---
title: "Adapt: i numeri Istat sullo smart working confermano un fenomeno non strutturale e ancora distante dalla media UE"
url: https://giornaledellepmi.it/adapt-i-numeri-istat-sullo-smart-working-confermano-un-fenomeno-non-strutturale-e-ancora-distante-dalla-media-ue/
author: "Redazione"
published: 2026-03-04T06:45:30+01:00
modified: 2026-03-03T15:10:43+01:00
publisher: "Il Giornale delle PMI"
language: it
sections: ["LAVORO"]
---

# Adapt: i numeri Istat sullo smart working confermano un fenomeno non strutturale e ancora distante dalla media UE

*Redazione · 4 Marzo 2026 · Il Giornale delle PMI*

I **dati Istat sul lavoro da remoto** pubblicati recentemente descrivono un fenomeno che, pur triplicato rispetto al periodo pre-pandemia, non si è consolidato come elemento strutturale nell’organizzazione del lavoro in Italia.

 

Secondo le stime basate sui dati del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni 2023, nel nostro Paese **circa 3,4 milioni di occupati (13,8%) hanno lavorato da casa almeno un giorno nelle quattro settimane precedenti la rilevazione**. Di questi, 1,436 milioni (5,9%) lo hanno fatto nel corso di almeno metà dei giorni lavorativi, mentre 1,933 milioni (7,9%) in misura più limitata.

 

Questi livelli rappresentano un deciso aumento rispetto alla situazione pre-Covid (4,8% nel 2019), ma restano inferiori alla media europea. **Secondo dati Eurostat sul 2023, la quota di occupati che ha lavorato abitualmente da casa nell’Unione era circa 9,1%, con Paesi come Finlandia (22,2%), Irlanda (21,8%) e Svezia (15,3%) ampiamente al di sopra dei livelli italiani**.

 

**Dal punto di vista territoriale, emergono marcate differenze all’interno dell’Italia**. Le città metropolitane e le regioni del Centro-Nord mostrano una diffusione più elevata del lavoro agile: a Milano la quota di smart worker raggiunge il 38,3%, a Roma il 29,4%, mentre nel Mezzogiorno la quota resta sotto il 10% in molte realtà.

 

Inoltre, **il report evidenzia una correlazione tra livello di istruzione e possibilità di lavorare da remoto**: tra i laureati circa il 29% ha sperimentato forme di lavoro a distanza, mentre i settori con maggiore diffusione rimangono quelli ad alto contenuto tecnologico come servizi di informazione e comunicazione (60,2%) e attività finanziarie e assicurative (43,7%).

 

“*Questi numeri mostrano che, sebbene lo smart working abbia conosciuto una forte espansione durante l’emergenza Covid, non si è radicato come elemento stabile nel mercato del lavoro italiano*”, commenta **Francesco Seghezzi, Presidente di ADAPT**. “*Il confronto con l’Europa evidenzia margini significativi di crescita, ma anche la necessità di affrontare disparità territoriali, professionali e soprattutto organizzative*”.

 

Secondo **Seghezzi**, “*una lettura dei dati che si concentri solo sulle preferenze individuali o generazionali rischia di perdere di vista il nodo centrale: ossia il fatto che l’Italia, dopo l’esperimento forzato della pandemia, non sembra aver trasformato quell’esperienza in un vantaggio competitivo stabile.* *Tra le cause principali troviamo il fatto che le imprese non hanno pienamente adottato le modifiche organizzative a questa nuova modalità di lavoro, rimanendo spesso ancorate a logiche di controllo che non riescono a conciliarsi con lo smart working. Allo stesso tempo si sono accorte (e con loro anche molti lavoratori) che la dimensione della presenza può essere importante e stimolante.”*

 

I risultati indicano inoltre come lo smart working, pur restando legato a professioni qualificate e contesti urbani avanzati, possa rappresentare un’opportunità per conciliare lavoro e vita, ma richiede politiche integrate di organizzazione del lavoro, formazione e infrastrutturazione digitale.

---

Fonte: [Adapt: i numeri Istat sullo smart working confermano un fenomeno non strutturale e ancora distante dalla media UE](https://giornaledellepmi.it/adapt-i-numeri-istat-sullo-smart-working-confermano-un-fenomeno-non-strutturale-e-ancora-distante-dalla-media-ue/), Il Giornale delle PMI.
