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title: "Deloitte: il rischio climatico in Italia può costare fino al 6% del Pil entro il 2050"
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author: "Redazione"
published: 2026-06-12T06:40:31+02:00
modified: 2026-06-11T21:12:47+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# Deloitte: il rischio climatico in Italia può costare fino al 6% del Pil entro il 2050

*Redazione · 12 Giugno 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Solo il 14% delle Pmi italiane ha adottato misure per la continuità operativa in caso di eventi estremi e appena il 10% ha introdotto azioni di adattamento rivolte a infrastrutture e asset fisici.

- *Solo il 14% delle Pmi italiane ha adottato misure per la continuità operativa in caso di eventi estremi e appena il 10% ha introdotto azioni di adattamento rivolte a infrastrutture e asset fisici.*
- *Investimenti: per l’83% delle Pmi la strategia è orientata su un orizzonte di massimo di cinque anni.*
- *Le voci di investimento riguardano: coperture assicurative (54%), interventi di adattamento infrastrutturale (23%) e sistemi di monitoraggio del rischio (20%).*
- *Solo il 18% si dichiara pienamente preparato a rispondere alle richieste di banche e assicurazioni in materia di rischio climatico fisico.*

 

Il rischio climatico rappresenta sempre più una variabile strutturale per la competitività del Paese e i danni diretti alle infrastrutture italiane causati dal cambiamento climatico potrebbero raggiungere i 5 miliardi annui entro il 2050. A seconda dell’intensità degli impatti economici, potrebbe verificarsi una progressiva riduzione del Pil, compresa tra l’1,6% e il 6% entro il 2050. Tra le Pmi italiane, però, solo il 14% ha adottato misure per la continuità operativa in caso di eventi estremi e soltanto il 10% ha introdotto azioni di adattamento rivolte a infrastrutture e asset fisici.

 

Sono queste alcune delle principali evidenze emerse dal report di Deloitte **“Il rischio climatico in Italia. Dagli scenari alle proposte di intervento”**, che analizza l’impatto del rischio climatico sul contesto economico-finanziario italiano e la maturità delle piccole e medie imprese nell’affrontarne le sfide. Il report è stato realizzato con la collaborazione di esperti del **Politecnico di Milano**, dell’**Università Ca’ Foscari**, del team dell’**area Climate della Florence School of Regulation (European University Institute)** e con **Ipsos-Doxa**.

 

“*L’Italia, a causa della sua collocazione geografica nel Mediterraneo, è tra i Paesi europei in cui gli effetti del cambiamento climatico si manifestano più rapidamente* – commenta **Paolo D’Aprile, Sustainability** **Leader di Deloitte Central Mediterranean** – *e le principali proiezioni indicano un aumento delle temperature superiore ai 2°C rispetto ai livelli preindustriali già nel prossimo decennio**. Il cambiamento climatico produce già oggi perdite economiche rilevanti che si amplificheranno in futuro. In questo scenario investire in strategie di mitigazione e adattamento non significa solo rispondere a vincoli normativi o finanziari, ma cogliere un’opportunità concreta per rafforzare la capacità di crescita e innovazione delle imprese e dei territori*”.

 

## **L’impatto su infrastrutture e turismo**

 

I danni diretti annui alle infrastrutture italiane causati dagli impatti del rischio climatico potrebbero raggiungere circa 2 miliardi di euro entro il 2030 e 5 miliardi entro il 2050. Considerando anche gli effetti indiretti, come l’interruzione dei servizi e gli impatti sulle catene di fornitura, il costo complessivo stimato si colloca tra 11,5 e 18 miliardi l’anno al 2050. Per il settore del turismo si stima invece una contrazione della domanda fino all’8,9% in caso di un forte aumento della temperatura media (+4°C), e perdite dirette per circa 52 miliardi di euro. In uno scenario di aumento della temperatura di 2°C, invece, le perdite dirette stimate sarebbero di circa 17 miliardi di euro.

 

## **Gli effetti sul Pil**

 

In questo senso, si prevede una progressiva riduzione del Pil compresa fra l’1,6% e il 6% entro il 2050, a seconda dell’intensità degli impatti economici e dello scenario considerato e rispetto a un contesto non interessato dal rischio climatico. Un danno economico che tende ad accumularsi in maniera non lineare e ad accelerare progressivamente nel tempo. In particolare, il rischio climatico si trasmette dall’economia reale del Paese a quella finanziaria in differenti modalità, come il costo di rifinanziamento, l’aumento del debito pubblico e la compressione dello spazio fiscale.

 

## **Il livello di maturità delle piccole e medie imprese italiane**

 

Dall’indagine promossa da Deloitte e condotta da Ipsos-Doxa emerge che solo il 34% delle piccole e medie imprese intervistate attribuisce al tema un ruolo significativo o centrale nei propri framework di gestione del rischio e appena il 39% delle stesse dichiara un’esposizione molto o abbastanza elevata ai rischi climatici fisici su un orizzonte decennale. Allo stesso tempo, solo il 14% delle Pmi italiane ha implementato misure a supporto della continuità operativa del business in caso di eventi estremi, così come appena il 10% ha introdotto azioni di adattamento verso infrastrutture e asset fisici. Nel complesso, emerge un approccio strategico di breve periodo e poco strutturato.

 

“*Da un lato* – aggiunge **Elio Santoro, General Manager di Deloitte Climate & Sustainability** – *alcune grandi imprese italiane mostrano livelli di maturità più avanzati rispetto al tema della sostenibilità e alla percezione del rischio climatico, dall’altro lato le piccole e medie imprese evidenziano un percorso di consapevolezza e adattamento ancora disomogeneo. Le Pmi sono chiamate a compiere un salto in avanti, dal momento che gli interventi di adattamento previsti non sono di natura strutturale e sono prevalentemente orientati verso l’adozione di coperture assicurative, oltre a pianificare investimenti che abbracciano un orizzonte temporale di breve termine*”.

 

In termini di investimenti dichiarati o pianificati, la strategia delle Pmi riflette una visione orientata su un orizzonte temporale di massimo di cinque anni (83%), per un importo complessivo inferiore a 100.000 euro entro i tre anni (77%). Le principali voci di investimento sono dominate dalle coperture assicurative (54%), seguite da interventi di adattamento infrastrutturale (23%) e da sistemi di monitoraggio del rischio (20%). Le imprese che si sentono pienamente preparate a rispondere alle richieste di banche e assicurazioni in materia di rischio climatico fisico sono una minoranza del campione (18%). Il report indica come le piccole e medie imprese facciano prevalentemente ricorso a soluzioni tradizionali e non più del 18% delle imprese intervistate si serve di strumenti digitali, tra cui l’intelligenza artificiale, o piattaforme per la gestione del rischio climatico fisico.

 

“*L’intelligenza artificiale –* conclude **D’Aprile** *– rappresenta una delle principali leve per massimizzare il ritorno sugli investimenti ed incrementare la resilienza climatica delle infrastrutture. Sia per le istituzioni pubbliche che per le imprese, è fondamentale valutare le applicazioni dell’IA in base alla propria esposizione ai rischi e investire in digitalizzazione, infrastrutture tecnologiche, strategie dati e monitoraggio continuo delle analisi di rischio*”.

 

**Metodologia**

 

*Con il supporto di Deloitte, esperti del Politecnico di Milano, dell’Università Ca**‘** Foscari e del team dell’area Climate della Florence School of Regulation (European University Institute) hanno sviluppato un rapporto volto a offrire a imprese e istituzioni un quadro scientifico di riferimento sugli impatti ﬁsici, economici e ﬁnanziari del rischio climatico in Italia. Ipsos-Doxa ha inoltre realizzato per Deloitte un’indagine su 350 PMI italiane distribuite sul territorio nazionale, per analizzare il livello di consapevolezza del rischio climatico e la sua integrazione nei processi decisionali aziendali.*

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Fonte: [Deloitte: il rischio climatico in Italia può costare fino al 6% del Pil entro il 2050](https://giornaledellepmi.it/deloitte-il-rischio-climatico-in-italia-puo-costare-fino-al-6-del-pil-entro-il-2050/), Il Giornale delle PMI.
