impresa italiano. Sostengono l’occupazione e la mobilità delle persone di origine straniera. Crescono ininterrottamente, anche in contesti economici sfavorevoli**. Sono i protagonisti del [Rapporto Immigrazione e Imprenditoria *2025*](https://www.cna.it/donne-protagoniste-dellimprenditoria-immigrata/), presentato ieri a Roma presso la sala “Esperienza Europa-David Sassoli” e realizzato dal Centro Studi e Ricerche **IDOS** in collaborazione con la **CNA** (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa).

 

La ricerca – basata sui dati del Registro delle Imprese e realizzata fin **dal 2014** – non è solo un aggiornamento statistico sul fenomeno, ma anche un **prezioso osservatorio sulle tendenze nei comportamenti occupazionali della popolazione di origine straniera in Italia**. Tendenze che smentiscono anche diversi stereotipi. Oltre alle caratteristiche citate all’inizio, infatti, l’imprenditoria immigrata risulta sempre meno effimera, sempre più strutturata e sempre meno legata ai settori tradizionali e alle cd. specializzazioni “etniche”.

 

## **Un “dinamismo anticiclico”**

 

A proposito della crescita, il Rapporto parla di “dinamismo anticiclico dell’imprenditorialità immigrata”. Tra il 2011 e il 2024, mentre le imprese autoctone diminuivano del 7,9%, quelle condotte da stranieri sono **aumentate del 46,9%**, passando da 454.029 a **666.767** unità, nonostante gli strascichi della crisi del 2008, la pandemia, i conflitti e le relative tensioni energetiche. Così, alla fine del 2024 esse rappresentano **un nono (11,3%) di tutte le attività indipendenti** del Paese (vs il 7,4% del 2011). E la ricerca avverte che ci sono ampi spazi di ulteriore crescita in futuro. Uno di questi è la ancora relativamente bassa incidenza dei lavoratori indipendenti sul totale degli occupati immigrati: solo il 12,9% contro il 20,9% tra i nati in Italia (un’incidenza, questa, tra le più alte in Europa).

 

Un altro segnale di quel “dinamismo” è poi la capacità di **generare occupazione**, a sua volta “passibile di ampie possibilità di miglioramento. **In Italia il 27,0% degli autonomi immigrati impiega personale dipendente**, un dato vicino alla media europea (28,6%), ma distante da quello registrato tra i nativi (33,9%)”.

 

## **Solidi e “strategici”**

 

**Il primo degli stereotipi** **messi in crisi dal Rapporto riguarda proprio il personale delle imprese immigrate**. È vero che le ditte individuali rappresentano ancora la maggioranza delle imprese condotte da persone nate all’estero (72,4%); tuttavia, soprattutto nell’ultimo quadriennio, si è verificata una “incisiva transizione verso **forme societarie più strutturate**. Le società di capitale, già segnate dai ritmi di aumento più sostenuti nel lungo termine (+223,2% tra il 2011 e il 2024), nella fase post-pandemica si sono affermate come il principale motore dell’espansione imprenditoriale dei migranti”. Alla fine del 2024 coprono più di un quinto dell’intero tessuto di impresa immigrato (21,1%), a fronte del 9,6% del 2011.

 

**Un secondo stereotipo riguarda la durata**. È vero che resta alto il turn over, e soprattutto l’incidenza sulle nuove imprese aperte nel corso dell’anno (il 25,6% nel 2024). Oggi, però, **più di un terzo delle imprese immigrate (37,0%) ha alle spalle oltre 10 anni di attività**, un dato che attesta la crescita di esperienze imprenditoriali consolidate e integrate nel mercato territoriale.

 

Talmente integrate, ed è il **terzo stereotipo** incrinato dalle analisi del Rapporto, da essere **sempre più presenti nelle catene di fornitura locali**: tra il 2019 e il 2022, il 18% delle 136mila aziende manifatturiere italiane prese in esame da un database di Intesa Sanpaolo ha acquistato beni e/o servizi da imprese immigrate (per un valore di oltre 3 miliardi). Una percentuale, dice il Rapporto, che “evidenzia uno scambio ancora relativamente contenuto, ma dalla valenza strutturale”. Prevale l’acquisto di manufatti (55%) e, quanto ai servizi, è da notare che **i fornitori immigrati** **offrono meno servizi “di base” e più servizi avanzati rispetto agli autoctoni**. Il 12%, inoltre, è identificabile come “strategico”.

 

## **Non più solo “etnici”**

 

**Un quarto stereotipo** **riguarda infine la “lenta ma graduale attenuazione della tendenza di ciascun gruppo a concentrarsi in determinati ambiti di attività** (specializzazioni etniche). Pur restando evidente la canalizzazione nel commercio di marocchini (62,5%), bangladesi (62,6%) e pakistani (46,8%), la concentrazione nell’edilizia di albanesi (66,0%) e romeni (55,4%) e la predilezione dei cinesi per il commercio (34,0%), la manifattura (31,6%) e il comparto ristorativo-alberghiero (15,1%), nel tempo – e in modo accentuato negli ultimi anni – si distingue un graduale indebolimento di tali primati, specchio sia dell’andamento del mercato sia dell’emergere di nuovi comportamenti e nuovi soggetti imprenditoriali, tra cui spiccano le donne”. E se l’edilizia e il commercio restano i settori trainanti dell’imprenditoria immigrata, dopo la pandemia si sta facendo strada un numero crescente di imprese impegnate nei servizi specialistici (immobiliari +32,6%, finanziari e assicurativi +25,4% dalla fine del 2020), in attività “scientifiche e tecniche” (+18,8%) e nei cd. altri servizi (+26,0%). Una tendenza affiancata dalla inattesa flessione proprio del commercio (-6,6%) e dalla già consolidata ascesa di alberghi e ristoranti (+93,6% dal 2011).

 

Il rapporto contiene molti altri elementi di interesse, illustrando – con **decine di grafici e tabelle –** il fenomeno in tutte le sue dimensioni: dalla distribuzione territoriale alle nazionalità, dall’età al genere (a questo proposito va segnalata la forte crescita del **protagonismo delle donne immigrate**, [**trattata qui**](https://www.dossierimmigrazione.it/le-donne-protagoniste-inattese)). Una parte consistente è infine dedicata all’analisi della situazione in **tutte le regioni italiane** con capitoli dedicati.

 

“**L’imprenditoria immigrata non è solo parte integrante del tessuto produttivo italiano – affermano IDOS e CNA, – ma un vettore che ne sostiene significativamente la crescita, anche grazie al sempre più spiccato protagonismo delle donne**. Una realtà tutt’altro che marginale o congiunturale, capace di resistere ai mutamenti di contesto e di contribuire in modo strategico allo sviluppo economico del Sistema Paese e ai processi di inclusione delle persone di origine migrante. È fondamentale valorizzare questo dinamismo attraverso politiche mirate che sostengano la crescita professionale, il consolidamento strutturale e l’accesso agli incentivi”.

 

Clicca [qui](https://www.cna.it/wp-content/uploads/2026/03/Presentazione-RII-25-MPNanni.pdf) per le slide della presentazione del rapporto

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Fonte: [Il rapporto IDOS-CNA sulle imprese immigrate](https://giornaledellepmi.it/il-rapporto-idos-cna-sulle-imprese-immigrate/), Il Giornale delle PMI.
