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title: "CNA: denaro sempre più caro, per i piccoli importi sfiora il 9%"
url: https://giornaledellepmi.it/cna-denaro-sempre-piu-caro-per-i-piccoli-importi-sfiora-il-9/
author: "Redazione"
published: 2026-07-07T06:50:57+02:00
modified: 2026-07-06T18:04:23+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# CNA: denaro sempre più caro, per i piccoli importi sfiora il 9%

*Redazione · 7 Luglio 2026 · Il Giornale delle PMI*

Alla pompa e allo sportello bancario le piccole imprese conoscono bene la stessa legge non scritta: **i costi sono molto sensibili quando si tratta di salire, ma diventano assai più pigri quando devono scendere**. È accaduto con i carburanti e accade anche con il credito. **Per artigiani e piccole imprese il denaro resta caro**, soprattutto quando il finanziamento richiesto è di importo contenuto: proprio la tipologia più frequente per acquistare un macchinario, rafforzare la liquidità, pagare fornitori o sostenere una fase di tensione finanziaria.

 

È quanto emerge da una elaborazione della CNA sui tassi applicati ai finanziamenti alle imprese al 31 dicembre 2025. **Il dato più evidente è che, a parità di finalità, il denaro costa molto di più a chi chiede poco. Una distorsione che rischia di trasformare il credito da leva di crescita a fattore di selezione.**

 

Per i finanziamenti destinati agli investimenti, il **TAEG medio nazionale si attesta al 3,96%**. Ma il costo varia in modo significativo in base all’importo del prestito: **si passa dal 3,58% delle operazioni superiori a un milione di euro al 6,08% dei finanziamenti fino a 50mila euro**, con un differenziale di **2,5 punti percentuali**. Anche la fascia immediatamente successiva, tra 50mila e 125mila euro, resta su livelli elevati, con un tasso del **5,50%**.

 

**Il divario territoriale aggrava ulteriormente il quadro.** Nel Sud e nelle Isole il TAEG medio sui finanziamenti per investimenti arriva al 4,54%, contro il 3,96% nazionale. Per le operazioni fino a 50mila euro il tasso sale al 6,30%, mentre per quelle tra 50mila e 125mila euro si attesta al 6,20%.

 

I tassi più contenuti si registrano invece nel Nord-Est, con un costo medio del 3,76%, che varia dal 3,44% delle operazioni oltre un milione al 5,87% dei finanziamenti fino a 50mila euro.

 

Anche il dettaglio regionale conferma una forte dispersione. **I costi più elevati si rilevano in Valle d’Aosta (5,30%) e in Calabria (5,02%)**, mentre **i valori più bassi si registrano in Liguria (3,43%) e nel Lazio (3,60%)**.

 

La rischiosità del debitore incide naturalmente sulle condizioni applicate, ma non esaurisce la spiegazione del fenomeno. Per le imprese con probabilità di default inferiore all’1% il tasso è pari al 3,31%, mentre per quelle con probabilità superiore al 5% sale al 5,75%.

 

Anche in questo caso **il Mezzogiorno resta l’area più penalizzata**: dal 3,76% per le imprese meno rischiose fino al 6,14% per quelle con maggiore probabilità di default.

 

**Il quadro diventa ancora più critico sui prestiti per esigenze di liquidità.** A livello nazionale il TAEG si attesta al 4,95%, ma per le operazioni fino a 50mila euro raggiunge l’8,73%, contro il 3,54% dei finanziamenti oltre un milione.

 

**Il differenziale è pari a 5,19 punti percentuali**, più del doppio rispetto a quello rilevato sui prestiti per investimenti.

 

**Nel Sud e nelle Isole il costo della liquidità è il più elevato in tutte le classi dimensionali**: 4,02% per i finanziamenti oltre un milione e 9,55% per quelli fino a 50mila euro. I valori più contenuti si registrano nel Nord-Est, dove il tasso va dal 3,33% per le operazioni oltre un milione all’8,23% per quelle fino a 50mila euro.

 

In tutte le macroaree la classe fino a 50mila euro presenta un tasso superiore di circa un punto e mezzo rispetto alla fascia immediatamente successiva, tra 50mila e 125mila euro. È il segnale di un costo fisso del piccolo credito che pesa proprio sulle imprese di minore dimensione.

 

“Per una piccola impresa un finanziamento da 30, 40 o 50mila euro può significare acquistare un macchinario, digitalizzare un processo, assumere una persona, pagare fornitori o superare una fase di tensione finanziaria”, sottolinea il **[Presidente CNA Dario Costantini](https://www.cna.it/tag/dario-costantini/)**. “Se però il piccolo credito continua a costare molto più del credito di grande dimensione, il rischio è che gli investimenti vengano rinviati e che la liquidità diventi sempre più onerosa proprio per le imprese più radicate nei territori”.

 

**Rispetto ai picchi del 2023 si registra una riduzione, ma il costo del denaro resta lontano dai livelli precedenti alla stretta monetaria.** Per gli investimenti il TAEG complessivo è sceso dal 5,71% del 2023 al 3,96% del 2025, ma rimane più che doppio rispetto all’1,61% del 2021. Per la liquidità il tasso medio è passato dal 6,60% del 2023 al 4,95%, ma per le operazioni fino a 50mila euro resta all’8,73%.

 

**Per CNA è necessario** rafforzare gli strumenti in grado di migliorare l’accesso al credito delle piccole imprese: garanzie pubbliche più efficaci, piena valorizzazione del ruolo dei Confidi, criteri di valutazione più attenti alla storia e alla qualità dell’impresa, procedure più semplici e tempi più rapidi. Senza un canale del credito più equilibrato, la riduzione dei tassi rischia di fermarsi prima di arrivare all’economia reale.

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Fonte: [CNA: denaro sempre più caro, per i piccoli importi sfiora il 9%](https://giornaledellepmi.it/cna-denaro-sempre-piu-caro-per-i-piccoli-importi-sfiora-il-9/), Il Giornale delle PMI.
