HCOB PMI®: primo aumento in due anni della produzione industriale dell’Eurozona

I dati HCOB PMI® redatti da S&P Global di fine del primo trimestre hanno mostrato i primi segnali di una significativa ripresa del settore manifatturiero dell’eurozona, con i risultati finali dell’indagine che segnalano il primo aumento mensile della produzione manifatturiera in due anni. L’espansione è stata la più veloce in quasi tre anni, ma nel complesso è stata solo marginale e inferiore alla media storica. I maggiori volumi produttivi sono stati raggiunti nonostante un ulteriore calo (anche se più lento) dei nuovi ordini. Il livello occupazionale, l’attività di acquisto e le giacenze hanno continuato a diminuire, mentre la fiducia delle imprese ha subito un lieve calo.

L’HCOB PMI del Settore Manifatturiero Eurozona, che misura lo stato di salute delle aziende manifatturiere dell’eurozona ed è redatto da S&P Global, è salito a marzo per il terzo mese consecutivo a 48.6 da 47.6 di febbraio. Sebbene ciò indichi ancora un deterioramento dello stato di salute del settore manifatturiero, il PMI ha segnalato un calo complessivamente modesto e il più contenuto dal gennaio 2023.

Tra le nazioni coperte dall’indagine PMI, solo due a marzo hanno registrato valori dei rispettivi PMI manifatturieri in crescita: Grecia e Irlanda. La ripresa della Grecia è stata complessivamente elevata e la più rapida in quasi un anno, mentre quella irlandese ha perso vigore. Le condizioni delle imprese manifatturiere nelle altre nazioni sono rimaste difficili, anche se si sono registrati alcuni timidi segnali di ripresa, in particolare nelle due grandi economie dell’Unione monetaria, la Germania e la Francia, dove i dati del PMI manifatturiero sono stati rispettivamente i più alti degli ultimi 31 e 26 mesi.

L’ultima indagine HCOB PMI ha riportato un nuovo aumento della produzione manifatturiera in tutta l’area dell’euro. Sebbene nel complesso sia solo marginale, l’espansione è stata la prima in due anni e la maggiore dal maggio 2022. La crescita della produzione si è in particolare verificata nonostante un nuovo calo mensile del volume dei nuovi ordini, diminuiti a marzo così come successo ininterrottamente da quasi tre anni. Detto questo, il tasso di calo è stato il più debole di questo periodo. I mercati esteri, incluso il traffico intra eurozona, hanno continuato a frenare l’andamento delle vendite, con un ulteriore calo della domanda da parte dei clienti oltre i territori nazionali. Il ritmo di contrazione è stato tuttavia il più contenuto dall’aprile 2022.

Il livello degli ordini in fase di lavorazione di marzo si è ridotto in tutto il settore manifatturiero dell’Eurozona, grazie all’aumento della produzione e al calo dei nuovi ordini. Il calo del lavoro inevaso è stato tuttavia il minore da luglio 2022. Alla fine del primo trimestre, le aziende manifatturiere dell’Eurozona hanno ridotto ulteriormente il numero dei loro dipendenti a causa dei segnali di eccesso di capacità. Ciononostante, il tasso di riduzione dei posti di lavoro si è ridotto rispetto al record di quattro anni e mezzo di febbraio ed è stato il più debole degli ultimi sette mesi.

Alla fine del primo trimestre, anche se al tasso minore in poco più di due anni e mezzo, le aziende manifatturiere dell’Eurozona hanno ridotto la loro quantità di acquisti. Le giacenze delle materie prime e dei semilavorati, tuttavia, sono diminuite ad un ritmo leggermente superiore rispetto a febbraio. Come ogni mese da quasi due anni, anche le scorte di prodotti finiti hanno riportato un calo.

Le aziende manifatturiere dell’area euro che fanno parte all’indagine hanno allo stesso tempo segnalato tempi di consegna dei fornitori più rapidi. Il miglioramento delle prestazioni dei fornitori riportato è stato il maggiore da giugno dello scorso anno.

A marzo, i prezzi di acquisto delle aziende manifatturiere dell’area euro hanno continuato a crescere, estendendo la tendenza inflazionistica registrata finora quest’anno. Anche se più rapido, raggiungendo un massimo di sette mesi, il tasso di crescita è rimasto contenuto rispetto alla media dell’indagine. I prezzi di vendita dei beni manifatturieri dell’area dell’euro sono aumentati marginalmente conseguentemente all’intensificazione delle pressioni sui costi, segnando il primo aumento mensile dall’agosto dello scorso anno.

Guardando ai prossimi dodici mesi, le imprese del manifatturiero dell’area dell’euro prevedono maggiori volumi di produzione, con aspettative di crescita leggermente superiori alla media della serie. Il livello di ottimismo è tuttavia sceso ai minimi in tre mesi.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese di marzo

Grecia 55.0 massimo in 11 mesi

Irlanda 51.6 minimo in 2 mesi

Paesi Bassi 49.6 minimo in 2 mesi

Spagna 49.5 minimo in 14 mesi

Francia 48.5 (flash: 48.9) massimo in 26 mesi

Germania 48.3 (flash: 48.3) massimo in 31 mesi

Austria 46.9 massimo in 25 mesi

Italia 46.6 minimo in 2 mesi

Commento

Analizzando i dati PMI, Dr. Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso la Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato: “Il terzo aumento mensile consecutivo del PMI e il superamento della soglia di crescita dell’indice della produzione sono significativi che le cose si stanno mettendo bene per il settore. Una parte significativa di questi movimenti può avere a che fare con l’acquisizione anticipata degli ordini dagli Stati Uniti in vista dei dazi, che potrebbe però causare qualche contraccolpo nei prossimi mesi. Tuttavia, alla luce degli sviluppi geopolitici, si ipotizza sempre più che nei prossimi anni il settore della difesa si espanderà in modo significativo, con effetti positivi diretti e indiretti sul settore manifatturiero. L’inflazione nel settore rimane però contenuta. Tuttavia, anche se a marzo la quotazione del petrolio e del gas è scesa significativamente, è straordinario che i prezzi di acquisto siano aumentati leggermente. Ciò potrebbe indicare che i prezzi di altri fattori di produzione sono aumentati. La BCE monitorerà attentamente la situazione, poiché negli ultimi anni l’inflazione è diminuita soprattutto grazie al calo di prezzo dei beni, mentre quella dei servizi è rimasta ostinatamente alta. Se i prezzi dei beni dovessero continuare ad aumentare, il quadro dell’inflazione si complicherebbe. Anche se lentamente, la situazione potrebbe cambiare. I nuovi ordini non sono quasi più in calo, i licenziamenti sono in diminuzione e le riduzioni dell’attività di acquisto delle materie prime e dei semilavorati avvengono a un ritmo molto più lento rispetto a qualche mese fa. Dato l’utilizzo relativamente basso della capacità produttiva del settore mostrato dai dati ufficiali, qualsiasi spesa pubblica aggiuntiva nel settore della difesa e nelle aree adiacenti potrebbe fornire una spinta di crescita molto efficace senza aumentare drasticamente l’inflazione. Mentre il PMI è aumentato nelle economie maggiori dell’euro, Germania e Francia, l’Italia è rimasta indietro e la Spagna, che precedentemente rappresentava l’emblema della crescita, ha indicato un valore al di sotto di 50 per il secondo mese consecutivo. C’è la speranza che la spesa fiscale in Germania non solo aumenti in modo significativo, ma che si diffonda anche in altri Paesi, dando impulso ai loro tassi di crescita. Questa speculazione non è ingiustificata, ma molto probabilmente si farà sentire solo a partire dal 2026”.

Immagine di senivpetro su Freepik

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