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title: "Covid-19, nel nuovo Dati Inail l’impatto della pandemia su trend infortunistico e mercato del lavoro"
url: https://giornaledellepmi.it/covid-19-nel-nuovo-dati-inail-limpatto-della-pandemia-su-trend-infortunistico-e-mercato-del-lavoro/
author: "Redazione SDI"
published: 2020-07-08T07:03:11+02:00
modified: 2020-07-07T18:37:28+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["La rassegna dell'una", "SALUTE-SICUREZZA"]
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# Covid-19, nel nuovo Dati Inail l’impatto della pandemia su trend infortunistico e mercato del lavoro

*Redazione SDI · 8 Luglio 2020 · Il Giornale delle PMI*

> Nell’istantanea scattata dal mensile curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, il punto della situazione sull’emergenza da nuovo Coronavirus e sulle sue ripercussioni senza precedenti a livello economico e sanitario.

Dal ruolo svolto dall’Istituto nella gestione dell’emergenza alle diverse tipologie di maschere e mascherine per il contenimento dei contagi, il nuovo numero del periodico statistico Dati Inail è interamente dedicato alla pandemia da Covid-19 e alle sue ricadute su economia, mercato del lavoro e andamento infortunistico. Dalla fotografia scattata dalla Consulenza statistico attuariale emerge, in particolare, che il totale degli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail tra l’inizio dell’anno e il 15 giugno, data dell’ultima rilevazione sui contagi da nuovo Coronavirus di origine professionale, ha presentato, rispetto allo stesso periodo del 2019, una flessione pari a circa il 25%.

 

**L’effetto lockdown sulla riduzione delle denunce di infortunio.** A influenzare il trend sono i cali registrati tra marzo e maggio, con una riduzione di circa 60mila infortuni denunciati rispetto allo stesso trimestre del 2019 (-35,4%), causata soprattutto della sospensione su tutto il territorio nazionale di ogni attività produttiva considerata non necessaria. Lo stop a molte attività in settori importanti per la nostra economia, infatti, ha determinato l’assenza di un elevato numero di lavoratori sul posto di lavoro e sulle strade, con conseguente diminuzione del rischio di infortunio. Al netto delle denunce di infezione sul lavoro da Covid-19, la riduzione degli infortuni tra gennaio e il 15 giugno sarebbe stata pari a circa il 40%, misura che ad oggi rappresenta una stima dell’effetto lockdown.

 

**Nel primo trimestre il Pil in calo del 4,7%.** Il blocco delle attività ha penalizzato in misura maggiore le micro (3-9 addetti) e piccole (10-49 addetti) imprese, che da sole hanno rappresentato più del 70% del totale delle chiusure, creando un’incertezza senza precedenti che ha avuto effetti immediati anche sulla produzione. Secondo i dati Istat di contabilità nazionale, infatti, nel primo trimestre dell’anno il Pil ha registrato una contrazione del 4,7%. Da una rilevazione condotta dall’Istituto di statistica, che ha interessato un campione di circa 90mila imprese appartenenti ai settori dell’industria, del commercio e dei servizi, che producono quasi il 90% del valore aggiunto nazionale, è emerso che nella fase di lockdown il 45% delle aziende ha interrotto la propria attività senza riprenderla prima del 4 maggio. Oltre il 70% delle imprese intervistate in questo studio ha dichiarato una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019.

 

**Al 15 giugno denunciati 49mila contagi e 236 decessi.** Tra aprile e giugno l’Inail ha diffuso i primi cinque Report dedicati al fenomeno delle infezioni sul lavoro da Covid-19, con aggiornamento dei dati rispettivamente al 21 aprile, al 4 maggio, al 15 maggio, al 31 maggio e al 15 giugno. Al 21 aprile sono stati rilevati 28 mila contagi (di cui 98 con esito mortale), alla data del 4 maggio i contagi denunciati sono risultati essere 37mila (129), salendo poi a 43mila (171) alla rilevazione del 15 maggio, a 47mila (208) al 31 maggio e a 49mila (236) al 15 giugno. Oltre la metà (26.025 casi, pari al 53,1%) delle 49.021 denunce presentate all’Istituto, riguarda contagi sul lavoro avvenuti nel mese di marzo, il 36,8% (18.054) in aprile, il 7,6% (3.730) in maggio, lo 0,8% (410) nei primi 15 giorni di giugno e il restante 1,6% nel mese di febbraio. Per le denunce con esito mortale, dei 236 decessi registrati al 15 giugno, 89 (pari al 37,7%) sono riferibili a lavoratori deceduti a causa del contagio nel mese di marzo, 136 (57,6%) in aprile, 10 (4,2%) in maggio, mentre solo un caso ricade nei primi 15 giorni di giugno.

 

**Tre casi su quattro riguardano gli operatori sanitari.** Prendendo in considerazione le professioni svolte dai lavoratori contagiati, codificate secondo la classificazione Istat-CP2011, tre denunce su quattro hanno riguardato operatori sanitari: il 40,9% tecnici della salute (prevalentemente infermieri), il 21,3% operatori sociosanitari del “personale qualificato nei servizi sanitari e sociali”, il 10,7% medici (internisti, cardiologi e anestesisti-rianimatori più di altri) e quasi il 5% ausiliari ospedalieri, inservienti in case di riposo, barellieri del “personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari”. A questi operatori sanitari si aggiunge la quota significativa di denunce (8,5%) degli operatori socio-assistenziali, operanti normalmente in strutture sanitarie e di assistenza. Tra le 236 denunce di contagio con esito mortale l’incidenza del personale sanitario e socio-assistenziale è pari invece al 40%. Come per gli infortuni in complesso, i più colpiti sono i tecnici della salute (per lo più infermieri), con il 12,8% dei casi codificati, e i medici, con il 9,9%, cui seguono gli operatori socio-sanitari (7,8%), gli operatori socio-assistenziali e gli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi), con il 4,2% per entrambe le categorie, mentre il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliari, portantini, barellieri) pesa per il 3,5%.

 

**Milano e Bergamo le province più colpite.** A livello territoriale, le province più colpite risultano essere quelle di Milano, per gli infortuni in complesso, e di Bergamo, per i decessi. Con 5.316 denunce, infatti, la provincia di Milano ha registrato il 10,8% di tutte le denunce di contagio sul lavoro da Covid-19 presentate all’Inail al 15 giugno, mentre i 30 casi mortali della provincia di Bergamo corrispondono al 12,7% del totale dei decessi. La Lombardia, con quattro province tra le prime cinque per numero di infezioni di origine professionale – oltre a Milano, Brescia (2.719 casi), Bergamo (2.351) e Cremona (1.368) – conferma il suo primato negativo tra le regioni, con il 36% delle denunce complessive e il 43,2% dei casi mortali. Un terzo dei decessi, inoltre, riguarda le stesse quattro province. Quella di Bergamo, infatti, è seguita da Milano (22 casi), Brescia e Cremona (14 per entrambe).

 

**I giovani più esposti alle conseguenze economiche del virus.** Se dal punto di vista sanitario sono le fasce di età più elevate dei lavoratori a essere maggiormente vulnerabili al virus – l’età media dei contagiati è di 47 anni e sale a 59 per i decessi – i giovani sono più esposti alle conseguenze economiche della pandemia, partendo dall’interruzione dell’istruzione e della formazione, passando per la perdita dell’occupazione e del reddito, per arrivare alle maggiori difficoltà che potranno incontrare nel prossimo futuro per trovare un impiego. Nel momento in cui è iniziata la crisi, i giovani lavoratori impiegati a livello globale nei settori più colpiti erano 178 milioni, pari a oltre il 40% di quelli occupati nel mondo. Secondo un recente sondaggio globale sui lavori formali per i giovani dell’Organizzazione internazionale del lavoro, oltre un intervistato su sei ha smesso di lavorare dall’inizio della crisi e, tra quelli che sono rimasti in servizio, l’orario di lavoro è diminuito del 23%.

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Fonte: [Covid-19, nel nuovo Dati Inail l’impatto della pandemia su trend infortunistico e mercato del lavoro](https://giornaledellepmi.it/covid-19-nel-nuovo-dati-inail-limpatto-della-pandemia-su-trend-infortunistico-e-mercato-del-lavoro/), Il Giornale delle PMI.
