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title: "Giornata mondiale del Made in Italy: cosa frena l’ascesa dell’eccellenza italiana nel mondo?"
url: https://giornaledellepmi.it/giornata-mondiale-del-made-in-italy-cosa-frena-lascesa-delleccellenza-italiana-nel-mondo/
author: "Redazione"
published: 2024-04-12T07:20:19+02:00
modified: 2024-04-11T18:48:32+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INTERNAZIONALIZZAZIONE"]
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# Giornata mondiale del Made in Italy: cosa frena l’ascesa dell’eccellenza italiana nel mondo?

*Redazione · 12 Aprile 2024 · Il Giornale delle PMI*

> Cinque imprenditori raccontano il loro punto di vista sulla tutela del Made in Italy nei loro rispettivi settori: automotive, automazione industriale, olografia-nuove tecnologie, design e giuridico.

**626 miliardi di** **Euro, è questo il valore delle esportazioni italiane nel mondo**. Sempre secondo Istat, il 2023 ha registrato una lieve flessione nell’export verso i mercati dell’Eurozona (-2,4%), mentre aumenta la percentuale verso i mercati extra UE (+2,5%), con un focus particolare nell’area Opec (+12,3%).

 

Made in Italy sempre più apprezzato, non solo nei tre settori – Fashion, Food and Furniture- che tradizionalmente vengono associati all’eccellenza italiana, ma anche nel mondo dei macchinari e delle apparecchiature, con 101.134milioni di euro, seguiti dalla produzione di prodotti in metallo.

 

Il **Made in Italy****, in ambito internazionale, viene percepito come garanzia di** **qualità dei materiali,** **di grande ingegno progettuale, di** **accuratezza delle lavorazioni** **e nel de****sign**, caratteristiche che concorrono a una riconoscibilità immediata della manifattura italiana.

 

In occasione della giornata mondiale dedicata al Made in Italy, che ricorre il 15 aprile, diventa importante **fare il punto su come questo** **fiore all’occhiello** **nazionale possa** **essere tutelato per c****ontinuare a crescere** **e** **rafforzare** **la propria reputazione**, in un mercato globale sempre più competitivo.

 

Burocrazia, difficoltà di accesso al credito, scarsità di artigiani e lavoratori altamente specializzati, fino al costo del lavoro e tassazione tra i più alti d’Europa, rappresentano un mix erosivo che mina la stabilità delle Pmi italiane, cuore del tessuto imprenditoriale italiano, mettendo a rischio know how e tradizioni produttive di inestimabile valore.

 

**La forza del Made in Italy, quindi, da sola non basta**: in ogni settore produttivo il problema è percepito come reale e si demanda alle istituzioni una presenza più incisiva per permettere alle Pmi di essere competitive e di crescere.

 

**Roberto Impero, Ceo di SMA Road Safety**, eccellenza italiana a livello internazionale nella produzione di dispositivi stradali salvavita, come le barriere laterali e gli attenuatori d’urto, non nasconde la sua preoccupazione “*la competizione straniera nel nostro settore sta causando la vendita di prodotti a un prezzo nettamente inferiore a quello di mercato, rendendo insostenibile per i produttori* *nazionali* *stare al passo**. I costi della manodopera, le normative sulla sostenibilità e la sicurezza dei lavoratori, oltre alle tasse, gravano poi in modo importante sulla competitività del prodotto italiano rispetto a quello importato. C’è poi un problema di carattere qualitativo**:* *le aziende italiane sono apprezzate e ricon**osciute nel mondo per l’alta tecnologia dei prodotti e per la conformità ai principi ESG, ma purtroppo nel nostro paese vengono impiegate barriere turche, albanesi o coreane senza alcun controllo di conformità dei produttori ai medesimi principi. Di fatto* *basta un certificato CE per installare prodotti a basso costo e di scarsa qualità, danneggiando i produttori nostrani e impattando negativamente sulla sicurezza di chiunque viaggi su strada.*

 

*È quindi fondamentale intensificare i controlli sulla qualità delle soluzioni straniere e* *in particolar modo sull’affidabilità delle aziende produttrici. Qualora, infatti, un prodotto preposto a salvare vite umane non dovesse funzionare, in che modo potremo rivalerci legalmente con il produttore che ha sede legale in Turchia, Albania o Corea?”.*

 

Nel mondo dell’automazione, **Paola Veglio, a capo di Brovind Vibratori S.p.A**., azienda che realizza soluzioni personalizzate di movimentazione industriale su base vibrante, racconta che “*l’accuratezza progettuale e la continua ricerca tecnologica dei nostri macchinari sono l’unica ancora di salvezza di fronte a una concorrenza estera, sempre più agguer**rita. La distanza che separa le istituzioni dalle aziende, specialmente le Pmi, è enorme, spesso siamo abbandonati a noi stessi nella gestione dei problemi, così come delle iniziative che generano valore aggiunto per il territorio. Il costo del lavoro, poi**, svantaggia* *terribilmente* *le Pmi italiane* *rispetto all’estero, sia nel reperimento delle risorse, sia nella competitività di prodotto. Mi chiedo inoltre come sia possibile* *che nel nostro paese certi materiali o soluzioni stranieri superino i controlli che, di norma, dovrebbero essere rigidi, così come accade ai nostri macchinari esportati. Fino a quando perdureranno queste disuguaglianze, sarà sempre più difficile per le azi**ende “sane ed etiche” competere equamente. Norme oggettive che stabiliscano parametri su materiali, sicurezza, ambiente e tutela del personale sarebbero certamente di grande aiuto. Sul fronte della carenza di personale qualificato penso che sia necessario,* *da parte di Pmi e istituzioni, proporre una narrazione diversa dell’operaio e dell’artigiano, il cui lavoro è sempre più tecnologicamente avanzato e ricopre un ruolo fondamentale nel portare alta nel mondo la bandiera dell’eccellenza produttiva italiana”.*

 

**Antonio Franzese, Ceo di Media Engineering**, azienda capitolina all’avanguardia nei settori dell’olografia e dell’AI, racconta “*l’Italia conta su vere e proprie eccellenze nel campo dell’innovazione tecnologica; come Media Engineering siamo orgogliosi di guidare il futuro dell’olotrasporto e dell’interazione uomo-macchina. L’obiettivo è creare soluzioni che migl**iorino concretamente la vita delle persone e puntiamo a rendere il Made in Italy in questo specifico settore un punto di riferimento globale. Per tutelare la competitività internazionale delle aziende italiane, nel nostro campo, è necessario un approccio* *multifocale delle istituzioni, con maggiori investimenti in ricerca e sviluppo, la promozione di una formazione specializzata per preparare professionisti qualificati, l’introduzione di incentivi all’innovazione e la protezione della proprietà intellettual**e. Inoltre è essenziale* *facilitare l’accesso ai mercati internazionali attraverso supporto strategico e accordi commerciali, forne**ndo* *assistenza concreta alle start-up e alle PMI per sostenere la loro crescita e l’internazionalizzazione,* *e* *creando un ecosistema che non solo stimol**i* *l’innovazione ma anche tutel**i* *e valori**zzi* *le creazioni italiane nel panorama globale*“.

 

**Alessandro Gatti, founder di maisonFire**, azienda che produce caminetti green e tecnologici, senza canna fumaria, spiega che *“ciò che ci permette di competere con le grandi aziende inglesi, irlandesi* *e cinesi è il design italiano che caratterizza i nostri camini e le nostre ambientazioni, la cura del dettaglio e la qualità del servizio pre e post vendita, tutti aspetti molto appre**zzati, anche all’estero. Da un punto di vista dell’export, sono molte le nazioni che contano su un appoggio istituzionale per la creazione di reti e collaborazioni commerciali, cosa che nel nostro paese andrebbe potenziata. Altro aspetto che ci penalizza è* *senza dubbio legato ai processi produttivi che in Italia sono rigidamente regolamentati, oltre al costo del lavoro molto elevato; fattori tutti italiani che in molti paesi stranieri, nostri competitor nei mercati globali, non sussistono. Il nostro è un pa**ese dalle mille risorse; sono fiducioso che le istituzioni possano imparare a valorizzare al meglio l’eccellenza italiana nel mondo, ascoltando di più la voce di chi, quotidianamente, contribuisce a difenderne i valori di eccellenza e innovazione, le Pmi”.*

 

Secondo l’Avvocato **Fabio Maggesi**, founder dello studio **MepLaw**, che garantisce nel mondo assistenza legale in lingua italiana ai connazionali che gestiscono business all’estero, *“è il Made in Italy, per sua natura, ad aver difficoltà d’esportazione: in quanto prodotto d’eccel**lenza, risulta non replicabile e standardizzabile e si scontra per questo con svariate limitazioni imposte dai diversi paesi stranieri. A questo si aggiunge l’imposizione fiscale italiana che lascia poco spazio alle aziende per investimenti oltre confine,* *bloccando potenziali opportunità di differenziazione del business alle Pmi nostrane.* *Lo stato italiano, a tutela del Made in Italy, dovrebbe imporre miglio**ri linee comunicative per distinguere il prodotto “italiano” dal Fake (o dal fac-simile). Spesso è proprio la mancanza di informazioni a non permettere di comprendere, al di fuori dei confini nazionali, le differenze tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere**. I danni conseguenti sono importanti: impattano sul* *nostro sistema produttivo e* *danneggiano l’immagine del* *prodotto realmente Made in Italy,* *con ripercussioni* *in termini di sicurezza, salute e perdita di posti di lavoro. Ciò che si auspica è quindi una maggiore* *qualità* *comunicativa del “prodotto 100% italiano” e una migliore politica legata all’agevolazione fiscale per chi ha intenzione di stabilire una propria filiera oltre i confini nazionali”.*

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Fonte: [Giornata mondiale del Made in Italy: cosa frena l’ascesa dell’eccellenza italiana nel mondo?](https://giornaledellepmi.it/giornata-mondiale-del-made-in-italy-cosa-frena-lascesa-delleccellenza-italiana-nel-mondo/), Il Giornale delle PMI.
