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title: "E-commerce: da solo canale di vendita a canale di comunicazione che interagisce con il cliente quasi in tempo reale"
url: https://giornaledellepmi.it/e-commerce-da-solo-canale-di-vendita-a-canale-di-comunicazione-che-interagisce-con-il-cliente-quasi-in-tempo-reale/
author: "A cura del Data Lab di BOOM Image Studio"
published: 2021-06-16T07:06:49+02:00
modified: 2021-06-15T21:58:06+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["La rassegna dell'una", "SALES"]
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# E-commerce: da solo canale di vendita a canale di comunicazione che interagisce con il cliente quasi in tempo reale

*A cura del Data Lab di BOOM Image Studio · 16 Giugno 2021 · Il Giornale delle PMI*

> Il digitale, dicono gli esperti, sarà la più grande opportunità per l’industria della moda. I due asset principali per competere in un mercato che entro il 2022 potrebbe valere 710 miliardi di dollari sono: immagini che sappiano trasmettere i valori delle aziende e i trend del momento, supportate da una tecnologia che mette al centro il cliente.

Partiamo da un concetto: “**Fare un acquisto è un’azione emotiva**”. E in settori come la moda lo è ancora di più. L’e-commerce, dunque, deve “catturare” l’utente con immagini accattivanti, oltre che con un’esperienza sempre più personalizzata e simile a quella del negozio fisico. Se in passato i negozi online erano caratterizzati da foto tutte uguali, in cui le modelle erano “tagliate” a livello del collo perché le clienti si immedesimassero il meno possibile, per risultare neutre e mettere in risalto soltanto il capo, oggi tutto è cambiato.

 

A fare la differenza, in questo caso, sono stati i marchi del fast fashion. Importanti online players come Maches, Ssense, MyTheresa, Net A Porter hanno creato le sezioni *editorial* a supporto dell’e-commerce. Zara è stato uno dei primi a **trasformare gli still life dell’e-commerce in vere e proprie campagne**, una per ogni capo, con foto ambientate e modelle/modelli famose/i. Scatti che rispecchiano in pieno lo stile di vita, i valori, la personalità che il brand vuole associare a sé.

                 

### **Il successo dell’e-commerce spinge i brand a reinventare la propria identità**

 

Con la pandemia, **l’e-commerce si è trasformato nel primo canale di vendita per la moda** e tutti, anche i marchi che non erano forti online, si sono dovuti adeguare. Il 30% degli executive intervistati da McKinsey per la *McKinsey Global Fashion Index Analysis 2021* sostiene che **il digitale sarà la più grande opportunità per l’industria della moda**. Secondo i dati del rapporto *The Fashion and Apparel Industry*, il **fatturato** mondiale dell’e-commerce dovrebbe aumentare dai 481,2 miliardi di dollari del 2018 a **oltre 710 miliardi entro il 2022**. A crescere non saranno le vendite retail, ma quelle digitali. Proprio per questo diventa sempre più importante **lavorare sull’immagine online e coordinata del brand**: a partire dalle foto, tutti i marchi, finalmente, stanno creando contenuti cross canale che **comunichino l’identità dell’azienda**.

 

Chi per primo ha catturato questo cambio di passo, e ha creato l’immagine degli e-commerce multibrand in primis e poi di brand come **Zara** e **Mango**, non solo ha usato un’altissima qualità della fotografia, ma soprattutto ha **trasmesso nel visual dei valori nei quali gli utenti possano rispecchiarsi**. Ora tutti li seguono. È per questo che **l’immagine per il commercio digitale** da statica è diventata editoriale, coinvolgente e ambientata. Insomma, la moda evolve come evolve la società, e in un mondo sempre più digitale e interconnesso la differenza la fa chi riesce a captare per primo – e trasmettere attraverso l’immagine – la sensibilità, sempre nuova e sorprendente, di un pubblico appassionato di moda.

 

Cosa fare quindi per essere sempre nelle prime posizioni della gara tra i brand?

                 

### **Seguire la domanda: dalla size inclusivity alla gender fluidity, passando per la personalizzazione**

 

Perché uno shop online sia veramente efficace deve essere non solo in grado di rappresentare i capi delle collezioni in modo egregio, ma deve anche **colpire l’immaginario del consumatore** ed essere credibile rispetto a quanto l’azienda racconta a livello di valori di brand. La moda, anche quella online, deve andare incontro alla realtà delle persone. Proprio per questo i siti degli e-commerce più rodati stanno **personalizzando al massimo** l’esperienza dello shopping, creando delle micro-categorie. Si pensi ad **Asos**, che ha diverse linee di abbigliamento rispetto ad altezza e fisicità promuovendo un concetto di **size inclusivity**. Altri esempi sono Revolve, Good Americans, Shein, Fashionova. Oggi è fondamentale che la gallery online dei marchi di moda dia **a** **tutti i corpi uguale dignità di rappresentazione**.

 

Si pensi ad alcuni brand, da **Nike** a **Zalando**, che hanno cominciato ad aprire l’immaginario del fashion, anni fa, attraverso un casting più inclusivo de\* modell\* o a brand come **Levi’s, Mara Hoffman, Dove**, che raccontano senza paura tutti i **vari tipi di fisicità**. O aziende come Gucci, che nel suo shop online promuove sempre più un corpo **genderfluid**, raccontando una moda sempre più “fluida”, che sta scardinando il concetto di mascolinità e femminilità nell’abbigliamento, permettendo a **ciascuno di vestire ciò che vuole** senza che questo implichi una definizione di genere.

 

Insomma, si punta ad **avvicinarsi alla realtà di chi, quei capi, li indosserà per davvero**. Le **foto vengono ritoccate sempre meno**, lasciando in risalto i “difetti” di chi indossa i capi, consentendo ai clienti di immedesimarsi. Immagini sempre più **vere e inclusive**: donne con hijab, persone con disabilità fisiche, smagliature in vista.

                 

### **Per cogliere la richiesta del consumatore reale con prontezza, la tecnologia è la chiave**

 

Inutile negare che a fare la vera differenza, oltre alla capacità di andare incontro alla richiesta del mercato, è la **velocità che deve caratterizzare la risposta dei brand** al mutare dei gusti e delle abitudini dei consumatori. Si pensi alla corsa fatta nell’ultimo anno per seguire, complice la pandemia e la reclusione in casa, il trend “**atheleisure**”. Molti brand si sono adeguati quasi in tempo reale – vedi **Gucci, Dior, Armani** – all’idea **comfort** che ha fatto da padrona nelle vite di tutti i consumatori durante il 2020, cavalcando l’onda dello “stay at home” che ci ha accompagnati per i lunghi periodi di lockdown, e quindi riproponendo in chiave fashion capi che prima restavano sepolti nel fondo del magazzino (tute, capi in felpa, maglie oversize, pigiami).

 

Cosa può fare la differenza nella corsa al consumatore? **Analisi predittive**, che grazie all’intelligenza artificiale consentono di conoscere in ogni momento i gusti dei clienti, proponendo un’offerta sempre personalizzata. **Sistemi di NLP**, come chatbot e assistenti virtuali, in grado di migliorare costantemente l’interazione con il cliente, o ancora piattaforme innovative come quella creata da **BOOM**, in grado di identificare i visual più performanti per ogni occasione di utilizzo, producendoli poi in modo sistematizzato e scalabile a livello globale. Tutto questo al fine di intercettare i cambiamenti e riproporli online **quasi in tempo reale**. Insomma, la tecnologia deve essere vista come un trend orizzontale che inevitabilmente aiuterà a ridisegnare tutta la filiera dell’industria della moda.

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Fonte: [E-commerce: da solo canale di vendita a canale di comunicazione che interagisce con il cliente quasi in tempo reale](https://giornaledellepmi.it/e-commerce-da-solo-canale-di-vendita-a-canale-di-comunicazione-che-interagisce-con-il-cliente-quasi-in-tempo-reale/), Il Giornale delle PMI.
