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title: "CNA: gli italiani restano sul mercato del lavoro soltanto 33 anni"
url: https://giornaledellepmi.it/cna-gli-italiani-restano-sul-mercato-del-lavoro-soltanto-33-anni/
author: "Redazione"
published: 2026-08-21T06:50:55+02:00
modified: 2026-08-20T18:57:10+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# CNA: gli italiani restano sul mercato del lavoro soltanto 33 anni

*Redazione · 21 Agosto 2026 · Il Giornale delle PMI*

L’Italia è uno dei Paesi europei nei quali si vive più a lungo, ma anche **uno di quelli nei quali si trascorrono meno anni nel mercato del lavoro**. Nel 2025 la durata attesa della **vita lavorativa si ferma a 33 anni**, il secondo valore più basso dell’Unione europea dopo la Romania e **ben quattro anni e mezzo in meno rispetto alla media Ue, pari a 37,5 anni.**

 

**Il miglioramento rispetto al 2024 è minimo**: appena poco più di due mesi, contro un aumento di tre mesi registrato nella media europea. Lo scorso anno l’indicatore italiano era infatti pari a 32,8 anni, mentre quello dell’Unione si attestava a 37,2.

 

**La distanza dalle principali economie europee rimane molto ampia**. La durata attesa della vita lavorativa raggiunge 40,2 anni in Germania, 37,5 in Francia e 36,8 in Spagna. Nei Paesi Bassi arriva addirittura a 44 anni: undici in più rispetto all’Italia.

 

Il confronto con dieci anni fa conferma che **l’Italia è avanzata, ma non abbastanza per recuperare terreno**. Nel 2015 la durata attesa della vita lavorativa era pari a 30,7 anni: in un decennio è aumentata quindi di 2,3 anni. Nello stesso periodo la media dell’Unione europea è passata da 34,9 a 37,5 anni, con una crescita di 2,6 anni. **Il ritardo italiano rispetto alla Ue, anziché ridursi, è così salito da 4,2 a 4,5 anni**.

 

Tra il 2015 e il 2025 la Germania è passata da 37,9 a 40,2 anni, la Francia da 34,9 a 37,5 e la Spagna da 35 a 36,8. L’Italia ha recuperato parte della distanza dalla Spagna, ma non ha accorciato quella che la separa dalla Germania e ha perso ulteriore terreno rispetto alla Francia e alla media europea.

 

**Il dato più critico riguarda le donne**. In Italia la durata attesa della loro vita lavorativa è di appena 28,4 anni, contro 35,4 nella media europea. **Il divario tra uomini e donne raggiunge 8,9 anni, il più elevato nell’Unione.** Un risultato coerente con un tasso di occupazione femminile fermo al 58%, quasi tredici punti sotto la media Ue, e con il più ampio divario occupazionale di genere tra gli Stati membri.

 

L’indicatore non misura l’età pensionabile né il numero di anni effettivamente lavorati da chi dispone di un’occupazione continua. **Stima gli anni che una persona di 15 anni può attendersi di trascorrere nella forza lavoro**, come occupata o disoccupata, sulla base delle attuali condizioni demografiche e dei livelli di partecipazione. Il risultato italiano riflette quindi soprattutto l’ingresso tardivo dei giovani, le carriere discontinue e la bassa partecipazione femminile.

 

Il quadro assume un peso ancora maggiore in un Paese nel quale l’età mediana ha raggiunto 49,1 anni, gli over 65 rappresentano quasi un quarto della popolazione e la spesa pensionistica è pari al 15,5% del Pil, la quota più elevata nell’Unione europea.

 

“La vera questione previdenziale italiana – afferma il Presidente CNA **Dario Costantini** – dunque è una questione di lavoro, produttività e partecipazione. In un Paese che invecchia rapidamente, lasciare inutilizzata una parte così ampia del capitale umano non rappresenta soltanto un problema sociale, ma un **limite strutturale alla crescita e alla tenuta futura del sistema pensionistico**”.

 

Allungare la vita lavorativa non può significare congelare il mercato del lavoro. Senza nuove assunzioni, [staffette generazionali](https://www.cna.it/tag/ricambio-generazionale/)e percorsi di affiancamento, **la permanenza degli anziani rischia di rallentare l’ingresso dei giovani** e di rendere ancora più difficile il ricambio delle competenze.

 

Servono politiche mirate per l’occupazione giovanile e femminile, il rafforzamento dell’istruzione tecnica e professionale, l’apprendistato, la conciliazione tra lavoro e famiglia, la formazione continua e l’invecchiamento attivo. **Occorre inoltre sostenere la trasmissione delle imprese e delle competenze tra generazioni**, valorizzando il ruolo delle micro e piccole imprese, che rappresentano una porta di accesso decisiva al lavoro e alla crescita professionale.

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Fonte: [CNA: gli italiani restano sul mercato del lavoro soltanto 33 anni](https://giornaledellepmi.it/cna-gli-italiani-restano-sul-mercato-del-lavoro-soltanto-33-anni/), Il Giornale delle PMI.
