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title: "Il 76% delle imprenditrici subisce pregiudizi dagli investitori. Le founder di startup sono le più penalizzate"
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author: "Redazione"
published: 2026-05-26T06:45:05+02:00
modified: 2026-05-25T19:12:20+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INFOIMPRESA"]
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# Il 76% delle imprenditrici subisce pregiudizi dagli investitori. Le founder di startup sono le più penalizzate

*Redazione · 26 Maggio 2026 · Il Giornale delle PMI*

- ***37% si sente sottovalutata “spesso” dai VC rispetto ai colleghi uomini***
- ***41% riporta un calo di attività dopo la nascita di un figlio***
- ***45% ha avuto ripercussioni sul proprio benessere personale***

 

Il **76%** delle imprenditrici percepisce stereotipi o commenti legati al proprio genere da parte di investitori, clienti o partner e **in 1 caso su 2 non viene riconosciuta subito come titolare** (46%). Molte sono costrette a scegliere tra azienda e famiglia: **con l’arrivo di un figlio l’attività rallenta per 1 su 3.**

 

A fronte di queste sfide, però, emerge una **notevole resilienza**. Nonostante il peso dei pregiudizi e la difficoltà nel conciliare lavoro e carico familiare, **metà non ha mai pensato di rinunciare alla propria azienda** e consiglierebbe ad altre donne di avviare un’impresa. La maggior parte, inoltre, riporta un livello medio-alto di **sicurezza nella gestione finanziaria (79%)**, con una crescente adozione e apertura verso strumenti fintech e un’attenzione prioritaria verso un modello di **leadership più sostenibile.**

 

È questo il quadro delineato da un’indagine su 223 titolari d’impresa italiane, condotta nell’aprile 2026 da [**Associazione GammaDonna**](https://www.gammadonna.it/) e [**wamo**](https://wamo.io/it/), conto business online per le PMI.

 

## **Le founder di startup pagano il prezzo più caro**

 

Le imprenditrici digitali sono quelle che subiscono più pregiudizi da VC o stakeholder per il fatto di essere donne (52% li percepisce “Spesso”, rispetto al 36% della media) e che si sentono più spesso sottovalutate rispetto ai colleghi uomini nel rapporto con i finanziatori (37% vs 22% della media).

 

A quanto suggerito dai dati, sono anche quelle che più probabilmente rinunciano o rimandano l’arrivo di un figlio per non compromettere la crescita della propria azienda. Interrogate sull’impatto sul business, il 41% delle madri-imprenditrici ha subito un rallentamento dell’attività, mentre il 44% ha risposto di non avere figli, arrivando a toccare livelli quasi doppi rispetto alla media.

 

Del resto, le titolari di imprese innovative detengono un **primato positivo nella gestione familiare,** con il carico mentale organizzativo diviso equamente con partner o altri componenti nel 52% dei casi: più del triplo rispetto alle libere professioniste (17%).

 

Il prezzo che pagano le founder per realizzare i propri progetti, tuttavia, resta alto anche sul piano della salute mentale e del benessere personale, con effetti più sulla vita privata (41%) che su quella lavorativa (4%). Nel 48% dei casi l’impatto negativo pesa in parte, ma è gestibile, mentre solo il 7% dichiara di non aver avuto problemi negli ultimi 5 anni.

 

## **Le criticità operative superano quelle finanziarie**

 

Sebbene emerga un’altissima confidenza nella gestione finanziaria (il **79%** si sente “Molto” o “Abbastanza” sicura), quasi la metà delle imprenditrici (**46%**) almeno qualche volta si è sentita **meno considerata rispetto ai colleghi uomini** nel rapporto con istituti di credito e investitori e il **38%** ha evitato di candidarsi a bandi, premi o finanziamenti per **timore di non essere all’altezza.**

 

**Le criticità operative**, tuttavia, **superano quelle finanziarie**.

 

L’ostacolo alla sopravvivenza dell’azienda più citato è “Insoddisfazione o difficoltà nella gestione del business” (46%), seguito da “Burocrazia e complessità normativa” (40%).

 

**Trovare e trattenere i collaboratori giusti resta una sfida chiave.** Le imprenditrici la indicano sia tra i motivi che hanno spinto almeno una volta a considerare la chiusura dell’attività (36%), ma soprattutto come **ostacolo numero uno alla crescita (59%).**

 

## **Sostenibilità e work-life balance sono bisogni centrali**

 

Il **work-life balance** rappresenta un **problema sistemico** e i dati aprono importanti interrogativi sulla sostenibilità dei modelli imprenditoriali attuali, sul lavoro invisibile ancora svolto dalle donne e sulle implicazioni in termini di benessere e salute mentale.

 

**Quasi un’imprenditrice su tre ha subito un rallentamento per la nascita di un figlio.**  Nello specifico, il 24% ha subito una **“Riduzione temporanea di attività”** e l’8% una **“Riduzione significativa di fatturato”**.

 

Le motivazioni personali e psicologiche sono quasi equivalenti a quelle economiche e organizzative, tra chi almeno una volta ha pensato di chiudere l’attività. Il 45% segnala difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia, mentre il 38% cita problemi di benessere personale.

 

Tra i desideri più urgenti delle imprenditrici, **“Avere più tempo per me stessa” (26%)** supera di gran lunga i bisogni aziendali come “Avere un/una socio/co-founder” e “Trovare mentor o rete di supporto” (**19%**), ottenere maggiore riconoscimento e credibilità nel mercato **(18%),** “Accedere più facilmente a finanziamenti o bandi” **(15%)** e altre necessità minori (2%).

 

## **Il rapporto con gli strumenti finanziari**

 

L’efficienza abilitata dalla tecnologia in ambito finanziario ha ridefinito l’offerta di conti per le PMI e accresciuto la domanda di servizi fintech più evoluti e accessibili, che si affiancano alla banca tradizionale.

 

Oggi le titolari d’impresa danno peso soprattutto a due elementi: la presenza di **commissioni basse o trasparenti (79%)** e la qualità dell’esperienza digitale tramite **App mobile e accesso online (72%).** Al contrario, al momento di scegliere un conto business, sembrano avere molta meno importanza aspetti quali la presenza di un **IBAN italiano (26%**) o la possibilità di effettuare **pagamenti fiscali (27%)**, sebbene questa sia una delle operazioni più frequenti dal conto aziendale. Il 59% delle intervistate indica infatti gli F24 tra gli usi principali, al terzo posto, preceduto dalla ricezione di pagamenti dai clienti (81%) e dalle spese operative quotidiane dell’azienda (70%).

 

“Quando abbiamo lanciato *Women Who Build Europe*, la nostra campagna a sostegno dell’imprenditoria femminile, ci siamo accorti che i dati più recenti per delineare il mercato risalivano al periodo pre-pandemico. Oggi, grazie al quadro tracciato con Associazione GammaDonna, siamo finalmente in grado di dare risposte a nuovi bisogni, in un contesto profondamente mutato negli ultimi anni.”, spiega **Antonio Mazza, Country Manager Italy di wamo**. “Le difficoltà percepite dalle founder non riguardano solo accesso a capitale o crescita, ma soprattutto la sostenibilità quotidiana della gestione aziendale, Per questo stiamo lavorando all’introduzione di Agenti AI nei conti aziendali a cui delegare compiti ripetitivi e time-consuming, che troppo spesso costringono le founder a sacrificare spazi di vita e benessere personale.”

 

“I dati della survey evidenziano un paradosso ancora profondamente italiano: imprenditrici competenti e innovative continuano a operare in un ecosistema che troppo spesso mette alla prova la loro credibilità più del loro talento. Le founder non chiedono corsie preferenziali, ma condizioni eque per competere, crescere e generare impatto. Una sfida che riguarda non solo le donne, ma la capacità del Paese di valorizzare innovazione, leadership e talento imprenditoriale.”, ha concluso **Valentina Parenti, Presidente GammaDonna.**

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**ABOUT WAMO**

 

wamo è un’azienda fintech europea focalizzata nel rendere banking, finanza, conti e amministrazione più veloci, semplici e umani per le piccole imprese. Autorizzata e regolamentata dalla Finnish Financial Supervisor Authority (FIN-FSA) come istituto di moneta elettronica paneuropeo, wamo offre la velocità e la semplicità che gli imprenditori si aspettano da una banca digitale, insieme a insight personalizzati e supporto diretto da persone reali per rendere la vita un po’ più facile nella complessità della gestione aziendale. Fondata nel 2021, la società ha sedi a Londra e Helsinki.

 

Info: [wamo.io](http://wamo.io/)

 

**ABOUT GAMMADONNA**

 

Da oltre 20 anni l’Associazione non profit promuove la crescita del ruolo delle donne nel mondo dell’impresa, con l’obiettivo di contribuire a ridurre il gender gap socio-economico e sostenere uno sviluppo economico sostenibile e duraturo. Dal 2004 lavora per il cambiamento culturale del Paese, operando da ‘talent scout’ di modelli di business innovativi, valorizzando l’iniziativa imprenditoriale femminile e giovanile e sostenendo i percorsi imprenditoriali con know-how, network e strumenti di business. Accanto al Premio GammaDonna, principale riconoscimento italiano dedicato all’imprenditoria femminile innovativa, promuove la cultura d’impresa ispirandosi agli *Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030* attraverso progetti, iniziative e testimonianze di imprenditrici pionieristiche, alimentando una community dell’innovazione applicata al business composta da startup, investitori, Big Corp, Istituzioni e incubatori.

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Fonte: [Il 76% delle imprenditrici subisce pregiudizi dagli investitori. Le founder di startup sono le più penalizzate](https://giornaledellepmi.it/il-76-delle-imprenditrici-subisce-pregiudizi-dagli-investitori-le-founder-di-startup-sono-le-piu-penalizzate/), Il Giornale delle PMI.
