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title: "I manager si credono buoni ascoltatori, ma la Gen Z non è d’accordo e non scende a compromessi sulla salute mentale al lavoro"
url: https://giornaledellepmi.it/i-manager-si-credono-buoni-ascoltatori-ma-la-gen-z-non-e-daccordo-e-non-scende-a-compromessi-sulla-salute-mentale-al-lavoro/
author: "Redazione"
published: 2025-10-08T06:35:33+02:00
modified: 2025-10-06T19:52:06+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# I manager si credono buoni ascoltatori, ma la Gen Z non è d’accordo e non scende a compromessi sulla salute mentale al lavoro

*Redazione · 8 Ottobre 2025 · Il Giornale delle PMI*

> È quanto emerso dalla ricerca condotta da BVA Doxa e commissionata da Mindwork – prima società italiana per la consulenza psicologica online in ambito aziendale – sul benessere psicologico nelle aziende italiane.

Dall’indagine svolta dall’Osservatorio Mindwork – BVA Doxa per il 2025, è emerso come il **49% dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia** sperimenti **elevati livelli di stress lavoro correlato.** Tale dato si rivela ancora più critico per la **classe dirigenziale** (58%).

 

Parallelamente, la **Generazione Z** registra un livello di **benessere elevato nel 36% dei casi**, sopra la media dei white collar, che si assesta al 26%. Questa è la generazione anche più propensa a fermarsi in caso di disagio: quasi **1 su 2** (**46%**) dichiara assenze per malessere emotivo e oltre **sei su dieci** (**61%**) ha lasciato un impiego per tutelare la propria salute psicologica.

 

A completare il quadro, il fenomeno del burnout, che si manifesta in particolare nella sensazione di sfinimento – diffusa nel 40% del campione – e interessa complessivamente **oltre sette lavoratori su dieci**. I fattori scatenanti più citati sono il sovraccarico di lavoro e, nel caso dei dirigenti, il senso di impotenza legato alla responsabilità del ruolo. Quando il burnout si presenta, porta a una diagnosi per **1 su 5**. I giovani rappresentano la categoria di lavoratori che necessita di più tempo per recuperare: **7,6 giorni di assenza in media**, contro i **6,2 degli impiegati** nel complesso e i **7,0 dei dirigenti.**

 

Questi dati evidenziano dinamiche cruciali, che si riflettono sulla leadership. Emerge infatti un **distacco significativo tra l’autopercezione dei dirigenti e la valutazione che ne danno i loro team**: se l’**84%% dei manager** si considera in grado di promuovere un **clima di fiducia e ascolto**, solo il **42% dei collaboratori** riconosce questa qualità nei propri responsabili; allo stesso modo, mentre l’**81% dei leader** ritiene di essere in grado di riconoscere i segnali di malessere nel proprio team, la percentuale si dimezza se si considera la percezione dei collaboratori (40%). Un divario significativo, che potrebbe contribuire a spiegare le difficoltà dei manager nel mantenere alto il coinvolgimento e la motivazione del team. Non a caso, il **33% i manager** indica come principale sfida la capacità di mantenere alta la motivazione delle persone (33%), seguita dalla gestione dei conflitti (15%) e dal mantenimento della coesione di gruppo (15%).

 

“*Il quadro che emerge* – afferma **Biancamaria Cavallini**, **Responsabile scientifica di Mindwork** – *racconta due aspetti fondamentali: da un lato i leader tendono a darsi una valutazione più positiva di quanto non facciano i loro collaboratori, con il rischio di* *impattare negativamente sul livello di engagement e di benessere degli stessi; dall’altro la Generazione Z non è affatto disinteressata, ma è semmai la più attenta a condizioni di lavoro sane e significative. Sono segnali che ci ricordano come la qualità d**elle relazioni e la cul**tura organizzativa abbiano un impatto diretto e immediato sul benessere psicologico delle persone, e che le organizzazioni hanno oggi la responsabilità e la necessità di trasformare questa consapevolezza in azioni concrete in grado di produrre benessere”.*

 

Il tema dell’equità e dell’inclusione completa il quadro. Il **49%** degli impiegati percepisce la propria azienda come attenta alle pari opportunità, con punte del **69% tra i dirigenti**. Tuttavia, rimane critica la percezione di poter **parlare liberamente del proprio disagio psicologico** in azienda: si sente libero di farlo solamente il 30% del campione. Ciononostante, l’impegno dell’azienda nella promozione del benessere psicologico ha un impatto determinante sulla **retention** per il 59% del campione e su **motivazione ed engagement** per il 62%.

 

“*Se li guardiamo in prospettiva, i dati ci raccontano due grandi trend: anno dopo anno la salute psicologica si afferma sempre più come un fattore imprescindibile nella vita delle organizzazioni e le nuove generazioni non hanno paura di metterla al centro d**elle loro scelte professionali. Allo stesso tempo, il burnout resta un tema trasversale su cui molte aziende stanno già investendo attenzione e risorse. Questo dimostra come, per le organizzazioni, investire su benessere, leadership consapevole e inclusion**e non sia più un plus,* *ma una condizione necessaria per sostenere la competitività aziendale nel medio e nel lungo termine. La produttività, infatti, non potrà più prescindere dalla qualità delle relazioni umane e dalla capacità di costruire comunità di lavoro coese e inclusive*” conclude **Mario Alessandra**, **Fondatore e Amministratore Delegato di Mindwork**.

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Fonte: [I manager si credono buoni ascoltatori, ma la Gen Z non è d’accordo e non scende a compromessi sulla salute mentale al lavoro](https://giornaledellepmi.it/i-manager-si-credono-buoni-ascoltatori-ma-la-gen-z-non-e-daccordo-e-non-scende-a-compromessi-sulla-salute-mentale-al-lavoro/), Il Giornale delle PMI.
