HCOB PMI® Flash: a marzo, l’economia dell’eurozona si avvicina alla stabilizzazione, e la pressione sui prezzi rallenta

 HCOB PMI® Flash: a marzo, l’economia dell’eurozona si avvicina alla stabilizzazione, e la pressione sui prezzi rallenta

L’attività economica dell’eurozona ha indicato valori quasi stabili, con i dati provvisori dell’indagine PMI® di marzo che hanno registrato solo un calo marginale della produzione di beni e servizi. La modesta ripresa del settore terziario ha preso vigore, ed è stata accompagnata da un declino più debole della produzione manifatturiera. Tuttavia, le attuali contrazioni riportate in Francia e Germania hanno controbilanciato la maggiore ripresa del resto dell’eurozona, segnalando un quadro economico non uniforme.

È incoraggiante notare il calo più lento degli ordini e il miglioramento della fiducia nei prossimi 12 mesi, quest’ultima salita al valore più alto in 13 mesi. Dopo i ritardi registrati sulla tratta del Mar Rosso all’inizio dell’anno, anche i tempi di consegna dei fornitori hanno continuato a migliorare, facilitando maggiormente la riduzione dei costi manifatturieri. L’inflazione dei prezzi di acquisto e di vendita sostenuti dal terziario è nel frattempo rimasta elevata rispetto alla media storica a causa della crescita delle spese salariali. Detto ciò, gli aumenti sono diminuiti e in parte hanno alleggerito la pressione sull’inflazione dei prezzi di vendita.

Produzione e domanda

L’Indice destagionalizzato HCOB PMI Flash della Produzione Composita dell’eurozona, calcolato in base a circa l’85% delle risposte finali dell’indagine e redatto da S&P Global, è salito a marzo a 49.9 da 49.2 di febbraio. Il declino di marzo, nonostante segnali il decimo mese consecutivo di calo della produzione, è solo marginale e quello di minore portata da giugno scorso, indicando una quasi stabilizzazione della produzione. Il flusso dei nuovi ordini ha segnalato la più lenta contrazione in dieci mesi ed il lavoro inevaso ha registrato il minor tasso di riduzione in nove mesi.

Le condizioni economiche hanno tuttavia riportato dati dissimili nei paesi dell’eurozona, sia a livello nazionale che di settore.

A marzo, la produzione manifatturiera dell’eurozona è diminuita per il dodicesimo mese consecutivo, e a un tasso solo leggermente più debole ma che ha prolungato di un altro mese il forte andamento di contrazione. Allo stesso modo, il calo dei nuovi ordini di beni è stato elevato rispetto alla media storica, considerando però che, dopo la moderazione registrata nei cinque mesi precedenti, ha indicato il valore minore in un anno.

Al contrario e dopo sei mesi di calo, l’attività economica terziaria di marzo è aumentata per il secondo mese consecutivo, segnando un tasso di espansione più forte rispetto al valore marginale di febbraio, e toccando il rialzo più forte da giugno dello scorso anno. Il tasso complessivo di crescita dei servizi è tuttavia rimasto notevolmente al di sotto di quello di marzo 2023, poiché nel corso di questo mese il rialzo dei nuovi ordini è stato solo leggero. L’incremento del flusso di nuovi ordini è stato comunque il primo dallo scorso giugno.

Osservando le tendenze nazionali, in Germania la produzione ha di nuovo segnato una forte diminuzione, con il nono mese consecutivo di calo, anche se a tasso ridotto visto che i servizi si sono avvicinati alla stabilizzazione e la forte tendenza al ribasso del manifatturiero è lievemente rallentata.

Anche in Francia la produzione ha registrato una forte contrazione, ad un tasso maggiore rispetto a febbraio ma registrando comunque il secondo valore più debole nella sequenza di declino iniziata a giugno scorso. Nonostante il tasso di declino dell’attività terziaria sia stato maggiore, è comunque rimasto più debole di quello cui abbiamo assistito ad inizio anno, mentre la produzione manifatturiera ha registrato il calo più lento in 14 mesi.

Il resto dell’eurozona ha registrato il terzo mese consecutivo di crescita complessiva, segnando il più alto tasso di espansione in 11 mesi. Il secondo mese di marginale aumento della produzione manifatturiera è stato accompagnato da un terziario che ha indicato il ritmo più veloce di crescita da maggio dello scorso anno.

Occupazione

Dopo due mesi di marginale calo a fine 2023, i livelli occupazionali di marzo hanno indicato un aumento e per il terzo mese consecutivo, anche se rallentato ad un valore molto modesto. Si è registrata una maggiore perdita di posti di lavoro nel manifatturiero e un contemporaneo rallentamento della creazione occupazionale nel terziario. La diminuzione degli organici del settore industriale è stata notevole ed ha indicato per la seconda volta il valore maggiore da agosto 2020. A livello nazionale, sia in Germania che in Francia sono state riportate nuove e leggere riduzioni di personale, mentre nel resto dell’eurozona si sono registrate nuove assunzioni soprattutto nel terziario, anche se a tasso ridotto viste in parte le carenze di manodopera.

Catena di fornitura

L’attuale sofferenza del settore manifatturiero è di nuovo risultata evidente dalla continua forte riduzione dell’acquisto di fattori produttivi da parte delle aziende, che a loro volta hanno indicato il calo più elevato di scorte da dicembre (ed il secondo maggiore da novembre 2012). Il risvolto positivo del minore livello di acquisto di fattori produttivi è stata la minore pressione sulla catena di approvvigionamento. Dopo il primo allungamento in un anno registrato a gennaio a causa delle interruzioni del traffico marittimo sul mar Rosso, i tempi di consegna di marzo si sono ridotti per il secondo mese consecutivo, indicando così un alleviamento dei disagi della catena logistica.

Prezzi

La pressione sui prezzi registrata durante l’indagine condotta a marzo è diminuita, restando però elevata rispetto alla media pre-pandemica.

A marzo, dopo l’accelerazione registrata nei due mesi precedenti, l’aumento medio dei prezzi di acquisto rilevato dai settori manifatturiero e terziario è diminuito segnando il più basso ritmo di inflazione complessiva dei costi in tre mesi. I tassi sono scesi in Germania, Francia e complessivamente nel resto della regione. I prezzi di acquisto del settore dei servizi hanno registrato il più debole aumento in otto mesi, mentre quelli manifatturieri hanno indicato il calo più debole in un anno. Se la continua contrazione dei costi manifatturieri ha avvicinato l’inflazione dei prezzi di acquisto ai livelli medi pre-pandemici, l’aumento dei prezzi del settore terziario, anche se a marzo è rallentato, è stato nettamente superiore alla tendenza pre-Covid. I maggiori costi affrontati dal terziario sono stati spesso collegati all’aumento dei salari.

Registrando a marzo la prima riduzione in cinque mesi e dopo aver toccato a febbraio un picco di rialzo in nove mesi, anche l’inflazione dei prezzi di vendita è diminuita. Sia in Francia che in Germania che nel resto complessivo dell’eurozona i tassi sono rallentati. Se i prezzi medi vendita del settore manifatturiero sono diminuiti per l’undicesimo mese consecutivo, quelli del terziario hanno continuato a salire a ritmo elevato rispetto alla media storica, anche se il tasso di rialzo ha perso parte del vigore segnando il valore più debole in quattro mesi.

Prospettive future

In merito alle aspettative future raccolte nell’indagine di marzo, le previsioni sui prossimi 12 mesi sono migliorate per il sesto mese consecutivo, segnalando il livello più elevato di ottimismo da febbraio dell’anno scorso. La fiducia ha toccato un picco di rialzo in 23 mesi nel settore terziario, evidenziando l’ulteriore ripresa rispetto ai minimi di settembre, mentre il manifatturiero è scivolato ancora più in basso, mantenendosi però maggiore rispetto ai livelli di fine 2023. Il maggiore ottimismo della Francia e della Germania è stato controbilanciato da una diminuzione nel resto dell’eurozona, considerando però che quest’ultima continua a segnare numeri relativamente più alti.

I recenti mesi hanno osservato un miglioramento dell’ottimismo delle aziende grazie soprattutto alle previsioni di tassi di interessi più bassi e di una moderazione del costo della vita. Detto questo, restano le preoccupazioni sulle tante incertezze economiche causate dalle attuali tensioni geopolitiche e da un persistente caro prezzi.

Commento

Commentando I dati PMI flash Dr. Cyrus de la Rubia, Chief Economist presso Hamburg Commercial Bank, ha dichiarato:

“Bisogna ricredersi sull’aspettativa di una ripresa del settore manifatturiero nel primo trimestre. Il PMI di marzo ha confermato la chiara debolezza di questo settore, rallentato dalla Germania, la maggiore economia dell’Eurozona. La produzione è diminuita ad un livello più o meno simile a quello dei primi due mesi dell’anno, e i nuovi ordini hanno continuato la loro costante tendenza al ribasso. Con le aziende che hanno espresso ottimismo sulle loro aspettative future, c’è tuttavia un barlume di speranza. L’indice della giacenza dei prodotti finiti è inoltre aumentato per il secondo mese consecutivo e sta raggiungendo il livello di non cambiamento. Il raggiungimento di questo traguardo significa che la riduzione delle scorte cesserà di agire da freno alla produzione. In questo clima ci si accontenta di poco e anche una modesta espansione mensile rappresenta una buona notizia. In tal senso, il fatto che il PMI dei servizi, che con 51.1, si è spostato ulteriormente in territorio di espansione, dovrebbe essere osservato come uno sviluppo positivo, specialmente se segna la seconda crescita consecutiva su base mensile. Allo stesso modo, la prima crescita in nove mesi dei nuovi ordini è degna di nota e calzante con il miglioramento delle aspettative future. La Banca Centrale Europea può trarre sollievo che la pressione sui prezzi nel terziario, settore questo solitamente esposto dal punto di vista salariale, non sia aumentata ulteriormente. L’espansione dei costi di acquisto e di vendita è invece in qualche modo calata. Ma la pressione sui prezzi è rimasta elevata e quindi le notizie che arrivano dagli indicatori PMI dei prezzi non sono sufficienti nel far cambiare il piano preciso della BCE di rimandare i tagli degli interessi a giugno piuttosto che ad aprile. Paragonando la Francia alla Germania, i dati PMI compositi mostrano simili livelli di debolezza, ma con due importanti differenze. La prima è che in Germania l’indice della produzione di marzo è migliorato mentre in Francia è peggiorato. La seconda è che la contrazione della Francia è più generale di quella della Germania, con entrambi i settori (manifatturiero e servizi) in calo. In Germania, d’altro canto è soltanto il settore industriale che sta mostrando una crescita negativa, mentre quello terziario è generalmente in stagnazione. Niente di tutto ciò è incoraggiante, e rispetto all’economia complessiva dell’eurozona, le due nazioni sono il fanalino di coda.”

Image by fabrikasimf on Freepik 

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