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title: "CGIA: negli ultimi 15 anni l’industria è crollata, ha retto solo a Nordest"
url: https://giornaledellepmi.it/cgia-negli-ultimi-15-anni-lindustria-e-crollata-ha-retto-solo-a-nordest/
author: "Redazione"
published: 2024-01-15T07:40:57+01:00
modified: 2024-01-14T19:46:11+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# CGIA: negli ultimi 15 anni l’industria è crollata, ha retto solo a Nordest

*Redazione · 15 Gennaio 2024 · Il Giornale delle PMI*

> Nel III trim 2023 leggera flessione nel settore residenziale: numero di permessi per abitazioni -0,9% in un anno.

Sebbene la nostra industria in senso stretto contribuisca al Pil nazionale “solo” per il 21 per cento, tra il 2007 e il 2022 il valore aggiunto reale dell’attività manifatturiera italiana è sceso dell’8,4 per cento, in Francia del 4,4 per cento, mentre in Germania la variazione è stata positiva e addirittura pari al +16,4 per cento. Tra i principali Paesi europei, solo la Spagna, con il -8,9 per cento, ha registrato un risultato peggiore del nostro. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

 

Ricordiamo che dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, gli ultimi 15 sono stati gli anni più difficili per la gran parte dei Paesi occidentali. Per quanto concerne l’Italia, ad esempio, la grande recessione del 2008-2009, la crisi dei debiti sovrani del 2012-2013, la pandemia del 2020-2021 e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia avvenuta nel 2022 hanno profondamente cambiato il volto della nostra economia. È comunque utile evidenziare che tra il 2019, anno che precede lo scoppio della più grande crisi economica/sanitaria avvenuta a partire dal secondo dopoguerra, e il 2022, il settore manifatturiero italiano ha realizzato un rimbalzo superiore a quello registrato nel resto degli altri principali Paesi UE. Insomma, se allarghiamo il periodo di osservazione partendo dalla crisi finanziaria dei mutui *subprime* non abbiamo ancora recuperato il terreno perduto, diversamente, se lo restringiamo a partire dalla crisi pandemica esplosa 4 anni fa, nessun’ altra grande manifattura europea.

 

Pertanto, è verosimile ritenere che le crisi 2008-2009 e 2012-2013 abbiano sicuramente ridotto e fiaccato la platea delle imprese manifatturiere presenti in Italia, ma abbiano rafforzato la tenuta e le performance di quelle rimaste sul mercato che, rispetto alle concorrenti straniere, hanno superato con maggiore slancio gli effetti negativi provocati dalla crisi pandemica del 2020-2021.

 

Il successo registrato soprattutto in questi ultimi due anni dai nostri prodotti *made in Italy* in tutti i principali mercati mondiali è, di fatto, la conferma della tesi appena esposta.

 

“Questi dati – afferma il segretario della CGIA Renato Mason – dimostrano che c’è la necessità di mettere a punto una politica industriale di lungo periodo, deregolamentando, dove possibile, per non frenare la crescita e lo sviluppo, con una particolare attenzione al tema del credito. Le difficoltà di accesso ai prestiti bancari, infatti, stanno diventando un serio problema per tante PMI.”

 

### **Estrattivo al top, bene anche farmaceutica e alimentari.** **Male** **raffinazione petrolio,** **legno** **e chimica**

 

Il comparto che nell’industria italiana ha subito la contrazione negativa del valore aggiunto più pesante in questi ultimi 15 anni è stato il coke e la raffinazione del petrolio (-38,3 per cento). Seguono il legno e la carta (-25,1 per cento), la chimica (-23,5 per cento), le apparecchiature elettriche (-23,2 per cento), l’energia elettrica/gas (-22,1 per cento), i mobili (-15,5 per cento) e la metallurgia (-12,5 per cento). Per contro, invece, i settori che esibiscono una variazione anticipata dal segno più sono i macchinari (+4,6 per cento), gli alimentari e bevande (+18,2 per cento) e i prodotti farmaceutici (+34,4 per cento). Tra tutte le divisioni, la maglia rosa è ad appannaggio dell’estrattivo che, sebbene possegga un valore aggiunto in termini assoluti relativamente contenuto, in 15 anni ha registrato un incremento spaventoso pari al 125 per cento.

 

### **È** **crollato** **il** **Sud.** **Ha** **tenuto** **solo** **il** **Nordest**

 

Sempre tra il 2007 e il 2022, il valore aggiunto reale dell’industria del Mezzogiorno è crollato del 27 per cento, quello del Centro del 14,2 per cento e del Nordovest dell’8,4 per cento. Solo il Nordest ha registrato un risultato positivo che ha toccato il +5,9 per cento. A livello regionale sono le imprese della Basilicata ad aver registrato la crescita del valore aggiunto dell’industria più importante (+35,1 per cento). Risultato che secondo l’Ufficio studi della CGIA è in massima parte ascrivibile agli ottimi risultati conseguiti dal settore estrattivo, grazie alla presenza di Eni, Total e Shell nella Val d’Agri e nella Valle del Sauro. In seconda posizione si colloca il Trentino Alto Adige (+15,9 per cento) che ha potuto contare sullo score del settore agroalimentare, della distribuzione di energia, delle acciaierie e delle imprese meccaniche. In terza posizione, invece, scorgiamo l’Emilia Romagna (+10,1 per cento) e appena fuori dal podio il Veneto (+3,1 per cento). Dal quinto posto in poi tutte le regioni italiane presentano una variazione di crescita del valore aggiunto negativa. Le situazioni più critiche si sono verificate in Calabria (-33,5 per cento), in Valle d’Aosta (-33,7 per cento), in Sicilia (-43,3 per cento) e in Sardegna (-52,4 per cento).

 

### **Milano,** **Torino** **e** **Brescia** **rimangono** **le** **province** **più** **industriali del Paese. Crescita boom di Trieste, Bolzano e** **Parma**

 

A livello provinciale Milano (con 28,2 miliardi di euro di valore aggiunto nominale nel 2021) rimane l’area più “manifatturiera” del Paese. Seguono Torino (15,6 miliardi), Brescia (13,5 miliardi), Roma (12,1 miliardi) e Bergamo (11,9 miliardi). Delle prime 10 province più industrializzate d’Italia, 7 si trovano lungo l’autostrada A4. Tra tutte le 107 province monitorate, quella che tra il 2007 e il 2021 ha registrato la crescita del valore aggiunto industriale nominale più elevata è stata Trieste (+102,2 per cento). Subito dopo scorgiamo Bolzano (+55,1 per cento), Parma (54,7 per cento), Forlì-Cesena (+45 per cento) e Genova (+39,5 per cento). I territori, invece, dove le perdite di valore aggiunto sono state più importanti hanno interessato Sassari (-25,9 per cento), Oristano (-34,7 per cento), Cagliari (-36,1 per cento), Caltanissetta (-39 per cento) e Nuoro (-50,7 per cento).

 

[Immagine di usertrmk](https://it.freepik.com/foto-gratuito/lo-stabilimento-dell-industria-automobilistica-negozio-per-la-produzione-e-l-assemblaggio-di-macchine_26150750.htm?query=industria#from_view=detail_alsolike) su Freepik

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Fonte: [CGIA: negli ultimi 15 anni l’industria è crollata, ha retto solo a Nordest](https://giornaledellepmi.it/cgia-negli-ultimi-15-anni-lindustria-e-crollata-ha-retto-solo-a-nordest/), Il Giornale delle PMI.
