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title: "CNA: la bassa crescita è costata 400 miliardi"
url: https://giornaledellepmi.it/cna-la-bassa-crescita-e-costata-400-miliardi/
author: "Redazione"
published: 2026-06-26T06:55:48+02:00
modified: 2026-06-25T19:48:01+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INFOIMPRESA"]
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# CNA: la bassa crescita è costata 400 miliardi

*Redazione · 26 Giugno 2026 · Il Giornale delle PMI*

Se negli ultimi trent’anni l’Italia fosse cresciuta semplicemente al ritmo medio europeo, oggi il nostro [PIL](https://www.cna.it/tag/pil/)sarebbe superiore di circa **400 miliardi di euro**. Se avesse seguito il passo delle principali economie continentali, **la ricchezza prodotta sarebbe maggiore di quasi 700 miliardi**. **Non sono le piccole imprese ad aver frenato la crescita del Paese**. A pesare sono stati il deficit di investimenti, l’eccesso di burocrazia, il costo dell’energia, la crisi demografica e la minore efficienza del contesto in cui le imprese operano. È quanto ha evidenziato CNA nel corso dell’audizione davanti alla **[Commissione attività produttive della Camera](https://www.camera.it/leg19/1099?slAnnoMese=202606&shadow_organo_parlamentare=3510&submit1=invia)** nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla competitività dell’Italia.

 

**Negli ultimi trent’anni l’economia italiana ha viaggiato con il freno tirato**. **Dal 1995 al 2025 il PIL del nostro Paese è aumentato appena del 22,4%**, contro il 41% della Germania, il 57,5% della Francia e addirittura l’82,9% della Spagna.

 

Un divario che non può essere spiegato chiamando in causa la presenza diffusa di micro e piccole imprese. In tutta Europa le aziende con meno di 50 addetti rappresentano circa il 99% del totale. **La vera differenza rispetto ai nostri principali concorrenti riguarda piuttosto la capacità del sistema Paese di favorire investimenti, innovazione, occupazione e crescita dimensionale delle imprese**.

 

I numeri raccontano con chiarezza dove si annidano le criticità. **Tra il 2009 e il 2018 gli investimenti pubblici sono crollati dal 3,7% al 2,1% del PIL**, con una riduzione superiore al 40%. Nel 2020 gli investimenti pubblici si fermavano a circa 44 miliardi di euro, contro oltre 60 miliardi prima della crisi finanziaria. A essere sacrificati sono stati soprattutto infrastrutture locali, manutenzione del territorio, edilizia scolastica, opere comunali e reti di trasporto, cioè gli investimenti che accrescono la produttività dell’intero sistema economico. Con il Pnrr la spesa per investimenti è tornata intorno al 3,5% colmando solo in parte il gap accumulato.

 

**Anche la dinamica demografica ha giocato un ruolo decisivo**. Dal 1995 al 2025 l’Italia ha perso oltre 7 milioni di giovani under 30, passando da 22,8 a 15,5 milioni, con una contrazione del 32%, la peggiore tra le principali economie europee.

 

Nello stesso periodo la Spagna ha aumentato del 30% la popolazione in età lavorativa, la Francia del 13%, mentre l’Italia si è fermata a un modesto +8%.

 

**A frenare lo sviluppo contribuisce inoltre un mercato del lavoro che continua a registrare uno dei più bassi tassi di occupazione d’Europa**, soprattutto tra giovani e donne. Pesano poi la scarsa efficienza della Pubblica amministrazione, la complessità burocratica e l’instabilità normativa. Nonostante i progressi nella digitalizzazione, troppe banche dati continuano a non dialogare tra loro e molte procedure restano inutilmente complesse.

 

Un ulteriore fattore di **svantaggio competitivo è rappresentato dal costo dell’energia**. Le imprese italiane continuano a sostenere bollette elettriche mediamente superiori di circa il 25% rispetto alla media europea.

 

A tutto ciò si aggiungono il **costo del debito pubblico**, che assorbe ogni anno quasi 90 miliardi di euro di interessi sottraendo risorse a investimenti produttivi, e una bassa capacità di attrarre investimenti esteri. Negli ultimi 5 anni gli investimenti esteri ammontano a circa 86 miliardi, meno della metà di Spagna e Francia e un terzo della Germania.

 

Il **nodo centrale resta la produttività che da oltre vent’anni registra una crescita inferiore a quella dei principali partner europei**. Non per una minore capacità delle imprese, ma per ritardi infrastrutturali, lentezza della giustizia civile, insufficiente trasferimento tecnologico, carenza di competenze e inefficienze amministrative.

 

**Per rilanciare la crescita** non servono quindi politiche orientate a ridurre il peso delle **piccole imprese**. Occorre invece una **strategia** che favorisca la loro crescita attraverso **semplificazione amministrativa**, **riduzione degli oneri burocratici**, **accesso al credito**, **sostegno agli investimenti**, **contenimento dei costi energetici**, **rafforzamento delle competenze** e **maggiore efficienza della macchina pubblica**.

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Fonte: [CNA: la bassa crescita è costata 400 miliardi](https://giornaledellepmi.it/cna-la-bassa-crescita-e-costata-400-miliardi/), Il Giornale delle PMI.
