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title: "Affrontare il deficit di competenze nella cybersecurity: una guida per le PMI"
url: https://giornaledellepmi.it/affrontare-il-deficit-di-competenze-nella-cybersecurity-una-guida-per-le-pmi/
author: "Sabrina Curti"
published: 2026-01-05T06:45:16+01:00
modified: 2026-01-04T09:03:31+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["TECNOLOGIA"]
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# Affrontare il deficit di competenze nella cybersecurity: una guida per le PMI

*Sabrina Curti · 5 Gennaio 2026 · Il Giornale delle PMI*

La carenza di talenti nella cybersecurity continua a rappresentare una minaccia concreta per la resilienza delle imprese. Si stima che a livello globale manchino tra i 2,8 e i 4,8 milioni di professionisti qualificati, e le piccole e medie imprese (PMI) ne risentono in modo particolare. Con budget contenuti, team già sotto pressione e competenze interne limitate, molte PMI faticano a implementare anche le misure di sicurezza più basilari.

 

Il report [Global Cybersecurity Outlook 2025](https://reports.weforum.org/docs/WEF_Global_Cybersecurity_Outlook_2025.pdf) evidenzia che il 39% delle organizzazioni considera la carenza di competenze una barriera significativa alla resilienza, e solo il 14% ritiene di avere le figure professionali adeguate. Questi gap incidono non solo sulle attività quotidiane di sicurezza, ma anche sulla capacità di rispettare normative e standard come GDPR, HIPAA, PCI DSS e ISO 27001, che prevedono ruoli, processi e controlli tecnici ben definiti.

 

## **Impatto sulla compliance**

 

La mancanza di personale adeguatamente formato rallenta procedure essenziali come il rilevamento e la risposta agli incidenti, limita le attività forensi e complica gli obblighi di comunicazione. Secondo [l’IBM Cost of a Data Breach Report 2024](https://www.ibm.com/think/insights/cybersecurity-skills-gap-contributed-increase-average-breach-costs), le organizzazioni con carenze di organico hanno sostenuto in media 1,76 milioni di dollari in più in costi legati alle violazioni, soprattutto a causa dei tempi di permanenza più lunghi e di processi di mitigazione meno efficienti.

 

Per le PMI questo livello di esposizione non rappresenta soltanto un rischio economico, ma anche un ostacolo al mantenimento della fiducia e alla conformità normativa. Con standard sempre più rigorosi e orientati alla sicurezza, la mancanza delle competenze necessarie comporta il rischio di non riuscire a tenere il passo.

 

## **Strategie per le PMI**

 

Anziché provare a replicare strutture tipiche delle grandi aziende, le PMI dovrebbero adottare strategie mirate e sostenibili, in linea con il proprio profilo di rischio e le risorse disponibili.

 

### ***Puntare sui fondamentali***

 

Non servono budget elevati per ottenere miglioramenti significativi. La formazione sulla sicurezza – in particolare su phishing e social engineering – resta una delle modalità più efficaci per ridurre l’errore umano. Audit e valutazioni di rischio periodiche sono essenziali per identificare e dare priorità alle vulnerabilità prima che diventino punti di ingresso per gli attaccanti. Controlli di base come la cifratura dei dati, backup sicuri e policy efficaci per le password costituiscono la struttura portante della cyber hygiene moderna e possono essere implementati con costi contenuti. Queste azioni contribuiscono a migliorare la postura di sicurezza e consentono di soddisfare alcuni dei requisiti più rilevanti in materia di integrità dei dati, controllo degli accessi e continuità operativa.

 

### ***Affidarsi a servizi esterni***

 

Una misura immediata consiste nell’attivare servizi di sicurezza gestiti. Le soluzioni di [managed detection and response](https://www.eset.com/it/aziende/servizi/managed-detection-and-response/) (MDR) e i managed security service provider (MSSP) garantiscono monitoraggio continuo, threat intelligence e competenze di incident response senza la complessità e i costi necessari a costruire un team interno.

 

Gli MSSP si occupano soprattutto di attività fondamentali come gestione dei firewall, manutenzione della protezione degli endpoint e applicazione delle patch. L’MDR è invece orientato al rilevamento avanzato delle minacce, all’indagine in tempo reale e alla risposta automatizzata. La differenza principale riguarda quindi profondità, ambito e livello di specializzazione, e la scelta dipende dalle priorità dell’azienda. Entrambe le opzioni rappresentano un valido supporto per ottenere un livello superiore di resilienza.

 

### ***Scegliere strumenti mirati per le PMI***

 

Le piattaforme enterprise possono risultare complesse da adottare. [Le soluzioni pensate per le PMI](https://www.eset.com/it/aziende/small-and-medium/) offrono policy preconfigurate, patching automatico, [autenticazione multifattore](https://www.eset.com/it/aziende/multi-factor-authentication/) (MFA) e dashboard intuitive. Consentono di migliorare la postura di sicurezza senza aumentare il carico operativo interno. È utile privilegiare strumenti che integrano filtraggio email, monitoraggio della rete ed endpoint protection in un’unica console, spesso con template già allineati ai principali framework di compliance.

 

### ***Promuovere un’architettura zero trust***

 

Il modello zero trust non è più appannaggio esclusivo delle grandi aziende. Nonostante possa sembrare complesso, si basa su principi accessibili come MFA, accesso con privilegi minimi e segmentazione della rete. Limitando l’accesso allo stretto necessario e separando i sistemi sensibili, le PMI riducono in modo significativo il rischio di movimento laterale in caso di violazione. Queste misure contribuiscono a elevare il livello di resilienza e si integrano bene con gli standard che richiedono controlli granulari degli accessi e minimizzazione dei dati.

 

### ***Integrare soluzioni AI******–******driven***

 

Le soluzioni di sicurezza AI-driven stanno diventando sempre più accessibili anche per le realtà più piccole. Le piattaforme moderne offrono rilevamento delle anomalie in tempo reale, risposte automatizzate e analisi comportamentali, funzionalità che in passato richiedevano team ampi e altamente specializzati. Secondo l’IBM Cost of a Data Breach Report, l’adozione di AI e automazione consente una riduzione media dei costi di violazione pari a [2,2 milioni](https://www.ibm.com/reports/data-breach) di dollari. Questi strumenti ampliano la copertura di sicurezza e semplificano la compliance grazie a log dettagliati, policy coerenti e rilevamento rapido degli incidenti.

 

## **I benefici per la compliance**

 

Colmare il deficit di competenze non è soltanto una necessità tecnica, ma anche un acceleratore per la compliance. Grazie all’adozione di servizi esterni, strumenti mirati e attività di formazione, le PMI possono predisporre le basi per soddisfare requisiti normativi sempre più articolati.

 

Tempi di rilevamento e risposta più rapidi sono particolarmente importanti per standard come GDPR e HIPAA, che prevedono la notifica delle violazioni entro termini stringenti ([72 ore per il GDPR](about:blank#d1e3434-1-1)). Log mantenuti correttamente e controlli granulari degli accessi aiutano invece a soddisfare PCI DSS e ISO 27001, diventando un elemento distintivo anche per la cyber insurance, che richiede prove tangibili di monitoraggio efficace e gestione degli incidenti. Anche i rischi legati ai fornitori possono essere gestiti in modo più efficace con il supporto di MSSP o MDR, mentre la formazione del personale contribuisce a soddisfare gli obblighi relativi alla consapevolezza degli utenti.

 

Per le PMI, il percorso passa da una combinazione equilibrata di strumenti agili, partner affidabili e maggiore consapevolezza interna. Un approccio pragmatico che consente di affrontare la carenza di competenze e costruire una base solida, sicura e conforme per il futuro, orientata a un principio di *prevention**-first*.

 

Per maggiori informazioni consultare www.eset.com/it/

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Fonte: [Affrontare il deficit di competenze nella cybersecurity: una guida per le PMI](https://giornaledellepmi.it/affrontare-il-deficit-di-competenze-nella-cybersecurity-una-guida-per-le-pmi/), Il Giornale delle PMI.
