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title: "CNA: 8 marzo, le imprese femminili sono aumentate anche durante la crisi"
url: https://giornaledellepmi.it/cna-8-marzo-le-imprese-femminili-sono-aumentate-anche-durante-la-crisi/
author: "Redazione"
published: 2022-03-08T07:06:07+01:00
modified: 2022-03-07T20:58:22+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["INFOIMPRESA"]
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# CNA: 8 marzo, le imprese femminili sono aumentate anche durante la crisi

*Redazione · 8 Marzo 2022 · Il Giornale delle PMI*

L’[**imprenditoria femminile**](https://www.cna.it/area-tematica/impresa-donna/) è una **realtà di grande valore per l’economia nazionale**. Secondo i[dati **Unioncamere**](https://www.unioncamere.gov.it/comunicazione/primo-piano/imprenditoria-femminile-solo-un-amministratore-su-4-e-donna-ma-dallinizio-della-pandemia-le-donne-al-vertice-sono-8600-piu), oltre un quarto dei ruoli imprenditoriali italiani sono coperti da donne: per la precisione, **2,8 milioni in termini assoluti equivalenti al 26,8%** del complesso di **titolari**, **amministratori** e **soci d’impresa** del nostro Paese.

 

**Nel 69,7% dei casi le donne** non svolgono una funzione ausiliaria ma **sono responsabili in prima persona dello sviluppo del progetto imprenditoriale in qualità di titolari (29,2%)** e/o di **amministratrici (40,5%)**. Considerato che il numero delle imprese registrate alle Camere di commercio è pari a circa sei milioni ne deriva che le donne **operano mediamente in una impresa su due** e che **rivestono ruoli apicali** di titolare e/o di amministratore quasi **in un’impresa su tre**.

 

### **Servizi al femminile**

 

Ma quali sono i **settori** dove operano principalmente le donne imprenditrici? A prevalere nettamente sono i **servizi**. E in particolare i **servizi alla persona**, un aggregato che comprende parrucchieri, centri estetici, tinto-lavanderie, nel quale il **tasso di imprenditorialità femminile raggiunge il 52%**. Dietro i servizi la presenza femminile è maggiormente rimarchevole nell’ordine in: **turismo (35,9%)**, **agricoltura (29,3%)**, **commercio (27,2%)** e, fanalino di coda, **manifatturiero (16,9%)**. Non nell’intero comparto manifatturiero, però, il ruolo giocato dalle donne è residuale: la **presenza femminile** è sicuramente **rilevante nell’abbigliamento** (nel quale il **44,7% dei ruoli imprenditoriali è ricoperto da donne**), nel **tessile (32,6%**) e nella **pelletteria (30%)**. Beninteso, anche al di fuori della filiera dell’abbigliamento la presenza femminile si fa onore: è il caso del **comparto alimentare (29,2%)** e di **gioielli e accessori (23,6%)**. Insomma, il **Made in Italy si tinge di rosa** proprio **nelle sue produzioni universalmente riconosciute di alta qualità** e di più incisiva attrazione **nel mercato globale**.

 

### **Dove l’impresa è donna**

 

A **livello territoriale**, i tassi di **imprenditorialità femminile** più consistenti si registrano nelle regioni del **Centro e del Nord-Ovest** del nostro Paese. Il peso relativo delle donne **a livello regionale è all’apice in Val d’Aosta (30,5%)**, **Umbria (29,7%)**, **Molise (29,5%)**, **Abruzzo (28,9%)** e **Piemonte (28,7%)**. **All’opposto** si situa il **Trentino Alto Adige**, con una quota del **23,6%**.

 

Il **ruolo delle donne ai più alti livelli decisionali è cresciuto proprio nell’ultimo decennio**, mentre le crisi di varia natura mordevano più forte l’Italia. Tanto che **tra il 2014 e il 2021 i ruoli apicali “in rosa” sono aumentati di circa 63mila unità**. Un dato di certo non irrilevante: **nel medesimo lasso di tempo gli uomini sono calati di oltre 31mila unità**. A livello relativo, **tra il 2011 e il 2021** a fronte dell’**incremento pari all’1,6%** delle **imprenditrici** si è rilevato **una diminuzione del 3% degli imprenditori**. Nel **2021**, in particolare, le **imprese femminili hanno conseguito un aumento di 11.500** unità rispetto al 2020.

 

### **Occupazione in retromarcia**

 

Allargando il raggio dell’azione analitica all’intero mercato del lavoro si rileva che **nel 2020 il tasso di occupazione femminile** si attestava al **52,1%**, quasi venti punti in meno di quello maschile (71,8%). Oltre a risultare **il secondo più basso dell’Unione europea** (dietro la Grecia), **dal 2019 al 2021** il tasso di occupazione femminile in Italia **si è** anche **ulteriormente ridotto** in maniera più marcata rispetto a quello maschile: -2% e -1,5%. Una penalizzazione che si spiega tanto con la contrazione di settori lavorativi a maggiore presenza femminile (dal turismo alla moda, dai servizi alla persona allo spettacolo) quanto con il maggior impegno casalingo richiesto alle donne nel periodo del confinamento e in genere della pandemia. Inoltre, non aiuta la **differenza di retribuzione ancora diffusa**: nel **settore privato la retribuzione oraria** dei dipendenti **uomini** **supera** quella delle **donne di 7,2 punti percentuali**.

 

### **Piccole imprese, nessuna discriminazione**

 

Va messo in risalto, però, che se nelle grandi imprese la retribuzione maschile è in media superiore di 17,2 punti a quella femminile, **nelle piccole imprese il divario quasi si annulla** calando all’1,8%. Lo stesso vale per la presenza di donne lavoratrici dipendenti. Rispetto a una media di occupazione “rosa” pari al 40,5% nell’intero sistema produttivo, **nelle micro-imprese fino a nove dipendenti** la quota di **posti di lavoro occupati da donne supera il 47%**.

 

### **Le richieste alla politica**

 

Dai dati elaborati dalla **CNA** **emergono** quindi delle **indicazioni precise**. In primo luogo, **l’imprenditoria permette alle donne di raggiungere una piena realizzazione personale** e di ricoprire ruoli di responsabilità, spesso difficilmente accessibili in altri ambiti lavorativi. Essa è un vero e proprio **ascensore sociale** in grado di consentire alle donne di **esprimere al meglio il loro potenziale**, **conciliando il lavoro con la vita privata**.

 

Le **donne imprenditrici dimostrano**, inoltre, **di essere più inclusive nei confronti delle lavoratrici dipendenti** che, specie nelle imprese più piccole, vedono riconosciuti merito, impegno e qualità alla pari dei colleghi maschi.

 

Ovviamente vi è ancora un ***trade-off* tra la maggiore libertà**, offerta dalla scelta di essere imprenditrici, **e le minori tutele rispetto a quelle garantite dal lavoro dipendente**. È per questo che **il percorso che porta alla piena parità di genere**, e alla completa **partecipazione delle donne al mercato del lavoro**, **non può dirsi** ancora **completato**. Per **promuovere l’auto-imprenditorialità rosa** sono **necessari interventi ben calibrati**: l’**assegno unico universale per i figli a carico** e le **misure previste dal Pnrr** sono un **primo importante passo per l’eliminazione** di qualsivoglia **disparità di genere**.

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Fonte: [CNA: 8 marzo, le imprese femminili sono aumentate anche durante la crisi](https://giornaledellepmi.it/cna-8-marzo-le-imprese-femminili-sono-aumentate-anche-durante-la-crisi/), Il Giornale delle PMI.
