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title: "AI Act e imprese italiane in ritardo: meno del 20% ha avviato la formazione sull’intelligenza artificiale"
url: https://giornaledellepmi.it/ai-act-e-imprese-italiane-in-ritardo-meno-del-20-ha-avviato-la-formazione-sullintelligenza-artificiale/
author: "Redazione"
published: 2026-07-10T06:55:14+02:00
modified: 2026-07-09T20:50:31+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["FORMAZIONE"]
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# AI Act e imprese italiane in ritardo: meno del 20% ha avviato la formazione sull’intelligenza artificiale

*Redazione · 10 Luglio 2026 · Il Giornale delle PMI*

> L'obbligo di formare il personale è già operativo dal febbraio 2025, e con il 2 agosto si avvicina la fase dei controlli. Per ogni azienda ancora indietro il rischio è reale: AIDAPT indica cinque passi concreti da cui partire.

Il 2 agosto entra in vigore gran parte dei regolamenti dell’**AI Act**, prima legge al mondo dedicata all’IA, voluta dall’Unione Europea. Tra i suoi obiettivi c’è quello di garantire un livello adeguato di **alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale** ai dipendenti di qualunque azienda che la utilizzi, un obbligo, quello di formazione, già in vigore dal 2 febbraio 2025. Tramite la formazione, il personale deve essere in grado di riconoscere i dati sensibili da non inserire nei sistemi di AI, di verificare le risposte ottenute, specialmente quando trattano temi rilevanti, e di non delegare completamente le decisioni aziendali. L’obiettivo è arginare il fenomeno dello ***“shadow AI”*** che, secondo i [dati](https://www.soldo.com/wp-content/uploads/2026/06/produttivita-aziendale-2026-survey-report-Soldo.pdf?mkt_tok=MjY4LUNMVy00MzgAAAGijsYpmsjwlGkMUAaHDi1YuOykp1-igS8XzO34DCAPvj4psjkqBgloJEjI97b0_wKshcWrzyqcWdY6wpdH056YzKHldPI7qlfAPwjnxgvYhy37xw), tocca il **27% dei dipendenti**: lavoratori che hanno **adottato strumenti AI senza approvazione aziendale,** esponendo l’impresa a fughe di dati.

 

Secondo l’analisi di [**AIDAPT**](https://www.aidaptsrl.com/), startup italiana specializzata nell’Agentic AI, il **65% delle imprese non ha ancora fornito alcuna direttiva ai propri dipendenti sull’uso dell’AI e meno del 20% ha avviato un percorso di alfabetizzazione su queste tecnologie**. Il risultato è che una buona fetta delle aziende italiane non è ancora conforme ai requisiti dell’AI Act. Il regolamento prevede **sanzioni fino a 35 milioni di euro** o al 7% del fatturato mondiale annuo per le violazioni più gravi, con importi proporzionalmente ridotti per PMI e startup; per gli altri inadempimenti le soglie sono inferiori. Il vero rischio quotidiano, però, non è tanto la multa quanto la diffusione di dati riservati e le conseguenze legali che ne derivano.

 

*“Metters**i in regola con l’AI Act protegge l’azienda dalle multe e i clienti dalle fughe di dati. Ma c’è di più: la stessa formazione che rende conformi dà alle persone gli strumenti per usare l’AI con consapevolezza: sapere cosa inserire e cosa no, quando fidarsi* *e quando verificare. Si lavora meglio e con più sicurezza, e gli errori più comuni si evitano. È un obbligo che, affrontato bene, diventa un vantaggio per tutti. E partire non richiede mesi: per questo abbiamo deciso di fornire alcune linee guida concrete”*, commenta **Lorenzo Scoppolini** **Massini****, co-founder di AIDAPT**.

 

## **Cinque** **primi passi verso la conformità**

 

Se la formazione riguarda chi usa l’AI ogni giorno, mettere l’azienda in regola spetta a chi decide: titolari, responsabili, chi gestisce strumenti e dati. AIDAPT ha individuato cinque passaggi concreti da cui partire:

 

1. **Mappare gli strumenti di AI già in uso****:** serve avere un inventario di tutto ciò che si utilizza davvero in azienda, inclusi i servizi adottati dai dipendenti senza autorizzazione, dai chatbot alle funzioni di AI integrate nei gestionali. È in questi sistemi che si concentra la parte maggiore del rischio. L’inventario va rivisto ogni volta che si adotta un nuovo strumento o ne viene cambiata la finalità.
2. **Sostituire gli account personali con licenze aziendali****:** meglio utilizzare strumenti tramite un account autorizzato dal datore di lavoro, con condizioni d’uso note e dati trattati in modo trasparente, per poter controllare anche dove finiscono le informazioni. Dare ai dipendenti accessi approvati è anche il modo più semplice per far emergere ciò che oggi viene usato di nascosto.
3. **Formare il personale****:** questo è l’adempimento più urgente, perché l’obbligo è già operativo. Bastano percorsi brevi e concreti, calibrati sui diversi ruoli e ripetuti nel tempo, purché documentati. In caso di controllo bisogna poter dimostrare di averli svolti, e nel lavoro quotidiano servono a evitare gli errori più comuni.
4. **Definire un regolamento interno sull’uso****:** poche regole chiare e messe per iscritto, vale a dire quali strumenti sono ammessi, quali dati non devono mai uscire dall’azienda e chi approva i nuovi casi d’uso. Un documento breve, conosciuto da tutti, vale più di una policy lunga che nessuno legge.
5. **Verificare dove finiscono i dati****:** per ogni strumento va chiarito se le informazioni restano nell’Unione Europea e se possono alimentare l’addestramento dei modelli. È il punto in cui l’AI Act si salda con il GDPR, e quello su cui una realtà rischia di più, soprattutto quando in gioco ci sono dati di clienti o dipendenti.

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Fonte: [AI Act e imprese italiane in ritardo: meno del 20% ha avviato la formazione sull’intelligenza artificiale](https://giornaledellepmi.it/ai-act-e-imprese-italiane-in-ritardo-meno-del-20-ha-avviato-la-formazione-sullintelligenza-artificiale/), Il Giornale delle PMI.
