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title: "Come la pandemia ha trasformato il mondo del lavoro"
url: https://giornaledellepmi.it/come-la-pandemia-ha-trasformato-il-mondo-del-lavoro/
author: "Redazione"
published: 2022-05-17T07:04:30+02:00
modified: 2022-05-16T19:55:03+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# Come la pandemia ha trasformato il mondo del lavoro

*Redazione · 17 Maggio 2022 · Il Giornale delle PMI*

Con l’inizio di maggio si è fatto un nuovo importante passo verso il **ritorno alla normalità**, un altro step nella road map che, lentamente, ci accompagnerà fino al momento in cui si lasceranno definitivamente alle spalle mascherine e Green pass.

 

Il Covid-19 in quel momento resterà solo un terribile ricordo. Ma non si può certo dire che il mondo tornerà a essere realmente quello di prima: una pandemia come quella che abbiamo vissuto non può non **lasciare sul campo cambiamenti importanti**. Non tutti negativi, peraltro. Si pensi all’**evoluzione** conosciuta dal mondo del **lavoro**, oggi così diverso sotto molti aspetti rispetto a quello di fine 2019.

 

«Il Covid-19 ha imposto svariati cambi di passo alle aziende, e di certo la gestione delle risorse umane non fa eccezioni. Anzi, è forse proprio nella **gestione** e nella **selezione dei talenti** che il mondo del lavoro è cambiato maggiormente con l’emergenza sanitaria», spiega **Carola Adami**, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera.

 

Quando si pensa alle rivoluzioni portate o accelerate dal Covid-19 si pensa immediatamente allo **smart working**.

 

«Certo, il lavoro agile è qualcosa che era già pronto a diffondersi, ma che con la pandemia ha conosciuto un’enorme accelerazione, espandendosi con un ritmo che mai sarebbe stato possibile in situazioni normali. Ma se dapprima lo smart working è stato calato dall’alto e interpretato in modo emergenziale come lavoro da remoto, oggi invece è **nel mirino di tante aziende e di tantissimi professionisti**, nella sua accezione più originale nonché permanente» spiega l’head hunter, che ha seguito da vicino, e per questo conosce molto bene i **cambiamenti** del mondo del lavoro dell’ultimo biennio.

 

Mentre il mondo del lavoro sta vivendo la contro-migrazione verso gli uffici al rientrare dell’emergenza sanitaria, quindi, si allarga il fronte dei **lavoratori desiderosi di mantenere lo smart working** nella propria vita professionale: «è ormai normale, nei colloqui conoscitivi, incontrare professionisti dei più diversi settori e con le più differenti esperienze professionali porre come prerequisito fondamentale la possibilità di lavorare in smart working. Nello specifico, la maggior parte dei candidati punta a uno o due giorni di lavoro in agilità alla settimana, per meglio **equilibrare sfera professionale e personale**».

 

Non si parla però solo di smart working: la pandemia ha cambiato in modo diretto e indiretto anche altri aspetti del mondo del lavoro. «Da una parte il Covid-19 ha portato le aziende a cercare qualcosa di diverso nei propri nuovi assunti, con la consapevolezza di vivere in uno scenario in cui la situazione lavorativa può cambiare da un momento e l’altro: per questo cerchiamo con maggiore frequenza **agilità e flessibilità mentale**. Dall’altra la pandemia ha portato i dipendenti a focalizzarsi maggiormente sull’importanza del proprio **benessere fisico e psicologico**. In generale, le persone sono meno disposte a fare dei compromessi su questi aspetti, e il significativo **aumento di dimissioni volontarie** che hanno avuto luogo anche in Italia lo dimostra».

 

A dimostrare che la **Great Resignation** non è unicamente un fenomeno americano c’è per esempio una recente indagine **Aidp**, l’Associazione italiana per la direzione del personale, effettuata su 850 rispondenti tra direttori del personale e aziende, la quale dice che il **75% delle aziende italiane** ha già avuto a che fare con un **aumento delle dimissioni** volontarie, in particolar modo per quanto riguarda le aree di **informatica, marketing e produzione**.

 

«L’aumento delle dimissioni è in linea con la volontà via via più forte dei dipendenti di avere un lavoro quanto più possibile ideale: si mira a posti in cui sia possibile fare davvero la differenza, in cui ci si possa sentire un elemento integrante e indispensabile», continua la Adami.

 

Come spiega l’head hunter, nel caso dei lavoratori più giovani ci sono ulteriori aspetti da prendere in considerazione: «per i Millennial è particolarmente importante il tema della **formazione continua** in azienda, con la possibilità di crescere, di imparare e di fare carriera, che finisce per superare per importanza il fattore stipendio.

 

Non va poi sottovalutato il fatto che i giovani sono sempre meno disposti a lavorare per realtà che non **rispecchiano i loro valori**: anche questo punto deve essere tenuto in grande considerazione per non vedere calare inesorabilmente le candidature in risposta ai propri annunci di lavoro».

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Fonte: [Come la pandemia ha trasformato il mondo del lavoro](https://giornaledellepmi.it/come-la-pandemia-ha-trasformato-il-mondo-del-lavoro/), Il Giornale delle PMI.
