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title: "CGIA e Centro Studi As.tro hanno presentato i risultati dello studio sul settore dei giochi"
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author: "Redazione"
published: 2022-07-15T07:05:23+02:00
modified: 2022-07-14T18:49:38+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# CGIA e Centro Studi As.tro hanno presentato i risultati dello studio sul settore dei giochi

*Redazione · 15 Luglio 2022 · Il Giornale delle PMI*

> Più di 8 mila posti di lavoro persi nel drammatico biennio 2020-2021. Crollano i margini per la filiera slot (-46%) e videolottery (-63%). L’emergenza sanitaria e il lockdown della rete fisica spingono il gioco online: la spesa cresce del 45% nel 2020, per il 2021 stimato un gettito record di 887 milioni.

Più di 8 mila posti di lavoro nel settore dei giochi sono stati persi da fine 2018 a fine 2021. È il quadro che emerge dal **“Percorso di Studio sul settore dei giochi in Italia”** condotto dall’**Ufficio studi della** **CGIA Mestre** in collaborazione con il **Centro Studi** **As.tro**, presentato ieri a Roma. L’indagine, focalizzata in particolare sugli apparecchi da gioco (le cosiddette AWP e le videolottery), parte da una stima del numero di addetti del comparto, realizzata sulla base di informazioni fornite dagli archivi camerali e dalla banca dati del Ries, nella quale i soggetti che operano nel settore delle AWP (le comuni slot machine) e delle VLT sono tenuti a registrarsi. Lo studio evidenzia «una **contrazione degli occupati di almeno 8.400 unità**» tra gli addetti al settore «corrispondente a una diminuzione di quasi il 15% (14,8%)». Un numero potenzialmente ancora sottostimato visto che lo studio non ha incluso i lavoratori dei concessionari di giochi. Il confronto ha preso in esame l’ultima rilevazione della CGIA (fine 2018) e i dati stimati a fine 2021; particolarmente difficile è stato proprio il **biennio 2020-2021**, definito “drammatico” dalla CGIA.

 

**I LAVORATORI** – Sono circa **48mila** i **lavoratori** attuali sostenuti dal sistema AWP-VLT presi in esame dall’Ufficio studi della CGIA, che per il suo calcolo ha utilizzato dati ufficiali provenienti da banche dati pubbliche, rilevazioni sulla categoria e stime. Di questi, 14 mila sono addetti “diretti” che operano presso le sale dedicate attraverso slot e VLT o in esercizi che svolgono anche altre attività di gioco (agenzie di scommesse, sale giochi, sale bingo e negozi di gioco) nelle quali la presenza di apparecchi ha un apporto rilevante come fonte di ricavo. A questi si aggiungono 11 mila persone tra i gestori che collocano gli apparecchi nei locali; la maggioranza, calcolata in 22 mila unità, riguarda invece i soggetti che lavorano presso esercizi (bar, tabaccherie ecc.) in cui sono presenti le slot e che sono sostenuti dai ricavi generati da queste. Nel totale rientrano infine anche gli addetti dell’indotto, ovvero i dipendenti delle imprese che producono gli apparecchi da gioco (circa 1.300).

 

**TAGLIO DEGLI APPARECCHI, CROLLO DEL** **MARGINE** – Riguardo gli apparecchi da gioco, si rileva che a fine 2021 erano circa **253mila** le **slot operative** in 51.837 esercizi in tutta Italia; rispetto al 2015, la riduzione degli apparecchi è stata del 39%, mentre gli esercizi con AWP sono scesi del 38%. A pesare sul comparto degli apparecchi è stata ovviamente l’**emergenza sanitaria**, che ha costretto il settore a uno dei maggiori periodi di sospensione dell’attività: 166 giorni di lockdown nel 2020 e da 151 a 178 giorni nel 2021 a seconda delle regioni. Il susseguirsi dei provvedimenti di stop ha portato le aziende a **lunghissime chiusure forzate** che oscillano da 218 fino a 245 giorni consecutivi. Tale blocco è ricaduto pesantemente sulla **raccolta**, che rispetto al 2019 è **precipitata del 60%,** con una corrispondente riduzione del gettito e dei margini della filiera. In particolare, il gettito del PREU si è ridotto del 52%, passando da 6,7 miliardi del 2019 a 3,2 miliardi di euro. A determinare l’ulteriore taglio è stato il concorso di altri elementi, in primis l’inasprimento del prelievo erariale: la crescita continua delle aliquote a partire dal 2015 e fino al 2021 ha comportato una forte riduzione del **margine della filiera**, con un crollo del 50% per le videolottery (da 1,5 miliardi di euro a 767 milioni) e di quasi il 60% per le slot machine (da 3,3 miliardi a 1,3 miliardi). Per quanto riguarda il **biennio 2020-2021**, la discesa per il fatturato VLT è stata di almeno il 63% rispetto al 2019, mentre per le AWP si registra un decremento di almeno il 46%.

 

**GIOCO ONLINE, OLTRE 4MILA LAVORATORI** – I Concessionari autorizzati a operare nel settore del **gioco online** sono 84 di cui 31 esteri e 53 italiani, e per questi ultimi lavorano circa **4.350 addetti**. I risultati economici di queste imprese derivano da diverse attività connesse con il gioco lecito sia fisico che a distanza. L’esercizio e la raccolta del gioco online è quindi solo una delle attività svolte da queste imprese. La stima è che i soli proventi online dei 53 concessionari italiani rappresentino un ammontare di risorse in grado di sostenere almeno 1.500 lavoratori. Nel corso degli anni è cresciuto in maniera rilevante anche il **gettito per l’erario**. Dal 2015 al 2020 **il dato è triplicato** (da 212 milioni a 634 milioni di euro), mentre nel 2021 si stima che abbia raggiunto un ammontare di almeno 887 milioni di euro. A crescere è anche il **tasso di incidenza della spesa** online sulla spesa totale del gioco lecito, passato da poco più del 4% nel periodo 2012-2015 a oltre il 20% nel 2020. Particolarmente rilevante è il **balzo** dell’online nel **2020**, in concomitanza con il lockdown della rete fisica: la crescita è stata del 45% (la spesa è passata dai 1,8 miliardi di euro del 2019 ai 2,6 del 2020), mentre per il 2021 si stima un aumento del 66% sul 2020, con una spesa vicina ai 4,5 miliardi (4.439 milioni di euro).

 

**CONTRASTO ALL’ILLEGALITÀ E NORME LOCALI** – Lo studio si sofferma infine anche sulla differenza tra **gioco legale** – che risponde a regole precise, assicura determinate percentuali di vincite ed è una risorsa preziosa per l’erario – e quello **illegale**, che sfugge a qualsiasi forma di tassazione e non ha regole che tutelino i giocatori. Sulla quantificazione di quest’ultimo non vi sono dati puntuali; tuttavia, nel 2020 il direttore dell’Agenzia Dogane e Monopoli, Marcello Minenna, ha stimato la dimensione del fenomeno in «una quantità finanziaria analoga a quella che viene introiettata dallo Stato nella gestione delle concessioni, quindi tra gli 8 e gli 11 miliardi di euro». Altro nodo per il settore è quello legato alle **leggi regionali** e delibere degli enti locali che negli ultimi anni hanno puntato a contenere il comparto del gioco lecito con disposizioni come il “distanziometro” e i limiti orari. Le diverse norme locali hanno disciplinato la materia con un diverso grado di severità, in alcuni casi con una fortissima riduzione delle attività sul territorio.

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Fonte: [CGIA e Centro Studi As.tro hanno presentato i risultati dello studio sul settore dei giochi](https://giornaledellepmi.it/cgia-e-centro-studi-as-tro-hanno-presentato-i-risultati-dello-studio-sul-settore-dei-giochi/), Il Giornale delle PMI.
