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title: "Il capitale umano è il vero motore dell’AI. Per Wellhub, proteggerlo è la vera sfida delle aziende"
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author: "Redazione"
published: 2026-10-16T06:30:09+02:00
modified: 2026-10-15T18:54:23+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["PERSONE"]
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# Il capitale umano è il vero motore dell’AI. Per Wellhub, proteggerlo è la vera sfida delle aziende

*Redazione · 16 Ottobre 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Secondo la quinta edizione dello studio globale “Stato dell’arte del wellbeing aziendale 2027” di Wellhub, i lavoratori che utilizzano maggiormente l'intelligenza artificiale sono anche quelli che mostrano i maggiori segnali di burnout. Un paradosso che apre nuove sfide per le aziende, chiamate a bilanciare innovazione tecnologica, benessere e retention dei talenti.

I dipendenti italiani più competenti nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale sono anche tra quelli che affrontano le maggiori pressioni lavorative, creando un nuovo rischio di retention per le aziende. E’ quanto emerge dallo *Stato dell’arte del wellbeing aziendale 2027,* il quinto rapporto annuale di Wellhub basato su un’indagine che ha coinvolto oltre 5.000 lavoratori in 10 Paesi, inclusa l’Italia. Lo studio rileva che gli **AI Pioneer** (i dipendenti che hanno integrato l’AI come elemento centrale del proprio modo di lavorare) **stanno vivendo trasformazioni inattese nel loro ruolo professionale**. In Italia, il **34% degli AI Pioneer** afferma che **l’AI ha aumentato il carico di lavoro anziché ridurlo,** mentre **il 43% ritiene che l’intelligenza artificiale abbia ridotto le interazioni significative con i colleghi**. Inoltre, il **21% degli AI Adopter e il 19% degli AI Pioneer dichiara di sperimentare sintomi di burnout ogni giorno**. I risultati mettono in luce un nuovo paradosso: una maggiore familiarità con l’AI può tradursi in più fiducia e resilienza, ma anche in nuove pressioni che le aziende dovranno affrontare man mano che questa tecnologia entrerà stabilmente nella quotidianità lavorativa.

 

**Il divario nella competenza sull’AI**

  L’adozione dell’AI non riguarda più semplicemente chi utilizza la tecnologia e chi no. I dati evidenziano una crescente distanza tra i dipendenti che hanno integrato l’AI nel proprio lavoro e quelli che stanno ancora cercando di orientarsi. Il rapporto identifica tre gruppi distinti in base al livello di **AI Fluency** (competenza nell’utilizzo dell’AI). Questo indicatore misura quanto i lavoratori utilizzino l’AI con sicurezza, continuità ed efficacia nel lavoro quotidiano, passando dalla semplice sperimentazione fino all’integrazione nei processi e al supporto ai colleghi. 

- **AI Pioneer (41%)**: l’AI è una componente centrale del loro lavoro. Supportano e formano i colleghi, registrano i livelli più elevati di sicurezza occupazionale, ma anche i più alti livelli di burnout quotidiano.
- **AI Adopter (32%):** utilizzano regolarmente l’AI, ma stanno ancora acquisendo piena fiducia nelle proprie competenze.
- **AI Beginner (26%):** non hanno ancora utilizzato strumenti di AI o li hanno solo sperimentati, spesso con un forte senso di incertezza e preoccupazione.

 

## **I Pioneer stanno sostenendo la pressione maggiore**

 L’intelligenza artificiale avrebbe dovuto alleggerire il carico di lavoro. Tuttavia, per i dipendenti più esperti accade spesso il contrario: più una persona è competente nell’utilizzo dell’AI, più attività finiscono sulle sue spalle, incluse mansioni che non erano state previste. 

- **Il 34% degli AI Pioneer italiani afferma che l’AI ha aumentato il proprio carico di lavoro anziché ridurlo, contro il 10% degli AI Beginner.**
- **Il 74% degli AI Pioneer aiuta i colleghi a utilizzare l’AI,** assumendo un ruolo informale di supporto che si aggiunge alle proprie responsabilità. Percentuale che si abbassa al 5% nel caso degli AI Beginner.
- **Il 43%** dei Pioneer sostiene che l’AI abbia ridotto le interazioni significative con i colleghi, rispetto al 16% dei Beginner.

 

## **Il supporto aziendale fa la differenza nell’utilizzo dell’AI**

 Se i lavoratori più avanzati nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale sono quelli che sperimentano le maggiori pressioni, sono anche quelli che percepiscono il più alto livello di supporto da parte dell’organizzazione. La sfida, però, è trasformare questo supporto in un approccio sistemico, capace di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di adozione dell’AI. I dati evidenziano infatti una forte correlazione tra familiarità con l’AI e qualità del sostegno ricevuto durante questa fase di trasformazione. Questo supporto parte da aspettative chiare sull’utilizzo dell’AI. **I dati globali del report evidenziano come una policy efficace** non è semplicemente un documento disponibile online, ma **un insieme di linee guida e regole supportate da comunicazione e formazione continue**. Eppure, il **34%** dei lavoratori dichiara che la propria azienda non possiede una policy formale sull’AI. Tra gli AI Beginner questa quota sale al **44%**, contro il **26%** degli AI Pioneer. Tale differenza emerge anche nel rapporto con i manager: il **60%** **degli AI Pioneer afferma** di ricevere un supporto attivo al proprio benessere da parte del responsabile diretto, rispetto al **31% dei Beginner**. Questo potrebbe spiegare perché i primi riescano a mantenere livelli di benessere più alti nonostante una maggiore pressione legata all’AI. La percezione di essere adeguatamente preparati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale è inoltre fortemente associata alla resilienza: **l’87% dei lavoratori che si sente pronto a lavorare con l’AI dichiara di sapersi adattare ai cambiamenti e superare le difficoltà, contro il 45% di chi non si sente preparato.** Nelle organizzazioni che dispongono di linee guida chiare e ben comunicate sull’uso dell’AI, il **77% dei dipendenti si considera resiliente e capace di adattarsi**; la percentuale scende al **39% quando i lavoratori non sono nemmeno certi dell’esistenza di una policy aziendale.** *“L’intelligenza artificiale ha un enorme potenziale per aumentare la produttività di persone e aziende, ma la tecnologia da sola non può garantire performance sostenibili”,* ha dichiarato **Cesar Carvalho, CEO e co-fondatore di Wellhub**. *“I dipendenti che guidano l’adozione dell’AI stanno assumendo più responsabilità e sono al tempo stesso tra i talenti che le aziende desiderano trattenere maggiormente. Se le imprese investono nell’intelligenza artificiale, devono investire con la stessa attenzione anche nel benessere delle persone che la utilizzano. Il futuro del lavoro ha bisogno di entrambi*.” **Il benessere diventa un fattore di retention** I lavoratori considerano sempre più il benessere una condizione fondamentale del rapporto di lavoro. In Italia il **72% dei dipendenti** afferma che prenderebbe in considerazione l’idea di lasciare un’azienda che non dia priorità al benessere dei dipendenti. La percentuale sale all’**81% tra gli AI Pioneers**, le figure più competenti e più richieste sul mercato del lavoro, e rimane elevata anche tra gli **AI Adopter (80%)**, mentre scende al **58% tra i Beginner**. **Un approccio olistico al benessere favorisce l’adattabilità** I dipendenti delle aziende che offrono Wellhub riportano risultati migliori in tutti gli ambiti del benessere misurati, rispetto a chi dispone di altri programmi aziendali dedicati al wellness. 

- Il **55%** dei dipendenti che utilizza Wellhub dichiara di dormire in modo sano, quasi il doppio rispetto al 28% di chi si avvale altri programmi di benessere.
- **Il 67%** valuta il proprio benessere generale come buono o eccellente, contro il 51% degli altri programmi.
- **Il 76%** si sente in grado di adattarsi al ritmo del cambiamento sul lavoro, contro il 57% degli altri programmi.

 “*Negli ultimi tre anni il lavoro è cambiato più che nei trent’anni precedenti. Gli strumenti si sono trasformati rapidamente ma i bisogni delle persone restano gli stessi: benessere, equilibrio, energia, relazioni e supporto. Sono esigenze fondamentali in ogni fase di cambiamento, e lo sono ancora di più oggi, mentre l’intelligenza artificiale ridefinisce il modo in cui lavoriamo. I dati della ricerca mostrano chiaramente che proprio i professionisti che guidano l’adozione dell’intelligenza artificiale sono anche quelli maggiormente esposti a pressione, sovraccarico e rischio di burnout. È un segnale che le imprese non possono ignorare. Per questo, il vantaggio competitivo non apparterrà alle aziende che adotteranno l’AI più velocemente, ma a quelle che sapranno accompagnare e sostenere meglio le persone che la stanno rendendo possibile” conclude* ***Matteo Musa, Country Manager Italy di Wellhub.***

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Fonte: [Il capitale umano è il vero motore dell’AI. Per Wellhub, proteggerlo è la vera sfida delle aziende](https://giornaledellepmi.it/il-capitale-umano-e-il-vero-motore-dellai-per-wellhub-proteggerlo-e-la-vera-sfida-delle-aziende/), Il Giornale delle PMI.
