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title: "Analfabetismo relazionale: perché si dichiarano soft skills che non si sanno mettere in pratica"
url: https://giornaledellepmi.it/analfabetismo-relazionale-perche-si-dichiarano-soft-skills-che-non-si-sanno-mettere-in-pratica/
author: "Redazione"
published: 2025-12-10T06:35:06+01:00
modified: 2025-12-09T17:34:20+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
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# Analfabetismo relazionale: perché si dichiarano soft skills che non si sanno mettere in pratica

*Redazione · 10 Dicembre 2025 · Il Giornale delle PMI*

> 6 professionisti su 10 attestano competenze chiave come empatia, ascolto e gestione dello stress, ma solo sulla carta: cresce il fenomeno che mette alla prova relazioni, clima interno e motivazione nelle aziende.

C’è un nuovo analfabetismo che attraversa il mercato del lavoro: quello **relazionale**. È un fenomeno silenzioso e trasversale che riguarda tutti, dal neoassunto al top manager. Molti professionisti dichiarano di possedere soft skills come **empatia, comunicazione efficace o gestione dello stress**, ma faticano a tradurle in comportamenti concreti nella vita lavorativa. Una discrepanza che si riflette in conflitti non gestiti, team frammentati e calo della motivazione.

 

Secondo una stima rilevata da [PA360 Training on skills](https://www.thebestskills.com/), a mancare non sono tanto le soft skills “sulla carta”, quanto la capacità di esercitarle nel quotidiano. Il problema non risparmia nessuno: molti manager **non sono mai stati formati per gestire relazioni e persone** e riproducono inconsapevolmente modelli di leadership rigidi, datati e poco sani. Il risultato è una catena che amplifica il disagio: dipendenti che si sentono inascoltati e leader incapaci di leggere il clima emotivo dei propri team.

 

È da questo squilibrio che nasce quello che viene definito **“Effetto LinkedIn”**: la distanza tra le soft skills dichiarate nei curriculum e la realtà dei comportamenti quotidiani. Un effetto che si alimenta di buone intenzioni e di poca consapevolezza, in cui la **comunicazione** è sostituita dalla forma e la **relazione** diventa solo una parola chiave.

 

## **Uno sguardo internazionale**

 

A livello globale uno [studio](https://www.gallup.com/workplace/321725/gallup-q12-meta-analysis-report.aspx#ite-321731) su leadership e produttività conferma il legame diretto tra **competenze relazionali e risultati aziendali**. Le imprese che investono in comunicazione interna e intelligenza emotiva **migliorano la performance fino al 20%** e riducono sensibilmente il turnover. La mancanza di queste abilità, al contrario, è oggi una delle prime cause di fallimento manageriale e di perdita di engagement nei team.

 

In un mondo dove la collaborazione è un requisito strategico, l’analfabetismo relazionale è diventato un rischio concreto per la competitività.

 

## **Il quadro italiano**

 

Nel [tessuto produttivo italiano](https://www.istat.it/storage/ASI/2024/capitoli/C14.pdf), composto per oltre il 90% da micro e piccole imprese, la qualità delle relazioni pesa più delle procedure. [I dati](https://excelsior.unioncamere.net/sites/default/files/pubblicazioni/2023/excelsior_2023_laureati.pdf) mostrano che **solo il 25% delle aziende** prevede percorsi di sviluppo per le competenze socio-emotive e meno di **un terzo dei manager** [misura il clima interno](https://docs.iza.org/dp14146.pd) in modo sistematico, numeri confermati anche da PA360.

 

Molte organizzazioni, pur riconoscendo l’importanza della **comunicazione** e del **benessere**, non dispongono di strumenti per svilupparli. Quando il capo non ascolta o non dà feedback, il team si irrigidisce. E se il dipendente non trova un ambiente relazionale sano si disconnette o se ne va.

 

## **La Generazione Z e il potere della trasparenza**

 

Per la Generazione Z la coerenza tra immagine e realtà è imprescindibile. Secondo quanto emerge da un recente [sondaggio](https://www.deloitte.com/content/dam/assets-shared/docs/campaigns/2025/2025-genz-millennial-survey.pdf), **la qualità delle relazioni con il proprio manager e la cultura aziendale** sono oggi tra i criteri decisivi che spingono i giovani a restare o cambiare lavoro. Rispetto al passato oggi **questa percezione è pubblica**: piattaforme, community e social network rendono immediatamente visibile se un ambiente è tossico o inclusivo. Un manager che comunica male non perde solo persone, ma **credibilità esterna**.  
 Ecco perché la **leadership** del futuro non può prescindere dalla competenza relazionale: chi guida deve saper ascoltare, leggere le emozioni e dare esempio di equilibrio.

 

## **Come invertire l’Effetto LinkedIn**

 

“*Non mancano solo le competenze, ma anche strumenti e momenti per allenarle*,” spiega **Michele Petrone, Founder & CEO di PA360 Training on skills.** “*Serve una nuova cultura della relazione: insegnare a parlare, ascoltare e dare feedback con la stessa attenzione con cui si insegna a usare un software.*”

 

Per fare davvero la differenza come manager, può essere utile **rompere la routine dei feedback**: invece della classica riunione mensile, provate a privilegiare conversazioni brevi e spontanee. Sono momenti più immediati e spesso più efficaci, perché permettono di cogliere le cose sul nascere.

 

Un altro accorgimento importante è praticare l’**ascolto vero**. Durante le call, spegnete il multitasking e guardate davvero chi parla: il semplice gesto di prestare attenzione cambia completamente la qualità della comunicazione.

 

**Riconoscere i meriti in pubblico e correggere in privato** è un altro principio che fa la differenza. Un elogio sincero davanti agli altri vale più di qualsiasi valutazione scritta, mentre una correzione privata evita imbarazzi e mantiene la fiducia.

 

Mostrare **vulnerabilità** non è un segno di debolezza, anzi: ammettere un errore o raccontare una difficoltà crea un senso di fiducia e umanità nel gruppo.

 

Infine, è fondamentale creare **spazi di decompressione**. Momenti informali, anche digitali, permettono di condividere idee, dubbi o piccoli disagi senza la pressione delle gerarchie, favorendo la creatività e la coesione del team.

 

## **Ripartire dalla formazione e dalla certificazione delle competenze**

 

La formazione rappresenta oggi la via più concreta per ridurre la distanza tra competenze dichiarate e comportamenti reali. Parlare di soft skills non basta: serve creare percorsi che aiutino le persone a metterle in pratica, a partire dai gesti quotidiani.

 

In questa direzione opera **PA360 Training on skills®**, HR digital academy con focus **sulle competenze trasversali**.

 

Attraverso oltre 250 corsi asincroni e strumenti di apprendimento online PA360 supporta aziende, enti pubblici, università e istituzioni scolastiche nello sviluppo di abilità cognitive, relazionali ed emotive. La certificazione delle competenze dei moduli formativi, strutturati in 6 aree, 28 competenze trasversali, 3 livelli di apprendimento e disponibili in 8 lingue, viene attestata da open e competence badge con tecnologia blockchain, e la reportistica avanzata consente di monitorare i progressi nel tempo.

 

L’obiettivo è rendere la **formazione** parte integrante della cultura organizzativa, promuovendo ambienti di lavoro più consapevoli e collaborativi.

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Fonte: [Analfabetismo relazionale: perché si dichiarano soft skills che non si sanno mettere in pratica](https://giornaledellepmi.it/analfabetismo-relazionale-perche-si-dichiarano-soft-skills-che-non-si-sanno-mettere-in-pratica/), Il Giornale delle PMI.
