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title: "Barometro COFACE 3° trimestre 2022: «Raffreddamento dell’economia mondiale»"
url: https://giornaledellepmi.it/barometro-coface-3-trimestre-2022-raffreddamento-delleconomia-mondiale/
author: "Redazione"
published: 2022-10-18T07:08:14+02:00
modified: 2022-10-17T18:57:29+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# Barometro COFACE 3° trimestre 2022: «Raffreddamento dell’economia mondiale»

*Redazione · 18 Ottobre 2022 · Il Giornale delle PMI*

**Oltre alle ripercussioni della guerra in Ucraina, la stretta monetaria globale e i molteplici vincoli alla crescita cinese fanno presagire prospettive pessimiste. Nel breve periodo, l’economia sembra stabilirsi in un regime di «stagflazione», caratterizzata da crescita quasi zero e rapido aumento dei prezzi. La possibilità di una recessione globale diventa quindi sempre più reale.**

 

**In questo contesto, Coface ha rivisto complessivamente al ribasso le previsioni di crescita del PIL e le valutazioni rischio paese e settoriali.**

 

**Otto paesi tra cui Italia, Danimarca, Svizzera, Egitto e Cile assistono a una riclassificazione al ribasso della propria valutazione dopo 19 declassamenti nel 2° trimestre.**

 

**I 49 declassamenti delle valutazioni settoriali evidenziano il netto peggioramento delle condizioni per i settori sensibili al ciclo economico come le costruzioni, i metalli e il legno, in diverse aree geografie.**

 

### **L’inverno e la recessione incombono sull’Europa**

 

La maggior parte dei rischi menzionati nei nostri precedenti barometri si sono concretizzati: **crisi energetica in Europa, forte inflazione,** e **stretta monetaria aggressiva.** Questo ha portato Coface a rivedere significativamente al ribasso le **previsioni di crescita globali per il 2023, con un’aspettativa inferiore al 2%** come nel 2001, 2008, 2009 e 2020.

 

Inoltre, mentre le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso un po’ in tutte le regioni del mondo, **l’Europa è quella con le prospettive più cupe,** con una recessione che sembra ormai inevitabile per quest’inverno in tutte le principali economie. In effetti, la crisi energetica si è intensificata e **il vecchio continente si prepara a una “sobrietà imposta”.** Sia nel caso in cui prenda la forma di una riduzione «volontaria» (sospensione delle attività non redditizie dovuta al costo dell’energia) o di un razionamento decretato dai governi, **la riduzione dei consumi di energia si tradurrà necessariamente con una minor produzione e un calo del PIL.** L’entità del fenomeno dipenderà in gran parte dalla rigidità dell’inverno e la Germania, principale potenza industriale del continente, sarà in prima linea.

 

Per questo trimestre, **la maggior parte dei declassamenti delle valutazioni rischio paese interessa le economie europee.** Coface ha stabilito 6 ulteriori declassamenti per tre paesi in cui il rischio era ancora considerato molto basso: Danimarca, Svizzera e Lussemburgo. Solo la Norvegia, paese produttore di gas, beneficia della miglior valutazione di rischio.

 

Di fronte alla prospettiva del prezzo dell’energia costantemente elevato a livello mondiale, **circa la metà dei 49 declassamenti delle valutazioni settoriali interessa le industrie energivore** come la chimica, la carta e i metalli. Contrariamente al trimestre precedente, in cui la maggior parte delle riclassificazioni in negativo interessavano il continente europeo, **questo trimestre Coface ha declassato questi settori anche nella maggior parte delle economie asiatiche** e in Sudafrica.

 

### **Le banche centrali intensificano la lotta all’inflazione persistente**

 

Questi ultimi mesi hanno confermato **la concretizzazione di un’inflazione costantemente elevata e sempre più generalizzata** nelle economie avanzate ed emergenti.

 

In questo contesto, **la politica delle principali banche centrali resta decisamente aggressiva, la maggior parte infatti è tornata a livelli di tassi di interessi di riferimento mai visti** nell’ultimo decennio. Ad esempio, quest’estate la Fed ha alzato per 3 volte consecutive il tasso di riferimento di 75 punti base. Tale aggressività ha portato a strette monetarie diffuse in altri paesi – soprattutto emergenti – allo scopo di frenare il deprezzamento delle proprie valute rispetto al dollaro.

 

Un tale inasprimento delle condizioni monetarie e finanziarie, se prolungato al ritmo attuale, comporterebbe inevitabilmente **dei rischi per la crescita e la stabilità finanziaria su scala globale.**

 

**Tre banche centrali emergenti perseguono politiche monetarie contro corrente: Russia, Turchia e Cina.** Le autorità monetarie cinesi hanno ridotto alcuni tassi di interesse di riferimento con l’obiettivo di sostenere l’attività, in risposta al forte rallentamento dell’economia. Quest’ultima continua a risentire della strategia «zero-COVID», della grave siccità registrata quest’estate e della crisi del settore immobiliare. In particolare, le problematiche del settore immobiliare, che si stima rappresenti il 30% del PIL, contribuiranno a una crescita del Paese ben al di sotto degli standard degli ultimi dieci anni nel 2022 (3,2%) e nel 2023 (4,0%), facendo registrare un netto rallentamento a livello mondiale.

 

**L’inasprimento monetario diffuso offusca inevitabilmente le prospettive per il settore delle costruzioni a livello globale.** In questi ultimi mesi, i prezzi dei metalli industriali e del legname si sono ridotti, con un calo rispettivamente del 20% e del 60% da inizio anno, portando Coface a declassare questi settori nella maggior parte delle aree geografiche.

 

### **Attenzione! Obiettivi contrastanti tra politiche fiscali e monetarie**

 

Mentre le banche centrali sono determinate nel contrastare l’inflazione “a qualunque costo”, molte si trovano ad affrontare un conflitto di obiettivi con la politica fiscale del proprio paese/regione. I governi nazionali, che lottano contro la contrazione dell’attività, hanno moltiplicato le misure a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie e della liquidità delle imprese. Il risultato è **un cocktail potenzialmente esplosivo per le finanze pubbliche: aumento del deficit pubblico e impennata dei costi di finanziamento.**

 

*“L’attuale Barometro conferma il quadro economico e sociale che Coface aveva iniziato a tracciare già nei giorni successivi all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, quando era stato avvertito il potenziale aumento dei rischi sociali associati all’incremento dei prezzi dei beni di prima necessità e dell’energia. Da allora, le pressioni inflazionistiche si sono intensificate e il malcontento popolare per l’aumento del costo della vita ha iniziato a manifestarsi in tutto il mondo” –* commenta **Ernesto de Martinis, Ceo di Coface in Italia e Head of Strategy Regione Mediterraneo & Africa.** “*La pandemia Covid-19 ha inoltre intensificato il rischio politico. Con l’obiettivo di valutarlo, Coface già dal 2017 ha lanciato un indice che, oggi, riporta come il punteggio medio a livello globale sia complessivamente diminuito: se, da un lato, 140 Paesi quest’anno hanno visto migliorare i loro punteggi, l’indicatore è peggiorato per 145 dei 160 Paesi analizzati lo scorso anno. L’indicatore riporta anche un rischio di disordini sociali addirittura più elevato rispetto al pre-pandemia, delineando in questo modo prospettive di certo non rassicuranti”.*

 

Photo by [D koi](https://unsplash.com/@dkoi?utm_source=unsplash&utm_medium=referral&utm_content=creditCopyText) on [Unsplash](https://unsplash.com/s/photos/economy-down?utm_source=unsplash&utm_medium=referral&utm_content=creditCopyText)

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Fonte: [Barometro COFACE 3° trimestre 2022: «Raffreddamento dell’economia mondiale»](https://giornaledellepmi.it/barometro-coface-3-trimestre-2022-raffreddamento-delleconomia-mondiale/), Il Giornale delle PMI.
