Alla fine del primo trimestre del 2025, il settore manifatturiero italiano è rimasto bloccato in una fase di contrazione. I volumi di produzione sono diminuiti ancora una volta e al livello più rapido degli ultimi quattro mesi. A marzo, i nuovi ordini hanno continuato a ridursi a un tasso costante ed elevato, facendo mantenere alle aziende un tenore di contenimento delle spese.
Le imprese manifatturiere hanno cercato di ridurre le loro uscite, calando sia i livelli occupazionali che la spesa per i fattori produttivi. Sebbene le pressioni sui costi si siano leggermente attenuate, i prezzi alla vendita hanno riportato il primo incremento in sette mesi, riflettendo i tentativi di proteggere i margini.
L’Indice HCOB PMI® (Purchasing Managers’ IndexTM) sul Settore Manifatturiero Italiano, un valore composito a una cifra della performance manifatturiera derivato dagli indicatori relativi ai nuovi ordini, alla produzione, all’occupazione, ai tempi di consegna dei fornitori e alle scorte di acquisti, ha raggiunto a marzo 46.6 da 47.4 di febbraio. Per il dodicesimo mese consecutivo, l’indice principale ha registrato un valore al di sotto di 50.0, segnalando un anno di deterioramento continuo dello stato di salute del settore manifatturiero.
Tra le cinque componenti principali del PMI, la produzione e le scorte di acquisti sono state le principali influenze direzionali negative. I valori dei tre indici rimanenti sono rimasti sostanzialmente invariati rispetto al mese precedente.
Gli ultimi dati HCOB hanno segnalato un’altra notevole flessione della domanda dei beni manifatturieri italiani, che le aziende campione hanno collegato al rallentamento dell’intero settore. Il tasso di flessione dei nuovi ordini è stato elevato e in gran parte in linea con quello registrato mediamente negli attuali 12 mesi di contrazione. A marzo, il quadro delle esportazioni ha pesato sugli ordini totali, in quanto le vendite internazionali sono diminuite rapidamente e a un ritmo più rapido rispetto al mese precedente.
Allo stesso tempo, a marzo la sequenza al ribasso della produzione si è allungata fino a un anno. La produzione è stata ridotta in linea con il calo dei volumi degli ordini, ad un tasso di contrazione che è stato il più forte degli ultimi quattro mesi.
Le minori esigenze di produzione hanno indotto le imprese ad adeguare di conseguenza i propri livelli occupazionali, che a marzo si sono ridotti per il sesto mese consecutivo. Nel frattempo, sono evidenti ancora segnali di capacità inutilizzata, con un ulteriore calo del volume di ordini acquisiti e non ancora completati.
A marzo, l’acquisto di beni è stato un altro dei modi con cui i produttori italiani hanno cercato di ridurre i costi. Nell’ultima indagine le quantità acquistate sono diminuite notevolmente e a un livello molto più sostenuto rispetto alla media di lungo termine.
Allo stesso tempo, a marzo, le scorte dei fattori produttivi hanno continuato a diminuire, allungando la tendenza di calo a due anni esatti. Secondo i dati raccolti, l’ultima riduzione riflette il tentativo di ottimizzare i livelli delle scorte. Il tasso di contrazione è aumentato nel corso del mese ed è stato complessivamente elevato.
In linea con la riduzione della domanda di materie prime e di semilavorati, si attenuano leggermente le pressioni sui costi, riportando un tasso nettamente inferiore alla media della serie a lungo termine. Le aziende campione hanno citato principalmente come fonte di pressione al rialzo l’aumento dei prezzi delle materie prime. Allo stesso tempo, i manifatturieri in Italia, nel tentativo di proteggere i margini di profitto, per la prima volta in sette mesi, anche se solo lievemente, hanno aumentato i loro prezzi di vendita.
Guardando avanti, i produttori di beni italiani sono risultati mediamente fiduciosi che la produzione aumenterà rispetto ai livelli attuali nei prossimi 12 mesi. Le aziende sperano in una ripresa della domanda, in un abbassamento dei tassi di interesse e in una generale ripresa del mercato. In quest’ultima indagine, tuttavia, l’ottimismo è sceso al di sotto della media storica.
Commento
Analizzando i dati PMI, Jonas Feldhusen, Junior Economist, Hamburg Commercial Bank AG, ha riportato: “Come rivelano gli ultimi dati HCOB PMI, a marzo il settore manifatturiero italiano rimane nettamente in crisi, senza alcun segnale di miglioramento. Continua la situazione negativa, con una nuova flessione dei nuovi ordini riconducibile alla debolezza del settore manifatturiero. La scena economica rimane instabile per le aziende manifatturiere, in quanto si devono attendere le tariffe reciproche statunitensi, previste dal 2 aprile. A medio termine, il settore potrebbe beneficiare delle conseguenze dei cambiamenti geopolitici. In particolare, la deregolamentazione da parte di Bruxelles, il riarmo dell’Europa e l’immenso pacchetto di debito tedesco per la difesa e le infrastrutture potrebbero scuotere il debole settore manifatturiero italiano. Tuttavia, a marzo lo stato attuale resta incerto, con un peggioramento delle prospettive aziendali. Il calo delle giacenze degli acquisti e la continua riduzione dei livelli di scorte mostrano un quadro desolante di un settore in declino. Le aziende manifatturiere stanno ottimizzando sempre più la loro capacità operativa., e ciò si ripercuote inevitabilmente sulla forza lavoro del manifatturiero, causando ulteriori riduzioni dell’occupazione. Tuttavia, molte aziende cercano di evitare licenziamenti di massa, non sostituendo i dipendenti che si dimettono volontariamente o vanno in pensione. Esaminando l’andamento dei prezzi, i prezzi di acquisto sono aumentati per il quarto mese consecutivo. Tuttavia, il livello attuale rimane contenuto rispetto alla media storica e il ritmo dell’inflazione si è attenuato. I prezzi di vendita sono aumentati su base mensile dopo i precedenti cali volti a stimolare le vendite. Le imprese aderenti all’indagine hanno attribuito l’ultimo aumento dei prezzi agli sforzi per proteggere i margini di profitto. Tutti i sottosettori manifatturieri sono alle prese con la crisi attualmente in corso. Secondo i dati HCOB PMI di marzo, quello dei beni di consumo, che negli ultimi mesi era stato il più resistente, si è nuovamente deteriorato. In particolare, i settori dei beni intermedi e di investimento, colpiti dall’indebolimento dell’ottimismo in Europa, hanno dovuto affrontare ulteriori cali della produzione e degli ordini.”