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title: "Direttiva NIS2: come i Bug Bounty Program possono aiutare le aziende?"
url: https://giornaledellepmi.it/direttiva-nis2-come-i-bug-bounty-program-possono-aiutare-le-aziende/
author: "Redazione"
published: 2024-11-20T06:50:25+01:00
modified: 2024-11-19T17:30:43+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["TECNOLOGIA"]
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# Direttiva NIS2: come i Bug Bounty Program possono aiutare le aziende?

*Redazione · 20 Novembre 2024 · Il Giornale delle PMI*

> Tra le azioni a beneficio della riduzione del rischio informatico, la direttiva NIS2 parla anche di Vulnerability Disclosure Policies (VDP), che, se incentivate, assumono le caratteristiche dei programmi di Bug Bounty e vengono normalmente gestite tramite le stesse piattaforme. Cosa sono questi programmi? Quali sono i vantaggi che possono apportare al business?

A partire dal **17 ottobre** la **normativa** **NIS2**, parte del più ampio Cyber Resilience Act approvato dal Parlamento Europeo nel marzo 2024, è entrata in vigore per **favorire il rafforzamento e la protezione contro le minacce informatiche** di tutti i fornitori di servizi digitali, operatori di servizi essenziali (energia, trasporti, salute, servizi finanziari) ed enti pubblici\[1\]. Sono quindi **oltre 160.000 le aziende in Europa chiamate a rivedere e potenziare le misure di sicurezza dei loro prodotti**.

 

La Commissione europea prevede che, nei primi anni successivi all’attuazione della NIS2, le organizzazioni dovranno affrontare un aumento massimo del 22% della spesa per la sicurezza informatica e del 12% per quelle che rientrano già nell’ambito di applicazione dell’attuale direttiva\[2\]. Su questa spinta, si stima che **il mercato della cybersecurity in Europa raggiungerà i 60 miliardi alla fine del 2024, fino a toccare i 90 miliardi nel 2027**\[3\].

 

**Ma cosa sono le Vulnerability Disclosure Policies?**

 

Tra le misure a beneficio della riduzione del rischio informatico, la direttiva NIS2 parla anche di Vulnerability Disclosure Policies (VDP), che, se incentivate, assumono le caratteristiche dei programmi di Bug Bounty e vengono normalmente gestite tramite le stesse piattaforme.

 

Le VDP hanno l’obiettivo di **creare una politica di divulgazione responsabile delle vulnerabilità** e di **raccoglierle per gli enti e per le aziende in maniera strutturata** da parte delle decine di migliaia di hacker etici sparsi per il mondo. Una parte importante di queste politiche è che **strutturano una metodologia, definiscono un processo e i corretti ruoli di gestione, creano un dialogo strutturato con la comunità di hacker etici** e, in particolare, **facilitano la corretta gestione e la risoluzione delle vulnerabilità**.

 

Si parla di *“recognised”* nel caso in cui i programmi VDP prevedono un riconoscimento all’hacker della vulnerabilità identificata; diventano, invece, ***“incentivized”*** nel caso in cui **prevedono il pagamento della vulnerabilità** e in questo caso assumono le caratteristiche dei programmi di **Bug Bounty** (dove il *“bounty”* è appunto il valore pagato all’hacker).

 

Questi ultimi permettono alle aziende di scoprire e mitigare le vulnerabilità prima che possano essere sfruttate malevolmente, e di migliorare la resilienza dei sistemi accedendo a una vasta rete di talenti in cybersecurity attraverso il crowdsourcing. Secondo **UNGUESS**, ([unguess.io/it/](http://unguess.io/it/)), la **piattaforma italiana leader del crowdtesting applicato alla cybersecurity**, un Bug Bounty Program richiede competenza e dedizione per essere organizzato al meglio.

 

**Ma quali sono i vantaggi di un Bug Bounty Program ben organizzato?**

 

- **Contare su una community di hacker affidabili**: sapere dove cercare e come scegliere i migliori hacker etici online è fondamentale per aiutare le aziende a raggiungere la maturità necessaria ad esporsi pubblicamente con i programmi VDP. Per questo motivo, il vantaggio principale che offre un buon programma di Bug Bounty è di migliorare la sicurezza aziendale sfruttando una comunità di centinaia di hacker etici certificati che collaborano tra loro e con i team di sicurezza per trovare le vulnerabilità, stimolati da ricompense che li portano a dare sempre il meglio di sé.
- **Dimostrare di conoscere il mercato**: al contrario di ciò che dipinge l’immaginario collettivo, un Bug Bounty Program non è una generica chiamata alle armi tramite un post sul sito aziendale o sui social. Si tratta, al contrario, di un’attività molto strutturata in termini di avvio e di gestione, anche per le organizzazioni già esperte del mondo della sicurezza informatica. Per le aziende che implementano programmi di Bug Bounty, vi è la possibilità di incrementare la conoscenza della sicurezza informatica aziendale grazie all’interazione con le comunità di ricercatori di sicurezza certificati.
- **Ottimizzare la gestione interna tramite processi strutturati**: gli hacker etici e non etici, per natura, segnalano spesso le vulnerabilità alle aziende ed enti, tuttavia, quando questo processo manca di coordinamento e gestione continua delle risorse in gioco, può generare un sovraccarico di gestione da parte dei tecnici interni. Con un regolamento chiaro e un’accurata profilazione delle figure professionali coinvolte nel progetto è possibile evitare questo spiacevole inconveniente.

 

*“Le attività obbligatorie previste dalla NIS2 stanno progressivamente spostando il focus da un approccio passivo nei confronti della sicurezza in rete a uno pr**oattivo e orientato alla gestione del rischio. In quest’ottica, i programmi di Bug Bounty possono rivelarsi uno strumento efficace per qualsiasi realtà aziendale. Tuttavia, se non vengono gestiti al meglio, si corre il rischio reale di impattare sull’effic**ienza dell’azienda. In UNGUESS fin dal principio, ci siamo posti il problema di come una qualsiasi azienda possa sviluppare un Bug Bounty Program di qualità e che potesse attirare alcuni dei migliori hacker etici, pur non avendo strutture e disponibilità p**aragonabili a quelli di colossi come Google, Meta o Microsoft. Abbiamo trovato una soluzione a tutte queste e altre criticità creando UNGUESS SECURITY, una piattaforma di oltre 500 ethical hacker in crowdsourcing, sotto il nostro coordinamento. In questo m**odo l’ethical hacker, con la nostra piattaforma, smette di essere identificato ingiustamente come oscuro individuo e diventa invece una risorsa affidabile, conosciuta e pronta a mettersi al servizio della sicurezza di un’impresa. Da sempre la sua natura.”* afferma **Luca Manara, CEO di UNGUESS**.

 

\[1\] In alcuni casi vigono anche criteri dimensionali: almeno 50 dipendenti e 10 milioni di fatturato.

 

\[2\][https://www.mondaq.com/unitedstates/security/1238272/nis2-directive-new-cybersecurity-rules-expected-in-the-eu](https://www.mondaq.com/unitedstates/security/1238272/nis2-directive-new-cybersecurity-rules-expected-in-the-eu)

 

\[3\] [https://www.mordorintelligence.com/industry-reports/europe-cybersecurity-market](https://www.mordorintelligence.com/industry-reports/europe-cybersecurity-market)

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Fonte: [Direttiva NIS2: come i Bug Bounty Program possono aiutare le aziende?](https://giornaledellepmi.it/direttiva-nis2-come-i-bug-bounty-program-possono-aiutare-le-aziende/), Il Giornale delle PMI.
