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title: "Il prossimo cliente dell’e-commerce non sarà umano"
url: https://giornaledellepmi.it/il-prossimo-cliente-delle-commerce-non-sara-umano/
author: "Redazione"
published: 2026-10-25T06:40:51+01:00
modified: 2026-10-24T18:59:00+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["SALES"]
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# Il prossimo cliente dell’e-commerce non sarà umano

*Redazione · 25 Ottobre 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Gli agenti AI cercano, confrontano e acquistano per conto delle persone. Per i brand si apre una nuova sfida: progettare esperienze e vendere anche alle macchine.

La homepage è pronta. Il banner presenta la nuova collezione. Il percorso verso il carrello è stato studiato in ogni dettaglio. Poi arriva un agente AI e parte direttamente dalla scheda prodotto. È uno dei segnali del cambiamento che sta attraversando l’e-commerce. Alla persona che naviga, confronta e compra si affianca un assistente capace di svolgere parte di quel lavoro per lei: ricevere una richiesta, cercare alternative, verificare caratteristiche e condizioni e accompagnarla fino all’acquisto. Nei contesti abilitati, può anche effettuare operazioni autorizzate per suo conto.

 

Si chiama agentic commerce, e a osservarne l’evoluzione è Nextools, azienda tecnologica italiana le cui app e soluzioni per Shopify sono utilizzate da oltre 10.000 merchant nel mondo, tra cui alcuni dei maggiori brand dell’e-commerce internazionale. Il team lavora ogni giorno sulle logiche che governano checkout, pagamenti, spedizioni e promozioni, ovvero l’infrastruttura che trasforma la scelta di un prodotto in un acquisto.

 

Da questo punto di osservazione, Nextools rileva un passaggio chiaro: i negozi online devono iniziare a progettare per due interlocutori, gli esseri umani e gli agenti che li rappresentano. Per i brand significa un altro modo di essere scoperti, un nuovo canale di vendita e un nuovo punto di contatto attraverso cui costruire valore.

 

## Dal click alla delega

 

Il cambiamento è già in corso. Shopify rende disponibili i cataloghi dei merchant nei canali AI attraverso gli Agentic Storefronts, mentre OpenAI sviluppa esperienze di ricerca e confronto basate su informazioni di prodotto aggiornate. Le modalità di acquisto variano da una piattaforma all’altra, ma la conversazione è già una porta d’ingresso al commercio.

 

E il fenomeno va oltre lo shopping. Esistono già ambienti digitali progettati intorno agli agenti come utenti attivi. Moltbook si presenta come un social network nel quale gli agenti AI pubblicano, discutono e votano i contenuti, mentre gli esseri umani sono invitati a osservare. Skills.sh, introdotto da Vercel, raccoglie invece competenze riutilizzabili: pacchetti di istruzioni e risorse che possono essere individuati e installati per ampliare le capacità operative degli assistenti.

 

Sono esperienze diverse, ma mostrano un passaggio comune: il web sta accogliendo software che interagiscono con altri software e utilizzano risorse pensate per loro. Le persone continuano a crearli, configurarli e supervisionarli; gli agenti diventano destinatari diretti di contenuti, strumenti e servizi.

 

«Esistono già social dove gli agenti dialogano e librerie di skill che ne ampliano le capacità. Continuare a parlarne soltanto al futuro significa perdere di vista quello che sta succedendo», osserva Michele Savino, co-founder e CMO di Nextools. «Per i brand è il momento di capire come entrare in questo ecosistema. Il nuovo interlocutore è già online.» A cambiare, prima di tutto, è il modo di cercare. Una richiesta come «Trova un detergente per pelle sensibile, senza profumo, sotto i venti euro, che arrivi entro venerdì» combina bisogno, caratteristiche, budget e tempi di consegna, e l’assistente deve individuare i prodotti che soddisfano tutte queste condizioni insieme.

 

Secondo Nextools, gli acquisti quotidiani, ricorrenti e di basso importo saranno uno dei terreni più favorevoli alla delega: prodotti per la casa, consumabili, ricambi e articoli già acquistati. Situazioni nelle quali il consumatore conosce il risultato che desidera e può trovare utile affidare a un assistente il lavoro necessario per ottenerlo. La delega potrà assumere forme diverse: una selezione da valutare, un carrello da approvare oppure un riordino autorizzato entro limiti di spesa e preferenze prestabilite. «Il cliente resta umano, ma una parte del lavoro necessario per comprare può essere affidata a una macchina», aggiunge Savino. «Per un brand significa avere un nuovo interlocutore. Bisogna capire come cerca, quali informazioni usa e come arriva a proporre un prodotto. È un nuovo canale commerciale da imparare a conoscere.»

 

## Dalla vetrina ai dati: cosa cambia per chi vende online

 

Nei test interni condotti da Nextools, **il 79% degli agenti AI osservati ha raggiunto direttamente la scheda prodotto**, **senza passare dalla homepage**. Il risultato è riferito alle condizioni dei test, ma suggerisce una conseguenza concreta: ogni scheda prodotto può diventare il primo incontro con il brand. Deve quindi saper reggere quel primo incontro. Presentare l’offerta, spiegarne il valore e fornire le informazioni necessarie per valutarla, anche senza aver visitato altre sezioni del sito.

 

«Per vent’anni abbiamo progettato siti per le persone. Ora dobbiamo imparare a progettare e vendere anche alle macchine», spiega Savino. «Significa rendere il valore del brand comprensibile anche agli agenti che cercano e scelgono per conto dei clienti. Ogni scheda prodotto deve dare ragioni concrete per sceglierlo.» Materiali, ingredienti, compatibilità, varianti, disponibilità, costi di spedizione e condizioni di reso acquistano così un ruolo centrale. Informazioni accessibili, aggiornate e coerenti permettono agli assistenti di verificare se un’offerta risponde alla richiesta ricevuta.

 

Un esempio: un cliente cerca una cartuccia per la propria stampante. Una descrizione come “compatibile con i principali modelli” lascia aperta una verifica decisiva. Un elenco preciso dei dispositivi supportati permette all’assistente di valutare l’idoneità del prodotto. Lo stesso vale per una consegna entro una certa data o per un materiale richiesto espressamente dal consumatore. Anche il branding si estende. Design, immagini e tono di voce continuano a costruire riconoscibilità e desiderio. Allo stesso tempo, qualità, provenienza, specializzazione, assistenza e servizi devono poter essere interpretati e rappresentati correttamente dagli strumenti che accompagnano la scelta. La promessa del brand deve trovare riscontro nelle informazioni sul prodotto e nell’esperienza d’acquisto.

 

La portata della trasformazione richiama i grandi passaggi del digitale. Tobi Lütke, co-founder e CEO di Shopify, ha descritto l’AI come il cambiamento tecnologico più entusiasmante della propria carriera, accostandone l’importanza all’arrivo di Internet. Shopify stessa colloca l’evoluzione dello shopping attraverso l’AI nel percorso già segnato dal mobile e dal social commerce. Per Nextools, la lezione di Google e del mobile è chiara: interpretare presto una trasformazione permette di costruire nuove occasioni di crescita. Anche oggi, anticipare significa accumulare esperienza, comprendere i comportamenti emergenti e sviluppare una presenza mentre il nuovo canale prende forma.

 

«Con Google i brand hanno imparato a farsi trovare. Con il mobile hanno ripensato l’esperienza d’acquisto. Adesso devono imparare a essere compresi e scelti anche attraverso gli agenti», aggiunge Savino. «I brand che hanno colto prima le opportunità delle precedenti rivoluzioni digitali hanno potuto trasformarle in un motore di crescita. Questa è la prossima occasione: chi comincia oggi costruisce competenze e relazioni mentre gli altri stanno ancora decidendo se il cambiamento li riguarda.»

 

Resta poi una condizione essenziale: ciò che viene promesso durante la ricerca deve trovare riscontro nell’acquisto. Prezzi, promozioni, disponibilità, pagamenti e spedizioni devono essere coerenti lungo tutto il percorso. Se un prodotto viene proposto perché può arrivare entro venerdì, il checkout deve confermare quella possibilità.

 

È qui che strategia di brand e infrastruttura commerciale si incontrano. Preparare un e-commerce agli agenti significa rendere affidabile l’esperienza, dalla prima informazione fino alla conclusione dell’ordine.

 

«Per i brand è un’occasione in più: un nuovo canale di vendita, un nuovo interlocutore, un nuovo touchpoint», conclude Savino. «Le persone continueranno a cercare ispirazione, esplorare negozi e scegliere i marchi che amano. Per alcuni acquisti manderanno un assistente. Dobbiamo fare in modo che quell’assistente sappia riconoscere il valore del brand e portarlo fino al cliente. Il futuro è già presente: adesso va progettato.»

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Fonte: [Il prossimo cliente dell’e-commerce non sarà umano](https://giornaledellepmi.it/il-prossimo-cliente-delle-commerce-non-sara-umano/), Il Giornale delle PMI.
