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title: "Agricoltura italiana 2023: meno aziende, più laureati e stranieri. L’Istat fotografa un settore in profonda trasformazione"
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author: "Redazione"
published: 2026-07-28T06:45:08+02:00
modified: 2026-07-27T17:58:25+02:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
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# Agricoltura italiana 2023: meno aziende, più laureati e stranieri. L’Istat fotografa un settore in profonda trasformazione

*Redazione · 28 Luglio 2026 · Il Giornale delle PMI*

> Nel 2023, le aziende agricole attive sono costituite da 1.130.358 unità (nel 2020 1.133.023 unità), rispetto al 2010 -30,3%.

**L’agricoltura italiana cambia volto e si prepara al futuro, ma resta il problema del ricambio generazionale. È quanto emerge dai dati dell’Indagine sulla struttura delle aziende agricole (SPA) diffusi oggi dall’Istat, che dipingono il ritratto di un settore in profonda evoluzione tra digitalizzazione, specializzazione e internazionalizzazione della manodopera.**

 

Nel 2023, le aziende agricole attive nel nostro Paese sono risultate essere 1.130.358, un numero sostanzialmente stabile rispetto al 2020 ma che segna un crollo verticale del 30% se confrontato con i dati del 2010. Una contrazione che va di pari passo con la riduzione della Superficie Agricola Utilizzata (SAU), scesa a 12,3 milioni di ettari, e con una leggera flessione della dimensione media aziendale, attestatasi a 10,9 ettari.

 

**La fine del “proprietario terriero” e la rivincita dei seminativi**  
 Il profilo del conduttore agricolo italiano sta vivendo una metamorfosi epocale. Per la prima volta, scende sotto la soglia del 50% (48,8%) la quota di aziende che lavorano terreni esclusivamente di proprietà, una percentuale che nel 2010 sfiorava il 73%. Un dato che testimonia il crescente ricorso all’affitto e ad altre forme di conduzione del suolo, segnale di una gestione più flessibile e orientata al mercato.

 

Parallelamente, cambia il volto delle colture. Tra il 2010 e il 2023, l’uso del suolo si è spostato deciso verso i seminativi, che oggi coprono il 57,1% della superficie (erano il 54,7%), a discapito di prati e pascoli. Le aziende puntano sulla diversificazione: è in aumento la percentuale di quelle che coltivano più di tre prodotti diversi, segno di una strategia volta a ridurre i rischi e intercettare nuove nicchie di mercato.

 

**Irrigazione e attività connesse: meno acqua, più servizi**  
 Nonostante la superficie irrigabile si sia ridotta a 3,5 milioni di ettari, la sua incidenza sul totale resta stabile. Preoccupa, invece, la flessione della quota di SAU effettivamente irrigata rispetto a quella potenzialmente irrigabile, scesa dal 64,5% al 61,3%. Un dato che potrebbe essere letto come un adattamento alle sempre più frequenti crisi idriche o come un ritardo negli investimenti infrastrutturali.

 

Sul fronte dei ricavi, l’agricoltura italiana si dimostra sempre più imprenditoriale. L’81,5% delle aziende dichiara di avere entrate dalla vendita dei prodotti o da sussidi, ma a crescere è soprattutto il comparto dei servizi. L’agriturismo si conferma la “mucca viola” delle attività connesse, indicato come la più remunerativa dal 35,6% delle aziende, seguito dal contoterzismo.

 

**La rivoluzione silenziosa: meno familiari, più laureati e tecnologia**  
 Il dato forse più eclatante riguarda la forza lavoro. Se il numero totale di occupati scende a 2,5 milioni (-35,6% rispetto al 2010), la composizione di questa forza lavoro è radicalmente cambiata. I lavoratori familiari sono crollati del 75%, mentre quelli non familiari sono cresciuti del 10,8%. Un segnale chiaro di professionalizzazione, confermato dall’impennata di lavoratori stranieri, che rappresentano ormai il 14,5% del totale e superano il 24% al Nord-Est.

 

A guidare questa nuova agricoltura sono imprenditori sempre più scolarizzati. La quota di capi azienda con diploma quinquennale o laurea è schizzata al 36,4%, quasi il doppio rispetto al 2010. Cresce, seppur lentamente, anche la digitalizzazione: le aziende agricole informatizzate sono passate dal 3,8% al 18,5% in tredici anni. Un balzo notevole, ma che nasconde ancora un forte divario Nord-Sud, con il Mezzogiorno fermo al 6,7%.

 

**Il nodo irrisolto dei giovani**  
 Nonostante la maggiore istruzione, l’Italia agricola resta un Paese anziano. I giovani sotto i 40 anni alla guida di un’azienda agricola sono appena il 7,9%, in leggero calo rispetto al 2010. Un dato che lancia un segnale d’allarme: il ricambio generazionale rimane la principale sfida per il futuro del settore, nonostante la crescente attrattività verso figure professionali qualificate e l’innovazione tecnologica.

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Fonte: [Agricoltura italiana 2023: meno aziende, più laureati e stranieri. L’Istat fotografa un settore in profonda trasformazione](https://giornaledellepmi.it/agricoltura-italiana-2023-meno-aziende-piu-laureati-e-stranieri-listat-fotografa-un-settore-in-profonda-trasformazione/), Il Giornale delle PMI.
